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Mai così tanti Verdi in Parlamento in Europa

Alle ultime Europee il calo di popolari e socialisti è stato compensato dalla crescita dei liberali e soprattutto dei Verdi

Manca poco al 2 luglio, giorno della prima seduta plenaria del nuovo Parlamento europeo. Il dato principale emerso dal voto del 26 maggio risulta essere la relativa stabilità nella composizione delle possibili maggioranze, nonostante le speranze di quei partiti che avrebbero voluto spezzare gli equilibri fra socialisti, popolari e liberali. Proprio il gruppo dei liberali, l’ALDE, si è rivelato essere il più premiato da queste elezioni, guadagnando 40 seggi rispetto alle precedenti elezioni europee.

Tuttavia, a stupire maggiormente è il risultato ottenuto dai partiti iscritti al gruppo dei Verdi. I 50 seggi ottenuti nel 2014 sono un lontano ricordo: l’ascesa del movimento ecologista in Europa si registra già da qualche tempo in diversi Paesi ed è andata a consolidarsi in questa tornata con la conquista di ben 75 seggi al Parlamento europeo (quasi il 10% del totale). Le elezioni del 2014 erano state in effetti una battuta d’arresto rispetto ad una tendenza che fino a quel momento aveva portato i verdi a livelli vicini a quelli dei primi anni 2000, un periodo in cui l’ambientalismo e le campagne di sensibilizzazione sugli effetti dell’inquinamento iniziavano a fare presa sull’opinione pubblica.

Percentuale di seggi al Parlamento europeo ottenuti dai Verdi

L’exploit dei partiti ambientalisti che si è registrato in queste ultime elezioni è forse proprio dovuto ad una maggiore sensibilità rispetto ai temi del cambiamento climatico e della sostenibilità ambientale. Non solo movimenti giovanili hanno trovato spazio nel dibattito pubblico, come quello dei Fridays for Future lanciato da Greta Thunberg, ma anche le stesse organizzazioni internazionali (come le Nazioni Unite con la loro campagna sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile) hanno saputo convogliare messaggi che si sono tradotti, soprattutto tra i giovani, in una maggiore vicinanza ai partiti verdi.

Percentuali di voto ottenute dai Verdi (Europee 2019)

Il fiorente dibattito pubblico su questi temi in tutto il continente non ha però trovato un riscontro omogeneo nel risultato elettorale europeo: 12 partiti verdi hanno ottenuto più del 10% delle preferenze su base nazionale, ma altrettanti non hanno eletto alcun deputato, restando, in 10 Paesi su 28, ben al di sotto del 5% dei voti espressi. Questa netta distanza tra partiti forti e in ascesa e partiti in difficoltà si riflette anche geograficamente; è nell’area nord-orientale e mediterranea e nei paesi balcanici che si riscontrano i risultati peggiori per i verdi. In particolare, nei paesi dell’ex blocco sovietico ad emergere e riscuotere i risultati migliori sono i partiti liberali. In Italia, complice la frammentazione politica alla sinistra del Partito Democratico, Europa Verde non ha superato la soglia di sbarramento del 4%, fermandosi al 2,3% dei consensi: un dato deludente, nonostante si tratti di una crescita rispetto allo 0,9% registrato dalla lista Verdi Europei nel 2014. Nella penisola iberica, invece, il calo di consensi per i partiti verdi rispetto al 2014 si intreccia con il rafforzamento dei partiti socialisti, che si sono imposti come le forze politiche più competitive sia in Spagna che in Portogallo.

Percentuali di voto ottenute dai Verdi (Europee 2014)

Bisogna dunque volgere l’attenzione a nord, dove i Verdi potevano contare su delle basi più solide grazie alle quali aspettarsi risultati importanti. Sono infatti numerosi i Paesi del Centro e del Nord Europa che hanno visto crescere (in alcuni casi inaspettatamente) i consensi verso i partiti ecologisti.

I Grünen in Germania superano le aspettative (già alte) dei sondaggi e con il 20,5% ottengono 24 seggi e sono secondi soltanto alla Union CDU-CSU guidata dalla cancelliera Angela Merkel. I verdi tedeschi confermano il loro trend positivo, in continuità con le elezioni di fine 2017 e le regionali dell’ultimo anno, addirittura raddoppiando il risultato del 2014.

Ma anche in Francia, Irlanda e Regno Unito è possibile parlare di una vera è propria onda verde, che sembra aver trascinato i partiti ambientalisti verso il successo. I Verdi di Francia passano dal 9% di quattro anni fa al 13,5% di oggi (con ben 12 seggi conquistati), diventando – contro ogni previsione – la terza forza francese dopo il Rassemblement national di Marine Le Pen e la Coalizione Renaissance guidata dal Presidente Emmanuel Macron, e ottenendo una percentuale doppia rispetto a quella ottenuta dalle forze di sinistra “tradizionale” (France Insoumise al 6,3%, Partito Socialista al 6,2%). Nel Regno Unito i risultati dei verdi di Inghilterra, Scozia e Galles, se sommati, pongono il movimento ecologista dietro soltanto al Brexit Party di Nigel Farage e ai Lib Dem, con il 16,2% delle preferenze, in aumento rispetto al 10,8% del 2014. Nella vicina Irlanda, il Partito Verde, che nelle scorse europee aveva ottenuto il 4,9% – e che veniva da una storia elettorale fatta di ben poche soddisfazioni – con uno storico 11,4% ha ottenuto il terzo posto a livello nazionale e riguadagnato l’accesso al Parlamento europeo, che mancava dal 1999.

Verdi quasi ovunque meglio dei sondaggi della vigilia

In Austria i Verdi del Presidente Alexander Van Der Bellen ottengono il 14%, molto vicino al risultato del 2014, e smentiscono le previsioni della vigilia che li vedevano al 6,5%. In Olanda fanno bene i GroenLinks passando dal 7% delle scorse europee e il 9,1% delle elezioni nazionali del 2017, ad un ancora più solido 10,9%. I partiti verdi di Belgio, Repubblica Ceca e Lituania, pur avendo disatteso le ottimistiche percentuali attribuitegli dai sondaggi nazionali pre-voto, ottengono risultati in linea con la media degli altri Paesi.

Mai prima d’ora i cittadini europei hanno espresso un così ampio appoggio ai programmi promossi dai partiti verdi. Il peso elettorale che il gruppo europeo dei Verdi porta in dote nel prossimo Parlamento non è mai stato così forte; se e quanto risulterà determinante negli equilibri della prossima Commissione e durante tutta la legislatura resta un dato tutto da scoprire.

Daniele Baldo

Appassionato di politica internazionale, si interessa molto ai temi di trasformazione e riqualificazione urbana. Studente di Scienze del Governo all'Università di Torino, è anche Segretario della sezione torinese del Movimento Studentesco per l'Organizzazione Internazionale (MSOI), l'unica associazione giovanile italiana riconosciuta dalle Nazioni Unite.

1 commento

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  • Salve.
    L’articolo è interessante e scorrevole e trovo l’analisi chiara e semplice.
    Ma lusinghe a parte riterrei opportuno o perlomeno interessante da considerare pure un ulteriore fattore, indirettamente collegabile al successo dei partiti verdi: la collocazione politica in relazione al Paese di ‘appartenenza’.

    Sebbene non sia appurabile al 100 per cento, è mia modesta opinione che la collocazione abbia influito sulla scelta dei Verdi da parte degli elettori dei singoli Stati membri.

    Vedasi:

    – In Germania i Grünen hanno una collocazione relativamente centrista, pertanto “appetibile” non solo da parte dell’elettorato ambientalista, ma pure moderato. Difatti non è escludibile (né inverosimile) che l’exploit ambientalista sia dovuto allo spostamento di voti da SPD e in parte da CDU/CSU, per la delusione degli elettori verso il primo partito, nonché contrarietà alle politiche della Union degli ultimi anni (difatti, se non vado errato, i sondaggi indicavano spostamenti di voti in tal senso);

    – In Francia i Verdi sono collocati nel centro-sinistra, ossia in un area pur sempre “tendente al centro”, ma allo stato attuale, pressoché deserta, data la divisione dell’elettorato principalmente tra il ‘Rassemblement Nationale’ e ‘La Republique en Marche’ nonché la debolezza dei socialisti francesi.

    – In Austria invece nonostante il buon risultato, rispetto al 2014 i Grünen calano leggermente, per la parziale “ri-bipolarizzazione” – mi si passi il termine – del voto tra popolari e socialdemocratici, che ha lasciato al partito meno spazio;

    – In Belgio la crescita c’è stata, ma forse in tal caso la collocazione politica non ha influito, per via della grande frammentazione del voto. Quindi forse ‘Ecolo’ può dirsi l’unico partito Verde ad aver “sfondato” a prescindere dalla collocazione;

    – In Italia infine la collocazione dei Verdi molto a Sinistra, come storicamente è sempre stato, non può che aver penalizzato la formazione politica, in un momento di grave crisi per i soggetti a sinistra del PD (senza contare che la lieve “ripresa” di quest’ultimo non può che aver attirato voti anche da posizioni di centro-sinistra ambientalista).
    Per fare un esempio, un puro ‘divertissement’, una collocazione dei Verdi in una posizione di “centro politico” sul modello dei Grünen tedeschi avrebbe potuto giovare maggiormente alla formazione ambientalista nostrana, soprattutto considerando il colossale vuoto partitico in quest’area politica allo stato attuale.

    Ovviamente è una speculazione a-scientifica, ma spero risulti ‘utile’ in qualche modo.
    E se no, quantomeno vi occuperò la sezione commenti. 🙂

    Buona giornata e buon lavoro!

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