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Macron Francia

Il punto sulla Francia: giro di boa per Macron, nel 2020 la sfida delle Municipali

Archiviate le elezioni europee, in Francia la politica è alle prese con l’approvazione della legge di bilancio e le candidature per le Municipali del 2020

Con l’arrivo dell’autunno tra le forze politiche si è acceso nuovamente il confronto sui temi di maggior rilevanza. In linea con i principi del semestre europeo, anche in Francia si sta lavorando per la rapida approvazione della legge finanziaria per il 2020.

Questa legge è estremamente importante, poiché con essa si entra nel secondo atto del mandato quinquennale del presidente Emmanuel Macron. Nel 2020 la crescita della Francia dovrebbe essere abbastanza sostenuta (leggermente inferiore alla media UE, ma comunque superiore a quella di Italia e Germania); inoltre il governo ha puntato molto sulla riduzione delle imposte per restare fedele a uno dei princìpi enunciati durante la stagione del Grande Dibattito Nazionale. Anche sul tema della transizione ecologica, nella legge sono contenuti numerosi provvedimenti volti ad incentivare la mobilità sostenibile. Infine sono previste una serie di misure per incentivare la “rigenerazione” delle reti infrastrutturali.

Molti analisti sostengono che l’abbassamento della pressione fiscale si tradurrà nei prossimi mesi in un aumento del potere di acquisto e dei consumi, e ciò può far gioco alla maggioranza per affrontare al meglio le elezioni dei prossimi due anni.

Per quanto riguarda gli interventi ecologisti, secondo un sondaggio elaborato dall’istituto Elabe, più di sette francesi su dieci ritengono che l’attuale modello economico sia incompatibile con la protezione dell’ambiente. Allo stesso tempo, per il 60% non è ancora troppo tardi per limitare il riscaldamento globale, a patto che vengano prese delle misure concrete.

La pensa in questo modo la stragrande maggioranza degli elettori francesi che hanno votato Macron, Fillon e Hamon al primo turno delle ultime elezioni presidenziali. Gli elettori di Mélenchon e Le Pen sono invece più divisi. Difatti una fetta consistente (36-38%) dei loro elettori è convinta che sia troppo tardi per limitare il riscaldamento globale.

Bilancio di metà mandato: Macron apprezzato dalle classi più agiate

Nella seconda parte del suo mandato, il presidente dovrà proporre misure concrete e realizzabili sulla questione ecologica, altrimenti rischia di perdere consenso a beneficio del leader verde Yadot. Con l’avvio del secondo atto del suo quinquennio, l’istituto Elabe ha tracciato un quadro riassuntivo della prima parte del mandato di Macron.

Nel complesso, per il 37% dei francesi l’elezione di Macron è stata considerata come un fatto positivo, mentre nel 2018 (ad un anno esatto dalla sua elezione) il dato era sensibilmente più alto e pari al 48%. Di contro, il 62% ritiene l’avvenimento del 2017 negativo.

Il giudizio positivo non si distribuisce in maniera uniforme per tutte le categorie sociali, anzi: per le categorie che godono di un certo benessere economico l’azione di Macron è valutata molto positivamente. Difatti, il 55% delle persone aventi standard economici elevati giudica positivamente l’azione del presidente. Man mano che diminuisce il livello di benessere, cresce lo scontento sull’operato di Macron, fino a raggiungere il 75% tra le classi meno agiate.

Non è la prima volta che viene evidenziato questo aspetto e in questi giorni il gruppo parlamentare di LREM sta tentando di inserire all’interno del pacchetto della legge di stabilità un insieme di norme volte a contrastare la povertà.

Con i provvedimenti in cantiere, Macron punta a far risollevare ulteriormente i propri indici di gradimento. Rispetto ad un anno fa, quando si era nel pieno delle proteste dei Gilets Jaunes, la popolarità del presidente è risalita, e oggi si attesta al 33,8%.

Un aumento della popolarità aiuta sicuramente il capo di stato a preparare la campagna elettorale per le presidenziali del 2022. A questo proposito è stato chiesto ai francesi se l’attuale presidente avrà qualche chance per essere nuovamente eletto. La maggior parte degli intervistati ha risposto negativamente (59%).

Elezioni 2022: Nuovo scontro Macron-Le Pen?

Al netto di colpi di scena futuri, è probabile che i leader di molti partiti concorreranno per la carica di Presidente della Repubblica nel 2022. Come già accaduto in occasione delle recenti elezioni europee, sembra profilarsi una nuova sfida tra Macron e Marine Le Pen. Rispetto al 2017, i due sfidanti potrebbero ottenere maggiori consensi: secondo un sondaggio Ifop, la Le Pen guadagnerebbe sette punti rispetto al primo turno e Macron tre. Attualmente la distanza tra i due è minima (solo un punto percentuale), ma quel che conta davvero è che il ballottaggio sembra destinato nuovamente a loro: qui, sempre secondo Ifop, sarebbe nuovamente Macron a spuntarla, ma con un margine inferiore rispetto al 2017 (55% a 45%, contro il 66 a 33 di due anni e mezzo fa).

Gli altri candidati sono molto distanziati: il Partito Socialista e i Repubblicani avranno un ruolo marginale. Se nel 2017 ottennero rispettivamente il 6,5% e il 20%, dopo due anni e mezzo il potenziale elettorale dei loro candidati (Faure e Bertrand) sarebbe dimezzato.

A sinistra, Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise) con il suo 11% si piazzerebbe come terzo candidato più votato, ma con molti meno consensi rispetto a due anni fa (-8,5%). Il verde Yannick Jadot con l’8% non riuscirebbe a spezzare gli equilibri, come forse avrebbe sperato a seguito delle elezioni europee.

Municipali 2020: lo scenario nelle principali città

Ma, ben prima delle presidenziali, il 2020 per i partiti francesi sarà un anno importante, in quanto ci saranno le elezioni municipali. Il primo turno delle consultazioni si terrà domenica 15 marzo e il secondo la domenica successiva.

Il sistema elettorale per i comuni con più di mille abitanti prevede due turni. Le elezioni possono essere vinte al primo turno solo se una lista ottiene la maggioranza assoluta dei voti; in caso contrario si ricorre al secondo turno, in cui sono ammessi a concorrere per la carica dell’ente le liste che hanno ottenuto almeno il 10% dei voti espressi: in questa sede, la lista più votata vince un premio di maggioranza. La legge prevede la possibilità per i partiti di modificare le proprie liste per poter includere le liste escluse dal secondo turno, ma che sono hanno ottenuto almeno il 5% dei voti espressi. Nel caso di città grandi come Parigi, Lione Marsiglia, le regole sono le stesse, ma le elezioni sono suddivise per settori.

Le elezioni sono un banco di prova per tutti i partiti. Il Partito Socialista e i Repubblicani devono cercare di confermare le proprie roccaforti per poter continuare a sopravvivere, mentre per En Marche e i Verdi è indispensabile conquistarne di nuove, e importanti.

Per il Rassemblement National lepenista a sfida sarà duplice: da un lato dovrà conquistare i municipi in mano ai socialisti/repubblicani, in modo tale da non farli prendere a En Marche; dall’altra dovrà necessariamente dimostrare di aver aumentato i propri consensi nelle città maggiori. Se analizziamo il risultato delle scorse europee, infatti, si nota come il RN abbia ottenuto i suoi risultati migliori nei comuni più piccoli (27,5% in quelli con meno di 3.500 abitanti); al crescere del numero di residenti, il partito lepenista ottiene sempre meno voti, fino ad avere “solo” il 14% in quelli con più di 100.000 abitanti.

Quasi un elettore su tre vota la Le Pen nei comuni fino a mille abitanti.

Parigi: LREM diviso

Nella capitale la partita è apertissima. La città è stata governata dal sindaco socialista Anne Hildago, la quale non ha ufficializzato la sua ri-candidatura, ma è quasi certo che cercherà la rielezione. Inoltre, per il Partito Socialista mantenere il controllo della capitale è vitale per la sua stessa sopravvivenza.

En Marche ha investito Benjamin Griveaux, ma la sua candidatura ha suscitato parecchie perplessità in seno alla coalizione, tant’è che durante l’estate un altro esponente di LREM ha deciso di partecipare alla corsa per le elezioni comunali come candidato sindaco: si tratta di Cédric Villani, deputato e docente universitario, che ha già lanciato alcune proposte per la città, tra cui quella di istituire un organo parallelo al consiglio comunale, composto da cittadini ed esperti di vari settori socioeconomici. La candidatura di Villani rappresenta un enorme problema per il presidente Macron.

I Repubblicani investono l’ex eurodeputata Rachida Dati, il suo programma elettorale si focalizzerà soprattutto sulla sicurezza, la salute e le famiglie. L’obiettivo della candidata è quello di strappare Parigi al dominio socialista.

I Verdi hanno designato David Belliard, giornalista e presidente del gruppo dei verdi al consiglio comunale di Parigi. Con la divisione della coalizione macroniana, gli ecologisti avranno un peso molto più rilevante in questa campagna elettorale.

I sondaggi mostrano un’ampia frammentazione delle preferenze a fronte di una vasta offerta politica. La candidata socialista per il momento è in testa con il 24%, seguita da Griveaux. Repubblicani, Verdi e la formazione indipendente guidata da Villani si attestano tra il 12 e il 15%. Occupano invece un ruolo marginale i candidati del Rassemblement National e di France Insoumise (rispettivamente con il 4,5% e il 5,5%).

Lione: guerra fratricida in seno alla maggioranza

Il prossimo marzo si voterà anche a Lione. Per la prima volta, le elezioni comunali saranno separate da quelle metropolitane. Anche in Francia, infatti, le città più grandi hanno un livello amministrativo superiore, quello metropolitano, che sostituisce quello delle province (che in Francia si chiamano “dipartimenti”). Ma, a differenza che in Italia, anche i consigli metropolitani sono eletti direttamente dai cittadini.

Come a Parigi, anche a Lione la coalizione presidenziale è divisa. Per l’elezione del Consiglio metropolitano di Lione, En Marche punta sull’ex ministro Gerard Collomb, ex ministro dell’interno ed ex membro del PS, considerato dai quadri di LREM come l’uomo indispensabile su cui fare affidamento per vincere le elezioni. In questo periodo Collomb sta cercando di aggregare intorno a sé una squadra estremamente ampia, in modo tale da limitare le possibilità sia dei verdi che dei socialisti. La scelta dei quadri dirigenti di En Marche non è stata gradita dall’attuale sindaco David Kimelfeld, anch’egli membro di LREM dal 2017, il quale sta portando avanti la sua candidatura in totale contrasto con Collomb e Macron.

I Verdi hanno candidato Bruno Bernard, una figura di grande rilevanza all’interno del movimento ecologista. In linea con il leader nazionale Yadot, il partito cercherà di catturare più voti possibili al primo turno, in modo tale da poter fare accordi programmatici con gli altri partiti.

Secondo i primi sondaggi elaborati da OpinionWay, il candidato sostenuto dall’Eliseo si trova in testa con il 30% dei consensi, staccando di nove punti percentuali Bernard (21%). La terza posizione è occupata dal candidato repubblicano François-Noël Buffet, mentre il sindaco Kimelfeld raccoglie soltanto l’11% dei consensi.

A livello comunale c’è invece un testa a testa fra i candidati dei Verdi (Grégory Doucet) e di En Marche (Anne Brugnera) entrambi al 22%. Segue, con lo stesso livello di consensi per il livello metropolitano (18%) il candidato repubblicano Etienne Blanc. Anche in questo caso la coalizione presidenziale è divisa, in quanto irrompe nella scena comunale Georges Képénékian con un suo movimento indipendente. Nonostante l’esigua quota dei consensi (5%), potrebbe essere in grado di far perdere il primato della coalizione presidenziale a beneficio degli ecologisti. Infine, la candidata Agnès Marion del Rassemblement National raccoglie soltanto il 10% dei consensi.

Alessandro Latterini

Laureato alla Cesare Alfieri di Firenze. Appassionato di politica da sempre.

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