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La Francia verso le elezioni municipali

Domenica 15 marzo si vota in Francia per il primo turno delle elezioni municipali. Si tratta di un test molto importante per Macron.

Domenica 15 marzo si terrà in Francia il primo turno delle elezioni municipali. Nonostante il coronavirus si sia ormai diffuso anche oltralpe e Macron abbia deciso di chiudere scuole e università, l’elezione per il rinnovo dei sindaci e dei consigli municipali non è stata rimandata.

Per Emmanuel Macron, in ogni caso, questa tornata potrebbe rappresentare un importante volano in vista delle elezioni presidenziali del 2022. Nel corso dei primi mille giorni dall’insediamento all’Eliseo, il presidente ha affrontato numerose sfide, tra cui i Gilets Jaunes, il Grand Débat National, le elezioni europee e la contestata riforma delle pensioni: il livello di gradimento nei suoi confronti è così sceso in questi tre anni, e dopo i record negativi di fine 2018 adesso veleggerebbe intorno al 30,3%.

 

Il sistema elettorale per le municipali

Il sindaco in Francia viene eletto a scrutinio segreto tra i consiglieri municipali, durante la prima riunione del consiglio. Se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta entro due votazioni, nel terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza relativa. Risulta dunque fondamentale comprendere le modalità di elezione dei consigli municipali.

Il sistema di voto differisce tra i comuni sotto i mille abitanti e quelli che superano tale soglia. In questi ultimi, alle elezioni dei consigli municipali concorrono delle liste bloccate di aspiranti consiglieri e ciascuna ha a capo il candidato alla carica di sindaco. Qualora nessuna lista raggiunga la maggioranza assoluta al primo turno, si ricorre a un secondo turno la domenica successiva (quest’anno sarà il 22 marzo): a quest’ultimo hanno accesso le liste che hanno raggiunto il 10% dei voti validi. In più, una lista che ha ottenuto il 5% al primo turno può fondersi con una formazione che concorrerà nella seconda tornata, modificando così la composizione della lista dei candidati.

La lista che ottiene la maggioranza assoluta al primo turno, o la maggioranza relativa al secondo, riceve la metà dei seggi del consiglio; la restante metà viene invece ripartita proporzionalmente tra le altre liste che abbiano ottenuto almeno il 5% dei voti validi.

Nelle città più popolose, ovvero Parigi, Marsiglia e Lione, il procedimento è analogo, ma in base alla Loi PLM si passa per un livello intermedio, quello dei settori o degli arrondissements: in questi organi di decentramento dei tre comuni principali viene eletto un consiglio e un sindaco, e questi a loro volta eleggono gli organi a livello comunale.

 

La partecipazione alle elezioni municipali

Secondo l’istituto Elabe, il 62% dei francesi andrà a votare per il rinnovo degli organi municipali. Dal punto di vista demografico esistono però differenze sostanziali: oltre il 75% degli over 65 ha dichiarato che si recherà alle urne, mentre meno di un under 24 su tre sembra intenzionato a votare.

Dal punto di vista politico, l’intenzione di andare a votare è estremamente elevata sia per gli elettori di En Marche!, sia per i sostenitori dei Républicains (rispettivamente 81% e 80%). Per i sostenitori di tutte le altre forze politiche, questa percentuale non va invece oltre il 70%.

Gli scenari, in ogni caso, variano significativamente da città a città. Vediamo dunque in dettaglio la situazione nelle principali metropoli d’oltralpe.

 

Parigi, un testa a testa tutto al femminile

La corsa a Parigi diventa sempre più serrata. La sindaca uscente Anne Hidalgo ha ufficializzato la sua candidatura soltanto all’inizio dell’anno, per via delle travagliate trattative tra le formazioni del centrosinistra. Secondo gli istituti demoscopici, la candidata socialista nelle intenzioni di voto si aggirerebbe attorno al 25,5%: il suo programma politico sembrerebbe in grado di disinnescare l’ondata ecologista presente in altre città, perché durante il mandato la questione ambientale è stata centrale per Hidalgo.

Proseguono invece i guai all’interno del blocco macronista, indebolito fin dall’estate dalla candidatura dissidente del matematico Cédric Villani. Il candidato ufficiale designato da Macron, Benjamin Griveaux, si è per giunta ritirato dalla corsa in seguito alla pubblicazione sui social di un video hard in cui era coinvolto. Al suo posto è stata candidata, poche settimane fa, l’ex ministra della sanità Agnès Buzyn, che però sembra avere poche chances.

Nelle intenzioni di voto, in effetti, sembra ormai essersi consolidato un testa a testa tra la sindaca uscente e la candidata del centrodestra Rachida Dati, che stando agli ultimi sondaggi avrebbe il 23,5%. I Républicains dal mese di novembre avrebbero recuperato oltre sei punti percentuali, rendendo la lista guidata dall’ex eurodeputata molto competitiva. Ciononostante, Dati si è scontrata con i vertici del partito, poiché ha preteso ampi spazi di manovra per questa campagna elettorale: la candidata ha infatti incluso nelle sue liste soltanto personalità politiche che non si sono lasciate attrarre dall’universo macroniano.

Infine, né La France Insoumise né il Rassemblement National riuscirebbero ad incidere significativamente nella corsa per il municipio.

Sfida interna alla destra a Marsiglia

Nella città di Marsiglia, il repubblicano Jean-Claude Godin non si ripresenta alle elezioni, dopo 25 anni da primo cittadino. I sondaggi degli ultimi mesi certificherebbero il primato della lista dei Républicains guidata da Martine Vassal (in testa con il 24%). Subito dietro, si piazzerebbe il candidato del Rassemblement National Stéphane Ravier col 22%. La forte competitività scaturisce dalla spaccatura nei repubblicani, in quanto il senatore Bruno Gilles ha deciso di presentare una lista indipendente che accoglie al suo interno varie personalità della destra indipendente. Attualmente si aggirerebbe intorno al 10% dei consensi.

Anche nel centrosinistra si registra una frammentazione dell’offerta delle liste elettorali, e a parte la lista della consigliera dipartimentale Michèle Rubirola (PS, PCF, LFI) che avrebbe il 18%, tutti gli altri candidati sarebbero sotto i 10 punti.

 

A Lione è corsa a tre tra LREM, EELV e LR

Rispetto alle intenzioni di voto di dicembre, gli elettori della città di Lione sembrano convergere verso le tre liste maggiori, ovvero En Marche!, Europe Écologie-Les Verts e i Républicains.

La lista macroniana guidata dal sindaco uscente Gérard Collomb avrebbe recuperato qualche punto percentuale negli ultimi mesi, attestandosi ora attorno al 20,7%. In testa ai sondaggi troviamo però Grégory Doucet e la sua lista ecologista col 22,3%, mentre a destra la lista repubblicana guidata da Étienne Blanc sarebbe cresciuta fino all’attuale 18,3%. Tutte le altre liste non andrebbero oltre il 10%.

Municipali a Bordeaux: avanti la destra, ma si deciderà tutto al secondo turno

A Bordeaux la destra governa ininterrottamente dal 1947, ma le elezioni municipali del 2020 potrebbero riservare delle sorprese. La scena politica locale ha infatti risentito molto degli echi della politica nazionale, dal momento che la figura di Macron ha diviso il fronte del centrodestra nel capoluogo della Nuova Aquitania: Alain Juppé, sindaco dal 1995 all’anno scorso (quando è stato nominato membro del Conseil Constitutionnel) ha lasciato i Républicains per dei dissidi con la nuova leadership del partito. A succedergli alla guida di Bordeaux è stato Nicolas Florian, attuale candidato sindaco per i repubblicani.

Il principale ostacolo alla vittoria di Florian, che al momento nei sondaggi avrebbe il 37,3%, sembra essere il candidato di LREM, Thomas Cazenave, in grado di sottrarre voti ai repubblicani. Infatti, sebbene la lista di Cazenave abbia poche chances di vincere (al momento è terza col 13,3%), ha portato Pierre Hurmic e il fronte unito del centrosinistra (PS, EELV, PCF e altri, tranne FI) al 31%, a pochi punti da Florian. Dalle intenzioni di voto, dunque, sembra inevitabile il ricorso al secondo turno, e in questo frangente le scelte di Cazenave su chi appoggiare saranno decisive.

A Lille si va verso la riconferma di Martine Aubry (PS)

Nella città di Lille la socialista Martine Aubry, sindaca dal 2001, si ricandida per un nuovo mandato e stando ai sondaggi non dovrebbe incontrare ostacoli nella riconferma (gode del 35% dei consensi nei sondaggi). Secondo una indagine Ipsos dello scorso dicembre, quasi due lillois su tre sostengono che l’amministrazione uscente abbia fatto un lavoro soddisfacente.

Il capoluogo della Regione dell’Alta Francia, inoltre, è un feudo del centrosinistra: nei sondaggi, infatti, dietro Aubry non piazzano i candidati del centrodestra, bensì quelli di EELV (21%) e LREM (14%).

Alessandro Latterini

Laureato alla Cesare Alfieri di Firenze. Appassionato di politica da sempre.

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