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Il 2019 dei partiti: la Lega dai banchi del governo a quelli dell’opposizione

Inauguriamo una serie di articoli atta a ripercorrere il 2019 dei partiti. Oggi parliamo della Lega di Matteo Salvini

Il 2018 della Lega di Matteo Salvini si era chiuso con due segnali che presagivano un 2019 potenzialmente molto complesso. Da una parte la finanziaria (detta “manovra del popolo”) aveva iniziato a mostrare i contrasti interni alla maggioranza gialloverde. Dall’altra, l’inarrestabile cavalcata nei sondaggi era andata placandosi da settembre, con il Carroccio che si era stabilizzato, secondo la nostra Supermedia, tra il 30 e il 31 per cento.

La sfida del 2019 appariva, dunque, duplice. Bisognava evitare l’implosione di un Governo che aveva fino ad allora varato, con difficoltà, i provvedimenti “bandiera” sui quali i partiti si erano accordati (con il famoso “Contratto“). L’obiettivo, tutt’altro che semplice, era individuare una politica comune di più ampio respiro, nonostante i molti temi di contrasto. Inoltre, il Carroccio si trovava di fronte al non facile compito di consolidare i consensi guadagnati in così pochi mesi. Per Matteo Salvini, il 2019 avrebbe potuto sancire tanto la definitiva consacrazione quanto l’inizio di una parabola discendente.

I primi mesi: dal caso Sea Watch alle regionali

La prima azione del leader della Lega nel nuovo anno è quella di continuare la guerra alle ONG del Mediterraneo. Il 3 gennaio ribadisce che l’Italia non permetterà lo sbarco della Sea Watch 3 e della Sea Eye, in attesa di un porto da fine dicembre. Il braccio di ferro è l’antipasto di quanto accadrà a luglio, e si sbloccherà grazie alla disponibilità di alcuni stati europei ad accogliere i migranti.

L’opinione pubblica e il mondo politico si dividono, ma la Lega esce vincitrice. Agli occhi di molti cittadini la linea dura di Salvini avrebbe rotto il muro che l’Europa aveva alzato contro l’Italia sul tema migranti. Il Carroccio torna a crescere. Il 22 febbraio raggiunge il record del 33,5%, anche sull’onda del trionfo del centrodestra nelle elezioni regionali in Sardegna e Abruzzo. Qui la Lega si afferma come primo partito, travolgendo non solo il centrosinistra ma anche quella Forza Italia che appare titubante sui nuovi equilibri del centrodestra.

Dai timori al trionfo: le Europee 2019

La strada per le elezioni Europee di maggio sembra dunque tutta in discesa. L’aumento dei consensi si rivela però essere, almeno per i sondaggi, momentaneo. A consolidare la posizione della Lega giunge la vittoria nelle elezioni in Basilicata di fine marzo, dove il partito è nuovamente il più votato. Nei due mesi successivi, però, registra una lenta ma costante diminuzione dei consensi. Alla vigilia delle elezioni la Supermedia vede la Lega tornare ai livelli di dicembre 2018, al 31,6%.

La controversa partecipazione di Matteo Salvini al Congresso per le famiglie di Verona e il voto sul caso Diciotti sono solo due delle cause. Più di tutti, però, a incidere è un Governo che appare sempre più debole e sull’orlo della crisi. A tenere banco è infatti la questione TAV, che spacca in due l’esecutivo. Da una parte il premier Conte e il M5S la ritengono un’opera inutile, dall’altra la Lega la considera invece prioritaria per il Paese. Nell’elettorato storico del Carroccio, rappresentato soprattutto dal Nord imprenditoriale, iniziano a serpeggiare i malumori. A Torino decine di migliaia di persone sono già scese in piazza a favore dell’alta velocità. La prospettiva che il Governo sia destinato a uno stallo per l’incapacità di trovare un compromesso si manifesta in tutta la sua gravità.

Gli ultimi sondaggi prima delle elezioni Europee di maggio descrivono quindi un trend in caduta libera. Per alcuni istituti il Carroccio sarebbe infatti addirittura sceso sotto il 30%, cosa che non accadeva dall’agosto dell’anno precedente.

Il 26 maggio, però, il feedback delle urne è opposto. Se il Movimento 5 Stelle crolla, la Lega viene premiata con il 34,3% dei voti. Il trionfo non è solo in Europa: alle elezioni amministrative il partito penetra con percentuali importanti anche al Sud, mentre alle regionali in Piemonte incassa il 37,1% dei consensi. Nella Regione, fino a quel momento governata da Chiamparino (PD), il Carroccio supera da solo l’intera coalizione di centrosinistra.

Il nuovo caso Sea Watch

Nonostante il capovolgersi dei rapporti di forza all’interno del Governo, Matteo Salvini non chiede alcun tipo di rimpasto. Al contrario, afferma che si andrà avanti fino a fine legislatura con questa impostazione. L’impressione, però, è che il rapporto tra gli alleati si sia ulteriormente deteriorato.

All’interno del M5S, infatti, vige la convinzione che il disastro europeo sia dovuto all’aver lasciato troppo spazio (e potere) all’alleato di Governo. I rapporti tra Di Maio e Salvini iniziano a cambiare, con il primo che moltiplica di settimana in settimana gli attacchi verso il secondo. Intanto, ogni CdM presenta maggiori difficoltà del precedente, tanto da obbligare il Presidente Conte a richiamare all’ordine i suoi due vice. A luglio, la Lega finisce al centro di un’inchiesta (giornalistica, ma poi anche giudiziaria) dopo la diffusione di un audio in cui si sente un collaboratore di Salvini, Gianluca Savoini, negoziare un appoggio alla causa russa in cambio di un finanziamento di molti milioni di euro in favore della Lega, presso l’hotel Metropol di Mosca.

Uno degli ultimi punti in cui si registra un certo grado di accordo nel Governo è quello della Sea Watch 3. Questa volta, dopo due settimane senza autorizzazione ad entrare in acque italiane, il capitano Carola Rackete decide di forzare il divieto e attraccare a Lampedusa, colpendo in fase di manovra un’imbarcazione della Guardia di Finanza. Nuovamente, nonostante le reazioni molto estreme delle varie forze politiche del Paese, l’opinione pubblica sembra premiare l’atteggiamento di Matteo Salvini: la Lega raggiunge la percentuale record del 37,7%.

La mozione TAV e la crisi

I rapporti nella maggioranza si fanno sempre più tesi. Prima la fiducia votata dal M5S a Ursula von der Leyen, quindi lo scontro finale sulla TAV. Il 24 luglio, il Presidente Conte annuncia un cambio di posizione rispetto alla linea ad alta velocità: non fare l’opera costerebbe più che portarla a compimento. Tra M5S e Lega è caos, ma la partita si dovrà risolvere in Parlamento. Il 7 agosto la Lega, insieme ai partiti di opposizione, vota una mozione a favore dell’opera, mentre il M5S presenta e sostiene una mozione per il suo stop. Due giorni dopo, forte anche del 36,8% dei sondaggi, Matteo Salvini incontra il premier Giuseppe Conte e annuncia ufficialmente la crisi di Governo.

Una crisi che però si risolve in modo profondamente diverso da quanto immaginato dal leader del Carroccio. Da una parte vi sono i prevedibili e durissimi attacchi del Movimento 5 Stelle e del Premier dimissionario, capaci di mettere in difficoltà, almeno sul piano mediatico, il leader della Lega; dall’altra il Presidente Mattarella non è intenzionato a sciogliere le Camere in agosto. Nel PD, il segretario Nicola Zingaretti (favorevole alle elezioni) viene preso in contropiede dall’apertura verso il Movimento 5  Stelle espresse, tra gli altri, da Matteo Renzi e Dario Franceschini. Nasce così, il 5 settembre, il Governo Conte II, sostenuto da M5S, PD e sinistra (LeU).

Le elezioni in Umbria

La Lega perde terreno nei sondaggi, passando dal 36,8% a 32,3%. La scommessa (persa) di Salvini riporta all’opposizione il partito, al cui interno iniziano a filtrare anche alcune voci di malcontento sull’operato del leader. Il Carroccio sembra in difficoltà, ma, ancora una volta, arrivano delle elezioni regionali a dipingere un quadro diverso: il 27 ottobre si vota in Umbria. Il candidato della Lega e del Centrodestra, Donatella Tesei, è favorita sul candidato civico scelto dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle che, per l’occasione, hanno deciso per la prima volta di sperimentare un’alleanza pre-elettorale a livello territoriale. Nelle settimane che precedono il voto l’impressione è però che la partita possa essere aperta, ma così non è: Tesei trionfa con il 57,5% e la Lega si afferma come primo partito con il 37%.

Un dicembre difficile

L’effetto “bandwagon” nelle settimane successive riporta in alto il partito di Matteo Salvini (nella nostra Supermedia al 33,5%). Ciononostante, nell’ultimo mese dell’anno fa registrare un nuovo calo, in concomitanza con il diffondersi delle manifestazioni promosse dal movimento delle Sardine. Nell’ultima Supermedia (19 dicembre) la Lega al 31,2%. Difficile, ad oggi, affermare o negare che i fenomeni siano connessi. Da un lato può darsi che le Sardine siano riuscite a sottrarre parte dell’attenzione mediatica riservata al leader della Lega, tentando altresì di smuovere il popolo degli astenuti di sinistra e centrosinistra. Dall’altro, però, sembrerebbe rivolgersi soprattutto ad un elettorato già di per sé distante dal Carroccio. E infatti non si sono registrate particolari oscillazioni positive, in termini di consenso, dell’area di centrosinistra.

Vi sono quindi altri due fattori che potrebbero essere causa o concausa dell’andamento leghista dell’ultimo mese. Prima di tutto la costante crescita di Fratelli d’Italia, che da alcuni mesi va modificando gli equilibri interni al centrodestra, e che sembra aver intercettato buona parte degli elettori in uscita dalla Lega.

Le elezioni del 26 gennaio in Calabria, e soprattutto in Emilia-Romagna,  potrebbero dunque essere il vero termometro sia del 2020 della Lega che delle prospettive di vita dell’esecutivo. Se Matteo Salvini dovesse riuscire a strappare al centrosinistra la sua roccaforte più importante, allora la Lega potrebbe lasciarsi alle spalle il fallimento della scommessa persa in agosto. Al contrario, se il calo dei consensi dell’ultimo mese dovesse tradursi in una disfatta in quella sede, per il Carroccio l’anno si aprirebbe nel peggiore dei modi possibili.

Andrea Viscardi

Classe 1988, caporedattore di YouTrend e Responsabile dei Public Affairs e della ricerca parlamentare di Quorum. Nel 2012, ai tempi studente alla LUISS, diedi vita al progetto Europinione.it, testata online di approfondimento politico, internazionale ed economico di cui sono stato responsabile sino al 2017. Tra il 2014 e il 2018 sono stato Segretario Particolare del Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, occupandomi principalmente di comunicazione, spin-doctoring e legislativo.

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