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A Bruxelles con i vincitori di Election Days™ 2018


Anche quest’anno, per noi di Quorum/YouTrend dicembre, è stato il mese del viaggio in una capitale europea insieme ai ragazzi del team vincitore di Election Days™. L’edizione 2018 è stata vinta dal team “Nevada”, composto da Francesco Cianfanelli, Claudio Martino, Jacopo Ramazzotti e Andrea Zappelli (ed era sicuramente con noi, anche se sol col pensiero, Sabrina Quaranta, anche lei nel team vincente).

Se negli anni precedenti eravamo stati a Londra e Parigi, quest’anno – a sei mesi da quelle che qualcuno ha definito “le elezioni europee più decisive che ci siano mai state” – non poteva esserci destinazione migliore di Bruxelles, sede delle più importanti istituzioni dell’Unione Europea.

Il primo giorno, subito dopo esserci sistemati in albergo, ci siamo diretti verso la prima, eccezionale tappa: la sede del Parlamento Europeo.

Nel Parlamento Europeo lavorano tantissimi assistenti e funzionari, oltre che tutti gli europarlamentari eletti direttamente da centinai di milioni di cittadini europei. Si tratta di un palazzo davvero imponente, ma per fortuna, a guidarci c’era Ambra Porcedda, assistente dell’europarlamentare italiano Renato Soru (gruppo S&D, eletto con il PD nel 2014).

Ambra ci ha spiegato nel dettaglio come funzionano i lavori dell’Europarlamento e quali sono le dinamiche tra i vari gruppi politici – e soprattutto tra i rappresentanti dei diversi paesi che compongono l’Unione.

I presidenti dell’Europarlamento prima del 1979 (quando fu introdotta l’elezione diretta dei deputati): l’Italia, tra i 6 paesi fondatori, in quel periodo ne ebbe 5 su 15.

I presidenti che sono venuti dopo l’introduzione dell’elezione diretta. Manca la foto di Tajani (il cui mandato è ancora in corso), unico italiano dal 1979 in poi.

Ogni istituzione è di per sé un covo di tonnellate di documenti di carta. Pensate cosa vuol dire un parlamento in cui bisogna stampare i documenti in decine di lingue diverse…

Il Parlamento Europeo non è un’istituzione “chiusa”: al contrario lavora costantemente in sinergia con altri soggetti e istituzioni. Una di queste è il CECOP, la confederazione che riunisce le sigle cooperative attive nell’industria e nei servizi di tutta Europa. A parlarci del tipo di attività tipiche di questa sinergia tra istituzioni (ciascuna in rappresentanza di istanze diverse) abbiamo ritrovato Mila Shamku, già tutor nella prima edizione di Election Days™ nel 2014.

(Naturalmente, il tutto davanti a qualche birra e a un gustoso tagliere di specialità locali, giusto per chiudere in bellezza la prima giornata)

La seconda giornata si è aperta con la visita ad una delle più importanti agenzie di comunicazione digitale e public affairs in Europa (e nel mondo): la Burson Cohn & Wolfe. Alcuni lettori forse ricorderanno che Burson-Marsteller è stato tra gli autori di una ricerca pubblicata qualche mese fa su quali fossero i media che influenzano di più i decisori pubblici in Europa (curiosa coincidenza: a scrivere di quello studio per YouTrend fu proprio uno dei ragazzi che diversi mesi dopo avrebbe vinto ED18).

Il lavoro di un’agenzia di public affairs nel “cuore” politico dell’Unione Europea non è semplice. Ne abbiamo avuto un’idea piuttosto chiara grazie alla spiegazione di Karen Massin, CEO di BCW, con cui abbiamo imparato come si formano le policies pubbliche dell’Unione, e quanto lavoro bisogna fare per far sì che alcuni interessi vengano tutelati.

La slide nella foto a sinistra mostra la struttura “spaziale” delle decisioni in UE. Come sa chi ha letto questo nostro articolo sull’argomento l’iniziativa legislativa è della Commissione, eletta dai capi di stato e di governo dei paesi membri (il Consiglio) e controllata dal Parlamento a cui è legata da un vincolo di fiducia (un po’ come accade a un governo nazionale in una democrazia parlamentare). Le iniziative della Commissione devono essere approvate – spesso in modalità di “co-decisione” – dal Parlamento e dal Consiglio. In generale, è comunque quest’ultimo a “dettare l’agenda” e a stabilire su quali grandi questioni l’Europa deve occuparsi: ecco perché si sente spesso parlare nei notiziari dei famosi “vertici” tra i capi di stato e di governo dei paesi membri.

Nella seconda parte della mattinata abbiamo incontrato Gauthier Bias. Gauthier ha lavorato per anni nel settore del public affair, prima di mettersi in proprio e fondare una società che si occupasse di comunicazione. Così è nata la Old Continent, agenzia di comunicazione visiva (il riferimento è alla definizione di Europa come “vecchio continente”).

D’altronde, se c’è un problema che hanno le istituzioni europee, spesso ha a che fare proprio con l’incapacità di comunicare il proprio ruolo effettivo e la reale portata delle decisioni prese a livello di Unione.

Dopo un pranzo veloce, ci siamo diretti verso il nostro appuntamento successivo: quello nella sede del Partito Popolare Europeo (EPP), da molti anni il gruppo politico più grande e influente nelle istituzioni europee (appartiene all’EPP il maggior numero di eurodeputati, nonché il Presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani e quello della Commissione, Jean-Claude Juncker).

Nathan Shepura e Gareth Ham sono due grandi professionisti già al lavoro sulla strategia del PPE in vista delle prossime Europee. Non è facile declinare in 27 paesi diversi un messaggio che abbia una portata “continentale”, ma questa è decisamente una sfida entusiasmante per chi si interessa di elezioni e comunicazione politica.

(Quella a sinistra è una macchina per farsi i selfie. E per STAMPARLI.)

Subito dopo siamo stati nella sede dell’altro grande e “glorioso” gruppo politico europeo, ossia il Partito Socialista Europeo (PES). Anche il gruppo dei socialisti e dei democratici europei è già in assetto da battaglia per le Europee dell’anno prossimo. Qui, il vice-segretario esecutivo, l’italiano Giacomo Filibeck, ci ha spiegato qual è la sfida più importante per i progressisti europei, ovvero, insidiare il primato dei popolari. Come intendono farlo? Promuovendo un cambiamento dell’attuale sistema europeo, ma senza rinnegare del tutto l’Europa, come invece fanno i partiti e i movimenti populisti.

Il PSE ha almeno un partito affiliato in tutti i paesi membri dell’UE. In Italia è rappresentato dal PD e dal PSI.

Infine, per chiudere davvero in bellezza, abbiamo visitato il Parlamentarium. Il centro visitatori del Parlamento Europeo è, in realtà, un vero e proprio museo che abbraccia la storia di tutta l’Unione Europea.

Definire “interessante” il Parlamentarium è perfino riduttivo. L’itinerario inizia con una galleria dedicata ai documenti costitutivi delle prime comunità europee nei primissimi anni ’50. Fa una certa impressione vedere con i propri occhi le diverse bozze, dattiloscritte e con le correzioni segnate a penna, del primo accordo tra Francia e Germania Ovest su quella che poi sarebbe diventata la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), embrione della CEE poi diventata UE.

Nel 1979 non c’era ancora la #maratonaYouTrend e quindi per seguire i risultati delle prime elezioni europee a suffragio universale bisognava arrangiarsi con telefono, carta e penna. Pensate che tempi.

Vi è anche un’intera sezione dedicata alla composizione del Parlamento, con le schede interattive dei singoli eurodeputati, la disposizione nell’emiciclo dei vari gruppi politici e la loro nazione di provenienza.

Di fianco, una sala interattiva a forma di emiciclo. Qui i visitatori possono simulare una vera e propria seduta dei lavori parlamentari, “sfogliando” una proposta di legge virtuale su un touch screen e votando per approvarla, respingerla o modificarla. Ma la parte più bella in assoluto per noi è stata senz’altro la sala circolare su cui erano proiettate (nelle diverse lingue) le risposte al recente sondaggio di Eurobarometro, con la percentuale di favorevoli e contrari alle singole domande. Il tutto, era evidenziato con colori diversi su una mappa dell’Europa ricostruita sul soffitto. Un’esperienza a metà strada tra il mistico e il demoscopico.

Incredibilmente, l’ingresso al Parlamentarium è gratuito. Un modo migliore per concludere la nostra fantastica due giorni a Bruxelles non poteva esserci.

(Anzi, sì: con una bella cena a base di carbonnade e birra. Ma questa è un’altra storia!)

Redazione

La redazione di YouTrend

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