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Verdi Europa

Ambiente, ecologismo e partiti verdi in Europa

Le tematiche ambientali sembrano aver ritrovato centralità nel dibattito politico, ma in che condizioni di salute versano i partiti verdi europei?


L’annuale appuntamento della Conferenza Mondiale sul Clima (COP 24) ha evidenziato, nuovamente, come sulla questione climatica vi sia tutt’altro che concordia a livello internazionale. Ciononostante le tematiche ambientali sembrano aver ritrovato una certa salienza nel dibattito pubblico degli ultimi tempi: ma in che condizioni versano, oggi, i partiti verdi?

I verdi nei Paesi Bassi: GroenLinks

Le elezioni legislative del 2017 in Olanda hanno visto la Sinistra Verde, guidata dal giovane leader Jesse Klaver, incamerare il 9,1% dei consensi, registrando il secondo miglior risultato di sempre e conquistando ben 14 seggi in Parlamento. Si tratta di una netta ripresa – già in parte evidenziata nelle elezioni europee del 2014 – rispetto al 2,3% del 2012, quando il partito aveva registrato il peggior risultato di sempre.

Un partito in netta ripresa 

Die Grünen in Germania

In Germania, invece, le elezioni regionali (o meglio, statali) in Baviera, del 14 ottobre 2018, hanno sancito l’exploit dei Grünen di Katharina Schulze, capaci di conquistare il 17,5% dei voti e 38 seggi. Una crescita di 8,9 punti percentuali rispetto alle elezioni precedenti. Il risultato è quindi servito da volano, favorendo una crescita nei consensi, secondo i sondaggi, anche a livello nazionale. Solamente l’anno prima, alle elezioni federali, i verdi tedeschi erano risultati sostanzialmente stabili rispetto al passato (8,9%). I Grünen stanno beneficiando, oltre che di una strategia tesa ad abbandonare l’immagine di un single issue party, del periodo di difficoltà dei due partiti popolari storici della Germania, ossia la CDU/CSU e – soprattutto – i socialdemocratici della SPD.

Un boom inaspettato 

Les Verts in Francia

Anche in Francia non manca una componente ambientalista, rappresentata dal partito che dal 2010 ha assunto la denominazione di Europe écologie – Les Verts (EELV). In termini di consensi, i verdi d’Oltralpe non raggiungono le vette dei loro omologhi tedeschi e olandesi, anche se nel periodo 1999-2018 non sono mancati degli ottimi risultati, grazie alla leadership carismatica di Daniel Cohn-Bendit. Si nota in particolare il 16,3% incassato alle elezioni europee del 2009, ridimensionato però nel 2014, quando il partito è arretrato all’8,9%. Un risultato comunque positivo, se paragonato a quelli nazionali: 5,5% nel 2002 (con Noel Mamere candidato presidente), 3,3% nel 2007 e di nuovo 5,5% nel 2012 (con Eva Joly candidata all’Eliseo). Una seria crisi ha infine attraversato il movimento nel 2017: EELV – complice anche il risultato negativo dei socialisti di Benôit Hamon da questi sostenuto – ha perso 16 seggi sui 17 conquistati alle precedenti elezioni legislative.

2009, una svolta mancata 

I Verdi in Austria

Dalla loro fondazione risalente al 1986, i Grünen austriaci sono sempre riusciti a mantenere una pattuglia più o meno nutrita di rappresentanti al Nationalrat. Gli ottimi livelli di consenso elettorale incamerato alle elezioni nazionali a partire dal nuovo millennio, e in particolare nel 2013 (12,4% e 24 seggi) e alle europee del 2014 (14,5%), hanno consentito agli ecologisti d’Austria di arrivare persino a presentare un candidato alla presidenza della Repubblica, Alexandre Van Der Bellen, risultato poi vincitore al ballottaggio delle presidenziali del 2016, contro lo sfidante Norbert Hofer della FPO.

Il 2017 è stato però l’anno del tracollo: alle elezioni politiche i verdi hanno ottenuto un modesto 3,8%, perdendo la rappresentanza al Nationalrat. Le cause della debacle sono da imputare in larga misura ai dissidi interni in merito alla leadership del partito e alla candidatura di Van Der Bellen, nonché dalla fuoriuscita di Peter Pilz, in dissidio con la dirigenza sulle tematiche relative all’immigrazione. A questo va unito il timore per una vittoria dei nazionalisti della FPO, che ha spinto buona parte dell’elettorato verde (e non solo) ad orientarsi, con l’obiettivo di evitare tale possibilità, verso i socialisti della SPO.

I verdi oltremanica

Ad oggi, lo scenario dei partiti verdi in Gran Bretagna è decisamente frammentato, anche se l’origine storica della componente ecologista nel paese risale al 1973. I principali partiti verdi attualmente presenti nel paese sono quello scozzese (Scottish Greens) e quello di Inghilterra e Galles (The Green Party of England and Wales). Va evidenziato come l’impostazione maggioritaria del sistema elettorale britannico, organizzato in collegi uninominali, abbia da una parte sfavorito una nutrita rappresentanza parlamentare verde alla Camera dei Comuni, ma abbia comunque garantito l’elezione di un rappresentante alle ultime tre tornate elettorali (2010, 2015, 2017) visti il forte radicamento e concentrazione di voti nel collegio della Cornovaglia.

Da notare anche la tendenza a una maggiore polarizzazione dell’elettorato verso i partiti tradizionali in occasione delle elezioni legislative, rispetto alle tornate di voto europee. Il miglior risultato a livello nazionale è infatti il 3,6% ottenuto nel 2015 sotto la leadership di Natalie Bennet, mentre alle elezioni europee i green non sono mai scesi, negli ultimi 20 anni, sotto il 5,9%. Proprio nel 2015 si parlò di boom verde nel Regno Unito, ma l’illusione durò poco: il cambio di leadership labourista, con l’avvento di Corbyn, permise di riconquistare quegli elettori che avevano guardato alla Bennet.

La Federazione dei Verdi in italia

E in Italia? Nel nostro paese il principale soggetto politico legato alle tematiche ambientali era rappresentato dalla Federazione dei Verdi, fondata il 9 dicembre del 1990. Analizzando i dati elettorali, è evidente come i verdi italiani abbiano sempre ottenuto consensi assai modesti, non riuscendo mai a superare il 5% dei voti. Dall’inizio del nuovo millennio, il risultato migliore alle elezioni politiche è ancora quello ottenuto nel 2006, quando la lista dei Verdi ottenne il 2,1% (15 seggi) alla Camera dei Deputati ed il 4,2% (11 seggi) al Senato della Repubblica (ma in una lista unica con Comunisti Italiani e Consumatori Uniti), riuscendo comunque a portare Alfonso Pecoraro Scanio, Paolo Cento e Stefano Boco a ricoprire rispettivamente i ruoli di Ministro dell’Ambiente, Sottosegretario all’Economia e Sottosegretario alle Politiche Agricole nel governo Prodi II.

Un lento e inesorabile declino

Dopo questa esperienza, la Federazione dei Verdi è entrata in crisi di consensi: dal 2008 risulta infatti assente dal Parlamento, sia nazionale che europeo, pur presentandosi spesso in federazioni con altri partiti in liste unitarie: la Sinistra l’Arcobaleno (Politiche 2008), Sinistra e Libertà (Europee 2009), Rivoluzione Civile (Politiche 2013), Green Italia – Verdi Europei (Europee 2014), Insieme (Politiche 2018). Nessuno di questi soggetti ha mai superato la soglia di sbarramento prevista per le rispettive tornate elettorali (del 3 o del 4%).

Diamo infine un rapido sguardo alla penisola iberica: in Portogallo Os Verdes e in Spagna EQUO e Iniciativa per Catalunya Verds non hanno mai ottenuto particolare fortuna alle urne. Os Verdes fa parte di un raggruppamento – la Coalizione Democratica Unitaria – assieme ai Comunisti Portoghesi, mentre EQUO ha ottenuto nel 2011 lo 0,9% come risultato di lista autonoma, per poi presentarsi sotto l’egida di Podemos nelle ultime tornate elettorali. L’unico raggruppamento verde tuttora autonomo in Spagna – Gruppo Verde –  non è riuscito a inserirsi in alcun modo in una campagna totalmente assorbita dai partiti maggiori, ottenendo lo 0,2% alle consultazioni generali del 2016.

Quanto si spende per l’ambiente in Europa?

Qual è l’impatto effettivo delle tematiche ambientali nelle policy dei vari stati? In realtà è complesso individuare quanto, in concreto, i temi legati all’ambiente siano sentiti e trovino spazio nelle agende degli esecutivi dei paesi UE. Una strada, pur da percorrere con estrema cautela, può essere quella di utilizzare i dati relativi alle entrate dei governi derivanti da tassazione diretta dei fattori di inquinamento (le cosiddette pollution tax), nonché quelli sulla spesa in termini di protezione ambientale e il contrasto dell’inquinamento.

Per quanto riguarda la pollution tax, non si assiste ad una correlazione di questa con la forza elettorale dei partiti verdi. Ad esempio la Spagna nel 2016 ha incamerato lo 0,23% sul gettito complessivo, che è pur sempre superiore al guadagno nullo fatto registrare dalla Germania – nonostante il peso elettorale dei partiti verdi tra questi paesi, come abbiamo visto, non sia comparabile.

Osservando gli investimenti nella protezione dell’ambiente, spicca su tutti la Francia, che dal 2008 al 2016 ha incrementato la propria spesa a favore della protezione ambientale da circa 17,8 miliardi di euro a 21,9 miliardi. Rappresenta invece un’eccezione l’Italia, con livelli di spesa, in termini assoluti, di poco inferiori alla Germania, nonostante gli esigui consensi ottenuti dalla Federazione dei Verdi nel corso degli anni e il poco spazio riservato, anche nei programmi degli altri partiti, alla tutela e la protezione dell’ambiente. Infine, la Spagna registra addirittura un calo della spesa a favore della protezione dell’ambiente, passando da circa 10,9 miliardi di euro del 2008 ai circa 9,2 miliardi del 2016.

Il terzo indicatore infine riguarda la spesa per il contrasto dell’inquinamento. Secondo i dati Eurostat, in testa alla classifica si colloca la Germania, che negli otto anni dal 2008 al 2016 ha più che triplicato gli investimenti, nonostante un leggero calo di spesa nel 2016 (5,3 miliardi complessivi). Seguono poi i Paesi Bassi, che passano dai circa 2,1 miliardi del 2008 agli 1,8 miliardi registrati nel 2016. In questo caso la statistica è però rilevante se messa in rapporto al numero dei suoi abitanti, molto inferiore a quello degli altri paesi considerati.

Si attesta su livelli leggermente inferiori la Francia, che passa da circa 1,4 miliardi nel 2008 a 1,6 miliardi spesi nel 2016, con un andamento oscillante nel tempo. Italia e Spagna si collocano in coda, molto al di sotto del miliardo: 725 e 306 milioni di euro investiti rispettivamente dai due paesi mediterranei nel 2016 per l’abbattimento dell’inquinamento.

Cosa pensano i cittadini europei?

Osservando l’ultimo report di Eurobarometro in materia ambientale, per la larga maggioranza dei cittadini UE, né gli stati nazionali (67%) né Bruxelles (62%) stanno compiendo forzi sufficienti per la protezione dell’ambiente. Si tratta di un dato interessante, che evidenzia come, se interrogati sulla singola tematica, vi sia una netta condivisione da parte degli europei della necessità di politiche più efficaci in materia ambientale.

Governo ed Europa, non è abbastanza

A ciò non corrisponde, però, nelle realtà nazionali, un successo dei partiti verdi. Una prima, parziale, risposta, potrebbe derivare dal fatto che, per due europei su tre (67%) le principali azioni in materia ambientali dovrebbero essere assunte in modo condiviso tra gli Stati membri, piuttosto che dai singoli governi nazionali. Un dato che potrebbe anche spiegare le discrepanze tra i risultati evidenziati, in più di un’occasione, dai partiti verdi tra le elezioni politiche nazionali e quelle per il Parlamento europeo (ad esempio, come abbiamo visto, in Francia).

Ambiente? Un problema europeo

La causa più profonda potrebbe però essere un’altra. I partiti verdi mantengono in molti paesi una generale tendenza a presentarsi (o a essere visti) come single issue parties, cioè a non dotarsi di programmi in grado di abbracciare in modo approfondito, oltre a quelle ambientaliste, le tematiche poste al centro di competizioni elettorali nazionali (lavoro, welfare, economia, pressione fiscale, migrazioni etc.). Questo potrebbe rappresentare un ostacolo nella capacità di attrarre il consenso di chi, pur considerando l’ambiente un elemento importante, non risponde a profili di polarizzazione tali da affidare il proprio voto a un partito considerato come monotematico. Le eccezioni a tale “regola”, per altro, sembrerebbero confermare quanto appena scritto. Basti pensare, ad esempio, proprio al caso tedesco: l’aver sviluppato la propria piattaforma su uno spettro più ampio di issue, per i Grünen, sembra, al momento, aver ottenuto i risultati sperati.


Nicolò Guicciardi

Classe 1992. Nel 2018 ho conseguito la Laurea Magistrale in Mass Media e Politica presso l'Università di Bologna - Sede di Forlì.
Nel tempo libero pratico tennis, e mi appassionano i temi di attualità politica del nostro Paese.

2 commenti

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  • Leggo un solo errore nell’articolo: i Greens inglesi hanno vinto il loro seggio nel 2010, 2015 e 2017 grazie al radicamento nella città di Brighton & Hove, in particolare il seggio di Brighton Pavilion. Nulla a che vedere con la Cornovaglia dove la presenza dei Verdi è abbastanza marginale, se non per qualche consigliere locale. 🙂

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