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Com’è cambiata la mobilità in Italia durante la seconda ondata

Con i dati del Google Mobility Report è possibile scoprire come si sono modificati gli spostamenti degli italiani negli ultimi 3 mesi

A partire da settembre, l’Italia è stata colpita, come gran parte dell’Europa, dalla seconda ondata del coronavirus. I casi di contagio hanno iniziato a salire rapidamente e il governo ha adottato diverse misure restrittive per arginarne la crescita.

Ma com’è cambiata la mobilità in Italia in questi ultimi mesi di misure anti-contagio? Per provare a rispondere, analizziamo i dati del Google Mobility Report: Google, sulla base dei dati di Maps, elabora delle statistiche relative alla mobilità fissando come base le prime cinque settimane del 2020, cioè uno dei periodi di relativa normalità. Se quindi ci si sta muovendo esattamente come a inizio anno, nei grafici si vedrà il valore zero.

I grafici rappresentano medie mobili a sette giorni e dai dati sono stati esclusi quelli relativi ad “alimentari e farmacie” e “parchi”, in quanto secondari. Va inoltre tenuto presente che tutti i dati sono relativi alle variazioni relative dei movimenti e non si tratta di valori assoluti. 

 

I movimenti a livello nazionale

A livello nazionale, si vede come i primi cambiamenti nella mobilità si abbiano nella seconda settimana di ottobre, quando inizia a calare particolarmente quella relativa al “tempo libero” (spostamenti legati a ristoranti, bar, centri commerciali, parchi a tema, musei, biblioteche e cinema) e ai “trasporti” (hub del trasporto pubblico, ad esempio stazioni ferroviarie, della metropolitana e degli autobus). Ricordiamo che il primo decreto per contenere la seconda ondata è dell’8 ottobre: in esso si stabilisce l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto. Successivamente, il 13 ottobre un Dpcm stabilisce nuove regole per cinema, teatri, cerimonie, competizioni sportive e feste.

Il calo di trasporti e tempo libero prosegue per tutto ottobre e novembre arrivando a valere tra il 45 e il 50% in meno del normale. A fine ottobre, poi, Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia e Piemonte impongono il coprifuoco notturno e il 26 ottobre il governo chiude cinema, teatri, musei, sale scommesse per tutto il giorno e bar e ristoranti dalle 18:00.

A partire da novembre, il governo ha suddiviso le regioni italiane in tre zone a cui sono associati provvedimenti diversi. A essere in zona rossa dall’inizio di novembre sono Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta; da metà mese si aggiungono poi Campania, Alto Adige e Toscana. Complessivamente a metà novembre quasi 25 milioni di italiani si trovano nella zona rossa, che tra le altre cose vieta di uscire di casa se non per motivi essenziali come salute, lavoro e studio. 

Tra gli ultimi giorni di novembre e i primi di dicembre c’è una leggera ripresa della mobilità legata al tempo libero e ai trasporti, pur restando a livelli estremamente bassi.

La mobilità relativa al lavoro, invece, già a inizio settembre era su livelli sensibilmente minori rispetto al normale (-20). Andando avanti nel mese, con la progressiva riapertura dei posti di lavoro, sale leggermente e si stabilizza fino a metà ottobre. Si assiste poi a un calo a partire da fine ottobre e si passa da un -20 a un -31 nelle prime due settimane di novembre. Il calo è molto probabilmente attribuibile ai Dpcm governativi e alla decisione delle aziende che ne hanno la possibilità di mettere in smart working i propri dipendenti.

Al calo della mobilità è associata una ripresa del tempo passato presso la propria abitazione: ai primi di settembre è indicativamente ai livelli normali, ma a partire dalla seconda metà di ottobre si assiste a un progressivo aumento, finché a fine novembre è a 15 rispetto a una base di zero. Va comunque tenuto presente che non si hanno mai variazioni particolarmente elevate, perché il tempo che si passa presso la propria abitazione è già di per sé elevato. Non vanno poi confrontate le variazioni del tempo passato a casa con quello degli altri indicatori perché, come abbiamo detto all’inizio, si tratta di variazioni relative e non assolute. 

 

I movimenti a livello regionale

Un’analisi di tipo regionale permette di identificare dei trend meno evidenti a livello nazionale: cambiando regione nel grafico si può infatti vedere l’andamento diverso dei quattro indicatori, per esempio in Lombardia.

I grafici lombardi evidenziano bene qual è stato l’effetto della zona rossa: come abbiamo detto è stata imposta nelle prime regioni a partire dal 3 novembre, con effetti a partire dal 5 dello stesso mese. La mobilità per il tempo libero è così passata da -34 a -62 nel giro di una settimana, quella per i trasporti da -42 a -62, quella per il lavoro da -29 a -38 e quella per la casa da 11 a 20. 

In Piemonte l’effetto è stato molto simile: si è passati da -28 a -55 per il tempo libero, da -34 a -57 per i trasporti, da -26 a -36 per il lavoro e da 10 a 18 per la casa.

Sia in Lombardia che in Piemonte, la zona rossa ha ridotto notevolmente la mobilità, in particolar modo per il tempo libero e i trasporti. In entrambi i casi il “picco” della riduzione della mobilità è arrivato una settimana dopo l’imposizione delle misure; successivamente i primi tre indicatori sono tornati a salire, nonostante siano ancora ben al di sotto dei livelli del 5 novembre e anche del normale. Da fine novembre, inoltre, entrambe le regioni sono passate in zona arancione.

Rimanendo nella zona arancione, una delle regioni colorate in questo modo per tutto novembre è stata la Puglia. anche qui si è assistito ad una riduzione della mobilità a partire dai primi di novembre, quando sono state imposte le misure restrittive. A differenza della zona rossa, però, il picco del calo lo si ha avuto intorno al 23 novembre.

Ad essere da sempre in zona gialla è invece il Veneto, regione che in questi ultimi giorni ha dati poco rassicuranti sui casi di contagio e i decessi. In generale, si vede come vi sia stato un progressivo calo della mobilità, in particolar modo quella legata ai trasporti, ma nessun crollo da un giorno all’altro. La settimana scorsa il tempo libero era a -30, i trasporti a -45, il lavoro a -20 e la casa a +10. 

 

I movimenti a livello provinciale

Infine, quest’ultimo grafico permette di vedere in ogni provincia italiana l’andamento della mobilità negli ultimi tre mesi. Nell’ultima settimana considerata dal report (28 novembre-5 dicembre) la provincia con il minor livello di mobilità rispetto al normale per quanto riguarda il tempo libero è stata Sondrio (-55), quella per i trasporti Varese (-65), quella per il lavoro Crotone (-37) e quella con il maggior numero di persone a casa Pisa (18). 

Lorenzo Ruffino

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