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La mortalità in Italia nella prima metà del 2021

Tra gennaio e giugno 2021 si sono registrati quasi 29.000 decessi in più della media 2015-19

La scorsa settimana l’Istat ha rilasciato i nuovi dati sulla mortalità in Italia nei primi sei mesi del 2021 e con una stima dei decessi avvenuti nel mese di luglio. Da quando il coronavirus è presente nel paese, l’Italia registra eccessi di mortalità: nel 2020 sono decedute infatti oltre 100.000 persone in più rispetto ai precedenti anni.

Prima di procedere, ci sono da fare alcune considerazioni: in primo luogo, i dati non sono ancora del tutto consolidati a causa dei ritardi delle anagrafi a registrare i decessi; in secondo luogo, l’aumento dei decessi che si è verificato non può essere ricondotto interamente al coronavirus, anche perché dai dati non è possibile conoscere la causa dichiarata del decesso (per ora abbiamo solo dei dati parziali tra marzo e aprile del 2020). Ma quel che è più importante sottolineare è che una pandemia può causare morti dirette ma anche indirette, provocate ad esempio dalla pressione che subisce il sistema sanitario e che impedisce ad alcuni di essere curati tempestivamente per altre patologie.

 

I dati a livello nazionale

A livello nazionale nei primi sei mesi del 2021 si sono registrati 363.548 decessi, circa 29.000 in più della media del 2015-19 (+8,6%). Nei primi sei mesi del 2020 i decessi in eccesso erano stati 41.900. L’Istat fornisce, sui dati parzialmente raccolti e non ancora diffusi, la previsione che a luglio non si registrerà alcun eccesso di mortalità.

A livello mensile osserviamo che a gennaio c’è stato un eccesso di mortalità del 7,3%, a febbraio del 2,5%, a marzo del 15,6%, ad aprile del 18,9%, a maggio del 4,3% e a giugno del 2,9%. Il maggiore eccesso di mortalità lo si è quindi avuto durante la terza ondata di contagi, che si è avuta tra marzo e aprile e che ha spinto il governo ad adottare nuove misure restrittive.

Quando si confrontano questi dati con quelli dei morti per Covid-19 va considerato che quest’anno l’influenza stagionale, che fa normalmente diverse migliaia di morti all’anno, quasi non c’è stata, in quando le misure di distanziamento sociale ne hanno bloccato la circolazione (mentre non sono riuscite a fare lo stesso con il coronavirus).

I dati a livello regionale

L’eccesso di mortalità nel 2021 cambia molto da regione a regione perché il virus ha colpito in modo diverso. La regione che registra il peggioramento più forte è la Puglia, dove nei primi sei mesi dell’anno si è registrato il 20% di decessi in più della media del 2015-19: 24.787 contro 20.652.

Ci sono poi altre cinque regioni con variazioni maggiori del 10%: Friuli Venezia Giulia (+17%), Marche (+14%), Molise (+13%), Trentino-Alto Adige (+12%) e Emilia Romagna (+11%). Nessuna regione ha avuto una riduzione dei decessi, ma in Valle d’Aosta sono stati uguali al passato.

Tra le regioni più grandi non ancora menzionate si ha la Campania con un +10%, il Lazio con un +6%, la Lombardia con un +9%, il Piemonte con un +6% e la Sicilia con un +5%. 

 

Guardando i dati a livello mensile vediamo che la Puglia ad aprile è arrivata a registrare un aumento di mortalità del 40%, il Friuli-Venezia Giulia del 39% a gennaio, la Valle d’Aosta del 32% a marzo e il Veneto del 30% a gennaio. 

 

I dati a livello provinciale

Infine, guardiamo ai dati provinciali. Nei primi sei mesi Bari è stata la provincia con il peggiore eccesso di mortalità, registrando una variazione rispetto alla media 2015-19 del +31%. A seguire troviamo Taranto con il +29%, Prato con il +28%, Udine con il +26% e Ancona, Rimini e Foggia con il +21-22%. Ancora sopra il +20% ci sono Como e Pistoia

Sostanzialmente stabili nei primi sei mesi sono state Brindisi, Agrigento, Biella, Aosta, Cremona, Genova, Catanzaro e Imperia. Hanno registrato un calo Belluno, Enna, Ragusa, Isernia, Bergamo, Viterbo, Alessandria, Massa-Carrara, Terni e Grosseto.  

Nelle province con le città più importanti abbiamo Roma con una variazione del +5%, Milano con una del +7%, Napoli con una del +14%, Torino con una del +10% e Bologna con un aumento del +11%.

 

Guardando nuovamente i dati per provincia e mese si nota che, nel mese di aprile, Taranto e Bari sono arrivate a registrare un aumento del 60% dei decessi rispetto alla media 2015-19; sempre ad aprile Prato ha visto un aumento del 57%, Pordenone del 56% a gennaio, Udine e Bari del 54% a marzo, Udine del 53% a gennaio, Ancora, Brescia e Prato del 50% a marzo. A febbraio, invece, Grosseto, Enna e Isernia sono arrivati ad avere cali di mortalità superiori al 20%. 

 

 

Lorenzo Ruffino

2 commenti

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  • Lorenzo, una domanda. Tu dici giustamente che nei primi 6 mesi ci sono stati 29k morti in più rispetto alla media 2015-2019. Però I morti Covid ufficiali, in quel periodo, sono 54k.
    In altre parole, ci sono 25k morti Covid che in teoria non sono Covid ma che statisticamente sarebbero morti comunque.
    Anche considerando che non abbiamo avuto l’influenza, possiamo “abbonare” un 5000 morti in meno per l’influenza, ma rimangono comunque 20k. Magari possiamo arrivare anche a 18k pensando che le limitazioni hanno limitato gli incidenti stradali e le altre morti accidentali (anche se 2000 mi sembrano pure troppe).
    Come te lo spieghi? Io onestamente non me lo spiego. Ho sempre odiato l’espressione “morto con covid e non di covid”, però non trovo veramente spiegazione alternativa se non che di quei 54k morti di covid, in realtà quelli morti veramente per il covid sono in realtà 34k.
    Grazie!

    • I morti per Covid-19 sono 49.500 tra gennaio e giugno usando i dati per data di decesso (e non notifica) dell’Iss. L’influenza in Italia causa tra 10 e 20 mila morti all’anno. In generale è probabile che la Covid-19 uccida persone che sarebbero morte comunque, ma c’è comunque un enorme numero di persone che non sarebbe morta altrimenti. Questo si vede in particolar modo nei momenti con alta diffusione virale.

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