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Quali sono state le cause di morte nella prima ondata?

Tra marzo e aprile 2020 ci sono stati 49 mila decessi in più, di cui 29,2 mila dovuti alla Covid-19 e 20 mila ad altre cause (soprattutto polmoniti)

Ieri l’Istat ha pubblicato i dati sulle cause di morte dei decessi avvenuti tra marzo e aprile 2020: si tratta di dati importanti per valutare l’impatto della Covid-19 sulla mortalità. Istat li ha forniti con molto anticipo rispetto ai tempi normali (tendenzialmente oltre due anni).

 

La mortalità tra marzo e aprile

Tra marzo e aprile 2020 in Italia sono decedute 159.310 persone contro una media annuale, tra il 2015 e il 2019, di 110.068 persone. Istat però ha calcolato quello che ci saremmo attesi considerando il progressivo invecchiamento della popolazione: 116.716 decessi, 6.000 in più della media del quinquennio precedente. I decessi in eccesso sono stati quindi il 36% in più dell’atteso.

La regione con il maggior aumento è stata la Lombardia, dove i decessi sono stati il 140% in più di quanto ci si sarebbe attesi (43 mila contro 17,8 mila). Hanno comunque avuto variazioni superiori al 50% anche Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Liguria e Trentino-Alto Adige. 

Complessivamente nel Nord-Ovest i decessi sono stati il 104% in più, nel Nord-Est il 35% in più, mentre nel Centro, al Sud e nelle Isole le variazioni non sono state particolarmente significative (da -1% a +7%).

 

 

Vi sono anche importanti differenze di età. In Italia sotto i 30 anni sono morte meno persone di quanto ci si sarebbe atteso (-17%), mentre dai 70 anni in poi le variazioni sono tra +38% e +42%. 

 

Le cause di morte

Analizzando le cause di morte, si vede che, dei 159.310 decessi, 29.213 sono stati certificati come Covid-19 (di cui 25,4 mila con tampone positivo e 3.700 senza tampone). La principale cause di morte sono comunque stati i tumori con 29.952 decessi, mentre al terzo posto con 12.469 decessi ci sono state le cardiopatie ischemiche.

Con causa di morte si intende “la malattia o il traumatismo che ha dato inizio alla catena di eventi morbosi che ha portato direttamente alla morte, oppure le circostanze dell’incidente o della violenza che hanno provocato il trauma mortale”. Un decesso Covid-19 è dunque un decesso la cui causa iniziale è stato il coronavirus.

Va tenuto conto che è probabile che i decessi per Covid-19 siano stati sottostimati. I decessi per polmoniti e influenze passano infatti da una media di 2.444 nel quinquennio precedente a una di 7.610. Secondo Istat, “l’incremento di decessi dovuti a polmoniti o altre affezioni respiratorie porta a ipotizzare che in questa prima fase della pandemia la difficoltà nel diagnosticare una nuova patologia abbia prodotto una sottostima dei decessi a essa effettivamente dovuti”.

Istat spiega poi che “per altre cause, quali ad esempio le cardiopatie ipertensive e il diabete, l’aumento dei decessi suggerisce invece un ruolo indiretto del Covid-19 sull’aumento di mortalità, attraverso l’accelerazione di processi morbosi già in atto o per gli effetti del sovraccarico delle strutture del Sistema Sanitario Nazionale”.

 

 

Guardando alla mortalità in eccesso (49 mila decessi) circa il 60% è dovuto alla Covid-19 (20.032), il 10% alle polmoniti e all’influenza (5.166), il 6% a demenza e Alzheimer (2.736), il 5% alle malattie cardiache ipertensive (2.512). Le malattie infettive (diverse dalla Covid-19), i tumori e le cause esterne sono le uniche cause che a livello complessivo sono diminuite rispetto al quinquennio precedente.

Tra marzo e aprile 2020 c’è stato inoltre un calo degli incidenti stradali per via del lockdown nazionale: i morti per incidenti sono passati da una media di 514 nel 2015-19 a 217 nel 2020, mentre quelli per cadute accidentali da 625 a 824. 

I suicidi sono passati da 673 a 562: calano in modo più marcato fino ai 64 anni di età, classe in cui tale causa di morte risulta più frequente: -19% tra gli uomini e -27% tra le donne, con una riduzione totale di 89 casi.

Per quanto riguarda gli omicidi e le aggressioni, si riducono in particolare prima dei 65 anni di età (-36% di decessi), ma con una differenza per genere: tra gli uomini si ha una riduzione del 58% (da 29 a 12), mentre tra le donne si ha un lieve aumento (da 12 a 14 decessi). 

 

I luoghi di decesso

Infine, si possono analizzare i decessi per il luogo in cui sono avvenuti. Complessivamente si ha un forte aumento (+46%) negli ospedali e sono quasi tutti dovuti alla Covid-19. Nelle strutture residenziali o socio-assistenziali i decessi sono saliti del 155% e nelle abitazioni private del 27%. Normalmente i decessi nelle strutture residenziali o socio-assistenziali costituiscono circa il 9% del totale delle morti, mentre nel 2020 la percentuale è salita al 17%.

Solo una piccola parte dei decessi nelle strutture residenziali è attribuibile alla Covid-19, ma “potrebbe essere conseguenza anche di un mancato accesso alle cure ospedaliere nella fase più critica per il sistema sanitario e di una mancata diagnosi di casi Covid-19 all’inizio della pandemia”, spiega Istat. 

Per quanto riguarda la Covid-19, i certificati di morte distinguono tra casi sospetti e casi confermati. Negli istituti di cura prevale la quota di diagnosi confermate da test di laboratorio (21.308 casi su 22.808 decessi), mentre nelle abitazioni è rilevante il numero di morti da Covid-19 “sospetto” (573 casi su 913 decessi in casa). Nelle strutture residenziali o socio-assistenziali, pur prevalendo i casi di decessi da Covid-19 “confermato” (65% delle morti Covid-19 in questo tipo di struttura), il numero di deceduti da Covid-19 “sospetto” è elevato e ammonta a 1.502 casi.

La mortalità per polmoniti e influenze è aumentata con variazioni, rispetto al dato atteso, che vanno dal +161% in abitazione (da 280 a 731 decessi) al +644% nelle strutture residenziali o socio-assistenziali (da 177 a 1.315). L’aumento negli istituti di cura pubblici, privati o accreditati (+178%) “suggerisce che nella prima ondata della pandemia ci sia stata una mancata individuazione del Covid-19 anche nei luoghi più attrezzati alla diagnosi di malattie”.

L’aumento nelle strutture residenziali dei decessi per demenze e Alzheimer (+132%), così come per le altre malattie croniche, potrebbe essere attribuibile a una sottodiagnosi del Covid-19 o a un effetto indiretto del Covid-19 in soggetti già fragili. 

 

 

La mortalità settimanale

Osservando i dati settimanali, si vede come a inizio marzo la mortalità fosse simile a quella media tra il 2015 e il 2019. Successivamente ha iniziato a salire con un picco nell’ultima settimana di marzo, dove i decessi giornalieri sono stati 3.300 contro i 2.000 di inizio mese.

Gran parte dei decessi in più sono dovuti alla Covid-19, ma come abbiamo già detto anche le altre cause di morte hanno avuto un progressivo aumento. Si vede in particolar modo come le malattie respiratorie abbiano avuto una dinamica simile a quella della Covid-19.

In Lombardia a inizio marzo c’era già un eccesso del 36%, mentre nella settimana peggiore i decessi sono stati quasi quattro volte quelli attesi. I decessi per malattie respiratorie sono stati sei volte più alti e le altre cause di morte sono raddoppiate. 

Tra i decessi per le altre cause, gli incrementi maggiori hanno riguardato i casi di demenza, malattia di Alzheimer e diabete, “tutte malattie che determinano uno stato di fragilità e un maggiore rischio di morte in situazioni congiunturali particolarmente sfavorevoli”, spiega Istat. 

 

Lorenzo Ruffino

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