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Partito Democratico Congresso

Primarie PD: come si vota, quando si vota e cosa dicono i sondaggi

La sfida per la segreteria nazionale del PD si concluderà (forse) domenica con le primarie aperte. In lizza ci sono Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti.

Domenica 3 marzo, dalle 8 alle 20, si voterà per le primarie del Partito Democratico: per la carica di segretario nazionale si sfidano Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Possono votare tutti i cittadini italiani sopra i 18 anni iscritti nelle liste elettorali versando un contributo di almeno 2 euro. Inoltre, previa registrazione online, possono recarsi alle urne anche i giovani con almeno 16 anni di età, gli studenti e i lavoratori fuori sede, i cittadini stranieri e quelli italiani residenti all’estero.

L’appuntamento arriva al termine di una campagna congressuale che è stata – salvo rare polemiche – piuttosto assente dalla scena politica nazionale, sia per l’atteggiamento dei candidati, sia per la copertura mediatica che ha generato. Contemporaneamente, però, queste primarie hanno il sapore di una resa dei conti interna molto diversa dalle ultime due.

Lo spaesamento scaturito dall’uscita di scena – forse solo momentanea – di Matteo Renzi dopo la sconfitta del 4 marzo scorso ha aperto una crisi di leadership lunga un anno. Una crisi che non ha definitivamente affossato il PD solo grazie alla straordinaria debolezza dimostrata anche dalle (praticamente assenti) alternative nell’area progressista, e alla crisi di consensi ancora peggiore del Movimento 5 Stelle.

Prima delle primarie: il voto degli iscritti

Il voto degli iscritti nei circoli è terminato a fine gennaio. La partecipazione, in quest’occasione, ha segnato un -16,8% di iscritti e un -29% di votanti. Se i risultati avevano sorpreso, almeno parzialmente, per il distacco inflitto da Zingaretti (47,4%) al segretario uscente Martina (36,1%), le posizioni rispettavano le attese della vigilia, con Giachetti terzo (11,1%).

Congresso

Anche la distribuzione locale del voto era stata lo specchio delle posizioni incarnate su ciascun territorio dal Partito Democratico. Gli iscritti delle zone rosse, del centro e di alcune regioni del mezzogiorno (su tutte, la Basilicata) tradizionalmente più di sinistra, avevano premiato Zingaretti più della media. Al contrario, Martina aveva ottenuto percentuali buone (o ottime) in buona parte del Nord, in Campania e in Sicilia.

Primarie PD: la mappa del voto ai congressi di circolo per provincia

La storia

Se guardiamo alle precedenti primarie del PD, il voto dei circoli si è sempre confermato nei gazebo. Nel voto fondativo del PD (ottobre 2007), ci fu solo la fase aperta delle elezioni: in quell’occasione, l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni si impose (75,8%) con i favori del pronostico davanti a Rosy Bindi (12,9%) ed Enrico Letta (11,1%). Nel 2009 Pier Luigi Bersani aveva superato il segretario uscente Dario Franceschini (53,2% a 34,3%). Nei due successivi appuntamenti congressuali (2013 e 2017), Matteo Renzi si era imposto chiaramente in entrambe le fasi, rispettivamente contro Cuperlo, Civati e Pittella sei anni fa, e contro Orlando ed Emiliano nel 2017.

I candidati alle primarie

Nicola Zingaretti

Zingaretti è stato il front runner del congresso fin da quando ha annunciato la sua candidatura, già nella primavera 2018. La sua mozione, “È tempo di scegliere. Prima le persone” si fonda su una decisa critica agli “errori” della dirigenza Renzi e su un’apertura al dialogo con altri soggetti al di fuori del PD. Nei primi mesi dopo le Politiche 2018 (e le regionali del Lazio) sosteneva la necessità di aprire un’interlocuzione anche con il Movimento 5 Stelle. Tuttavia, con il passare dei mesi del governo Conte la sua posizione si è indurita, arrivando infine a escludere qualunque opzione di questo tipo.

Nei sondaggi, piuttosto ondivaghi e non troppo attendibili quando si parla di primarie, è stato accreditato praticamente sempre della maggioranza relativa degli elettori del PD. È appoggiato da fasce larghe e piuttosto diversificate della dirigenza del partito, fra cui Paolo Gentiloni, Franceschini, Boccia e il “collega” Emiliano, governatore della Puglia. Per vincere le primarie ha bisogno che l’affluenza al Centro e al Centro Sud non sia inferiore a quella del Nord. Soprattutto nel Lazio e in Puglia, regioni dove fra gli iscritti il suo vantaggio su Martina è stato massimo.

Maurizio Martina

Il segretario reggente uscente ha aspettato fino a tre settimane dalla chiusura delle candidature per entrare in gioco. La sua mozione, “Fianco a Fianco”, si incentra su un messaggio di unità interna, tanto da annunciare la presenza, nella sua eventuale segreteria, anche degli sfidanti Zingaretti e Giachetti.

Prima del ritiro di Marco Minniti era dato terzo, con un forte distacco dall’ex Ministro e da Zingaretti. Dopo l’abbandono della competizione da parte di Minniti la sua posizione si è consolidata, ricevendo il sostegno di buona parte dei dirigenti renziani. Fra questi Matteo Orfini, Graziano Del Rio, Lorenzo Guerini e Andrea Marcucci. Per vincere le primarie, Martina avrebbe bisogno – eventualità remota ma non impossibile – che gran parte di chi aveva votato Renzi nel 2017 si mobiliti per lui. Inoltre gli servirebbe un’affluenza significativamente più alta al Nord e in Campania (dove gode dell’appoggio informale del governatore Vincenzo De Luca) rispetto alle regioni più favorevoli a Zingaretti.

Roberto Giachetti

Il deputato renziano, da sempre vicino ai Radicali, si è candidato in ticket con Anna Ascani a meno di 48 ore dalla scadenza per la presentazione delle firme. La sua mozione, “Sempre Avanti”, si rifà esplicitamente all’eredità politica di Matteo Renzi, mantenendo una linea particolarmente intransigente tanto verso i fuoriusciti di LeU quanto verso il dialogo con il Movimento 5 Stelle. A sostenerlo sono soprattutto la parte più “radicale” della componente renziana, incoraggiata dalla rivendicazione in toto dell’azione di governo dell’ex segretario.

Per Giachetti, vincere le primarie non sarà affatto facile: il suo path to victory è praticamente invisibile, e richiederebbe una massiccia mobilitazione di elettori renziani nelle città più grandi (dove era andato relativamente meglio nel voto dei circoli), unita a un’affluenza estremamente bassa che riduca al minimo il divario in termini di voti assoluti con gli altri due concorrenti. Più plausibilmente, Giachetti si accontenterà di ottenere buoni risultati a livello locale, cercando di ottenere il maggior numero possibile di delegati in Assemblea Nazionale.

Cosa dicono i sondaggi sulle primarie

I sondaggi sulle elezioni primarie non sono sempre molto affidabili, vista la difficoltà di contattare un numero sufficientemente alto di elettori intenzionati a parteciparvi. Dall’inizio di febbraio ci sono stati cinque sondaggi di istituti considerati nella nostra Supermedia: tre di EMG, uno di Demopolis e uno dell’istituto Noto. Tutti concordano sulle linee generali: Zingaretti primo con ampio margine, Martina secondo in lieve difficoltà, Giachetti terzo con distacco, ma con qualche possibilità residua di insidiare il secondo posto.

Chi vincerà secondo voi?

Anche per le Primarie del PD abbiamo creato un sondaggio predittivo per voi: lo trovate qui.

Vi ricordiamo che domenica sera saremo in diretta dalle 20 alle 24 su SkyTg24, oltre che sui nostri canali social e qui sul nostro sito per aggiornamenti in tempo reale sull’affluenza e sui risultati. Seguiteci!

Giovanni Forti

Romano, studia Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Sant'Anna. Quando non è su una montagna, si diverte con sistemi elettorali, geografia politica e l'impatto delle disuguaglianze sul voto.

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