YouTrend

La Spagna torna al voto

A sei mesi dall’ultima consultazione elettorale in Spagna, l’alleanza fra Podemos e Izquierda Unida cerca di modificare lo scenario elettorale. Ma non sarà facile avere una maggioranza chiara.


Il risultato del referendum sulla permanenza del Regno Unito in Gran Bretagna ha giustamente generato un ampio dibattito sui media. Tuttavia un’altra scadenza elettorale di non poco conto si avvicina: oggi in Spagna gli elettori torneranno al voto per rinnovare il Congreso, dopo le elezioni del 20 dicembre 2015 che non hanno dato a nessuna delle forze politiche una maggioranza in grado di governare.

L’impossibilità di raggiungere il 50% +1 dei seggi – quota 176 – con un patto a due tra Partito Popolare e Ciudadanos, in una coalizione di centrodestra, o tra Partito Socialista e Ciudadanos, in una ipotetica coalizione di centrosinistra, ha bloccato il sistema partitico spagnolo. Parimenti, non vi sono stati gli estremi per stipulare una grande coalizione fra PP e PSOE, scenario che veniva visto come possibile dagli osservatori italiani. A questo si aggiunga che non vi è stata la disponibilità di Podemos a partecipare ad una maggioranza che vedesse i voti dei centristi, condizione invece posta alla base dal PSOE.

Si torna quindi al voto con uno scenario pre elettorale simile, ma con qualche leggera modifica. Da una parte Podemos e il partito di sinistra Izquierda Unida hanno superato le diffidenze – e la rivalità – che avevano contraddistinto i loro rapporti ed anno invece stretto una nuova alleanza, fondendosi nella lista Unidos Podemos. Allo stesso tempo sono state confermate le alleanze locali fra la lista di sinistra e una vasta compagine di partiti locali ed indipendentisti, portando alla conferma di formazioni di sinistra regionalista su base circoscrizionale (En Comù Podem in Catalogna, Compromìs Podemos nella Comunità Valenziana, En Marea in Galizia, Més y Equo nelle Baleari…). Parallelamente, il leader di Unidos Podemos Pablo Iglesias ha moderato gli accenti anti-sistema della propria piattaforma programmatica, cercando di caratterizzarsi come forza potenzialmente di governo. Ad esempio, ha riconosciuto come il socialista Luis Rodriguez Zapatero sia stato a suo avviso il migliore primo ministro della Repubblica.

Il risultato complessivo secondo i sondaggi sembra premiare Podemos, che scalzerebbe il PSOE dal secondo posto, piazzandosi dietro il PP con oltre il 24% dei voti.

Possiamo vedere comunque come si confermi il trend storico di progressivo superamento del tradizionale bipartitismo spagnolo: le forze tradizionali del Partito Popolare e del Partito Socialista non riescono a recuperare il ruolo egemone giocato fino al 2014. Nei due grafici troviamo indicata la media dei sondaggi nei 30 giorni e nelle ultime due settimane prima del voto.

Grazie a questi rapporti di forza, il PP dovrebbe arrivare primo nella maggior parte delle circoscrizioni, mentre Unidos Podemos potrebbe non solo confermarsi prima forza a Barcellona e nei Paesi Baschi, ma anche nelle Canarie, nelle Baleari e a Valenzia. Il PSOE rimarrebbe invece confinato nelle proprie roccaforti dell’Andalusia, la regione meridionale del paese.

Tuttavia non saranno le circoscrizioni a decidere chi vincerà le elezioni, quanto piuttosto un complicato gioco di soglie di sbarramento implicite nella ripartizione dei seggi. Il sistema elettorale spagnolo è infatti un proporzionale con ripartizione su base circoscrizionale: la frammentazione è contenuta dal fatto che le circoscrizioni siano mediamente piccole (eleggono 6 o 7 deputati) e quindi vi sia un’alta soglia di sbarramento implicita. Ad esempio, se Toledo manda a Madrid 6 deputati, la soglia implicita di sbarramento è attorno al 18%. Questo spiega perché solo Madrid, Barcellona e poche altre circoscrizioni molto popolose siano un luogo favorevole ai piccoli partiti. Allo stesso tempo, guadagnare voti in una circoscrizione non equivale a guadagnarli in un’altra: tanto più ci si avvicina alla soglia di sbarramento (come nel caso di Ciudadanos, la forza centrista spesso in quarta posizione e marginalizzata dal sistema elettorale) o tanto più si sta per raggiungere un quoziente superiore per mandare un deputato aggiuntivo (il caso spesso del PSOE e di Podemos), tanto più sarà utile un voto nella determinata circoscrizione.

Detto questo, i rapporti di forza si stimano così, sulla base della media dei sondaggi (simulazione di Kiko Llaneras per El Espanol):

La (possibile?) coalizione di sinistra sarebbe in testa, ma per insediare un governo Unidos Podemos-PSOE ci sarebbe bisogno dell’astensione di una parte delle forze regionaliste. Si potrebbe ipotizzare un accordo con la Sinistra repubblicana catalana (ERC) e la Bildu basca, ma non sarebbe cosa semplice. La distanza delle forze indipendentiste dal governo centrale è quanto mai forte, e questo non rende scontato alcun apporto da parte dei partiti catalani e baschi alla formazione di un governo nazionale. L’unica vera alternativa ad un lungo periodo di instabilità e a nuove elezioni fra sei mesi sembra un governo di unità nazionale con Popolari, Socialisti e Ciudadanos (un’opzione prediletta dal leader centrista Albert Rivera).

Infine, è interessante dare un’occhiata ai grafici realizzati da El Pais sui dati dell’ultimo sondaggio Metroscopia. Come in altri paesi europei (ma non sempre, anzi quasi mai concordi nel descrivere una comune preferenza a livello politico fra i giovani), vi è una spaccatura per classi di età nell’orientamento politico. Da una parte i giovani si posizionano più a sinistra nello spettro ideologico e voterebbero massicciamente per Unidos Podemos. Dall’altra gli anziani sarebbero più vicini al PP e al PSOE, le forze tradizionali affermatesi con la democrazia.

Giovani

VecchiStasera sera sapremo se per la prima volta ci saranno i numeri (e la volontà politica, non scontata date le divisioni all’interno del PSOE) per un governo di sinistra, regionalista ed eurocritico. Un mix non facile da tenere insieme. Oppure se un altro paese europeo si avvierà lungo la strada delle grandi coalizioni, come extrema ratio a fronte di un aumento della frammentazione e della conseguente instabilità.


Andrea Piazza

Laureato in Politica, Amministrazione e Organizzazione all'Università di Bologna, lavora al servizio Affari Istituzionali dell'Unione della Romagna Faentina. Si interessa di sistemi partitici e riordino territoriale. Ha una grave dipendenza da cappelletti al ragù.

Aggiungi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

I nostri social

Seguici sui nostri canali social per non perderti nessuno dei nostri contenuti

Supermedia dei Sondaggi

Send this to a friend