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I media che influenzano l’Europa

Spesso l’Unione Europea viene criticata per le decisioni che vengono prese dalle sue istituzioni. Ma da chi si fanno influenzare i decisori europei?


È il sito Politico.eu il media più influente all’interno delle istituzioni dell’Unione Europea. Lo ha rivelato una ricerca condotta da ComRes/Burson-Marsteller, intervistando, tra marzo e maggio 2018, 230 persone divise in tre categorie: europarlamentari, membri degli staff delle istituzioni europee e opinion-formers (giornalisti, membri di think tank e associazioni di categoria). La testata americana, che dal 2015 ha anche un’edizione europea con sede a Bruxelles, precede il Financial Times, la BBC e The Economist. Al quinto posto si piazza Twitter, che supera ampiamente Facebook: i più scettici sulla piattaforma di Mark Zuckerberg sono i più giovani e gli over-65. Al momento di prendere le decisioni diventano però decisivi i contatti personali e professionali, molto più di giornali e social media.

Alla domanda “nel tuo ruolo, quanto sono influenti i seguenti media, riguardo alle informazioni sull’Unione Europea e a quelle importanti per prendere decisioni consapevoli?”, il 69% ha dato un feedback positivo al riguardo di Politico, in testa in tutte e tre le categorie di intervistati. Rispetto agli altri, gli europarlamentari considerano generalmente meno influenti i media, ma danno un credito relativamente alto a Facebook (44%). Fra i membri dello staff delle istituzioni UE spiccano i dati di testate specializzate sulla politica comunitaria, come EUobserver (65%) ed Euronews (63%), mentre gli opinion-former si distinguono per l’importanza che danno a LinkedIn (35%). In ognuna delle tre categorie Twitter resta comunque il social network più importante per prendere decisioni.

Fra gli europarlamentari le risposte variano anche in base al partito d’appartenenza: fra gli appartenenti al gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) è la BBC la testata più influente (72%), mentre i Popolari europei preferiscono Politico (70%). Tra i media più “divisivi”, spiccano EUobserver, BBC e Financial Times, decisamente più influenti fra i socialdemocratici che fra i popolari, mentre questi ultimi, rispetto ai primi, prediligono le testate americane come Politico, Wall Street Journal e New York Times. Sono invece più trasversali Facebook e Twitter, anche se in entrambi i casi i popolari affermano di esserne leggermente più influenzati dei colleghi di S&D.

Anche l’età è una variabile importante: includendo tutte le categorie di intervistati, i giovani (25-34) fanno particolare affidamento su Politico – comunque la prima testata in tutte le fasce d’età – e sul Financial Times. Gli intervistati over 65 sono in generale molto meno influenzati dai media, ma fra questi prediligono Politico e Euronews. Per quando riguarda i social network, Twitter batte Facebook in tutte le fasce di età. I più anziani (65+), nonostante siano i più scettici nei confronti dei social, considerano comunque Facebook più influente di testate autorevoli come il New York Times e il Wall Street Journal.

Ma alla fine, quando c’è da prendere le decisioni, ciò che conta di più non sono né i media tradizionali né i social network: per il 93% infatti sono decisivi i propri contatti personali o (anche qui con il 93%) i propri colleghi. Seguono le informazioni provenienti dagli stati membri o dalle istituzioni europee e gli incontri con gli stakeholder. I media tradizionali sono solo in quinta posizione (77%), i social media in settima (48%), video e infografiche sono ottavi e ultimi (47%).

Se tutti, soprattutto i più giovani e i più anziani, concordano nel dare grandissima importanza a contatti personali e professionali, i giovani tendono ad affidarsi più degli altri agli incontri con gli stakeholder e alle informazioni fornite dagli stati membri o dall’Unione Europea. I più giovani e i più anziani sono inoltre d’accordo nel dare maggiore importanza ai media tradizionali e minore importanza ai social, rispetto agli altri intervistati.

Non solo i giovani considerano i social media una fonte d’informazione meno affidabile per formarsi un’opinione consapevole, ma hanno anche una forte predilezione per Twitter rispetto a Facebook. Il social dei 280 caratteri è ritenuto il più utile in ogni fascia di età, ma è proprio fra i più giovani che il divario rispetto alla piattaforma di Zuckerberg è più ampio: 57% contro 24%, con Twitter che ottiene un valore due volte e mezzo superiore a Facebook (fra i 55-64 anni il divario è molto inferiore).

Rispetto al 2017 Twitter riesce anche a scavalcare Facebook come social network più utilizzato per lavoro. Sale al 46% il numero di intervistati che usa Twitter almeno una volta al giorno (era il 39% un anno fa), mentre scende al 39% il dato di Facebook (5 punti persi in un anno). La app più utilizzata è però WhatsApp, indicato dal 56% degli intervistati. Molto staccati YouTube e LinkedIn: solo  il 18% li utilizza quotidianamente. Se si considera l’uso su base settimanale sale ancora di più Twitter (71%), che supera WhatsApp e distacca Facebook di ben 11 punti percentuali.

Anche in questo caso è fra i più giovani che la piattaforma di Mark Zuckerberg subisce la sconfitta peggiore. Nella fascia d’età 25-34 Twitter è molto più utilizzato di Facebook (66% contro 32%), ma con l’avanzare dell’età le distanze si accorciano, fino ad arrivare alla fascia d’età più alta (65+), dove le posizioni si invertono, seppur con un divario si soli 3 punti.

Proprio il rapporto fra i giovani decisori europei e i social è forse il dato più interessante dell’indagine di ComRes/Burson-Marsteller. Tralasciando gli over 65, i più giovani (25-34 anni) sono quelli che utilizzano meno Facebook, LinkedIn e Instagram in ambito professionale, e sono penultimi per l’utilizzo di YouTube. Sono però ampiamente primi per l’uso di Twitter. Se i dati sull’utilizzo delle maggiori piattaforme sono comunque abbastanza in linea con quelli dei colleghi più anziani, è nell’influenza che social hanno sulle diverse fasce d’età che si nota la vera differenza: solo il 37% dei giovani li ritiene importanti per prendere decisioni, contro il 61% degli intervistati compresi fra i 35 e i 44 anni. Particolarmente bassa è la fiducia dei giovani in Facebook: solo il 23% si fa influenzare dalla piattaforma di Zuckerberg, contro il 44% degli intervistati fra i 55-64 anni. Dati che mostrano che i giovani, pur utilizzando molto i social network, sono più consapevoli dei colleghi più anziani dei limiti di queste piattaforme nel formarsi un’opinione coerente, e preferiscono affidarsi ad altre fonti.

 


Clicca qui per scaricare le tabelle integrali della ricerca di ComRes/Burson-Marsteller


Francesco Cianfanelli

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