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Coronavirus: la situazione in Italia è migliore o peggiore del resto d’Europa?

Tutta l’Europa è alle prese con la seconda ondata: in alcuni paesi, però, la situazione appare più grave che in altri.

Da settembre tutti i paesi europei sono stati investiti dalla seconda ondata dei casi del nuovo coronavirus. La maggior parte dei paesi sta avendo un numero di diagnosi sensibilmente maggiore di marzo e aprile e in diversi stati la situazione complessiva è particolarmente grave.

Come va quindi l’Italia in confronto con gli altri paesi?

 

Così in Europa

Lo European Centre for Disease Prevention and Control è l’agenzia europea che si occupa di aiutare gli Stati membri ad affrontare le malattie infettive. Oltre a questo, raccoglie giornalmente i dati dei paesi europei ed elabora diversi grafici e mappe.

Una delle mappe è quella dei casi complessivi nelle prime due settimane di ottobre in rapporto alla popolazione. Si vede come tra le zone peggiori vi siano la Spagna, la Francia, gran parte del Regno Unito, la Polonia e l’intera Repubblica Ceca. L’Italia, in particolar modo nella parte settentrionale e centrale, è al penultimo gradino nella scala, mentre il meridione appare messo meglio.

Situazione diversa per i paesi nordici: Norvegia e Finlandia, oltre alle tre repubbliche baltiche, hanno sensibilmente meno casi, mentre la Svezia presenta una situazione più eterogenea. Tra i paesi dell’Europa centrale, invece, la Germania risulta essere il paese messo meglio.

 

L’ECDC pubblica anche una mappa bivariata che mette in relazione il tasso di positività con l’incidenza dei casi. Il tasso di positività è un indicatore importante da guardare, in quanto ci dice quanto i paesi sono capaci nel trovare i casi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità questo tasso deve restare sotto il 5%: al di sopra di tale soglia si rischia di non avere più l’epidemia sotto controllo.

L’ECDC colora in rosso i paesi che hanno un tasso di positività:

  • Superiore al 4% e più di 50 casi per 100.000 abitanti;
  • Inferiore al 4% e più di 150 casi per 100.000 abitanti.

In questa situazione appare essere quasi tutta l’Europa. Anche qui solo la Germania, i paesi baltici e i paesi scandinavi, oltre alla Grecia, sono ancora in arancione o verde. 

 

Va comunque considerato che questa era la situazione una settimana e mezzo fa. Nel frattempo, come vedremo, i dati sono peggiorati, ma tendenzialmente i rapporti tra i paesi sono rimasti simili.

Se si osservano invece i dati più recenti per 100.000 abitanti, si può vedere come i paesi nella situazione peggiore – sia come crescita, sia come incidenza dei casi – sono Belgio, Repubblica Ceca, Lussemburgo e Slovenia. 

 

Nel resto dell’articolo guarderemo all’andamento della situazione nei 5 principali paesi europei: Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e Germania.

 

L’Italia

L’Italia è passata da una media di 2.000 casi a inizio ottobre a 18.000 ieri, dopo una serie di raddoppi settimanali. La crescita è in particolar modo dovuta al Nord-Ovest, dove ci sono due delle regioni con la maggiore incidenza (Liguria e Valle d’Aosta). 

Nel nostro Paese, il numero di tamponi effettuati non è riuscito a tenere il passo con la crescita dei casi: il tasso di positività sui tamponi è infatti arrivato a essere superiore al 10%, mentre quello sulle persone testate è al 18%.

Le persone in questo momento ospedalizzate sono quasi 14.000 e quelle in terapia intensiva hanno superato le 1.400: i pazienti positivi al Covid-19 in questo momento occupano pertanto il 21,3% dei posti di terapia disponibili. I dati si riferiscono esclusivamente ai pazienti in questo momento positivi e non tengono conto di tutti gli altri già occupati da pazienti con altre patologie (circa il 60-70% normalmente). Ad avere tassi di occupazione superiore al 30%, in particolare, sono Campania, Valle d’Aosta e Umbria. 

Si sta dunque assistendo a un peggioramento della situazione: l’Indice di Gravità elaborato da YouTrend, che confronta i dati di oggi con quelli peggiori di marzo, ha toccato ieri quota 60 su 100, un livello sostanzialmente pari a quello del 9 marzo (se vuoi saperne di più su come abbiamo costruito l’Indice, leggi la nostra metodologia completa).

Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia il sistema di tracciamento dei contatti non sta più funzionando adeguatamente. Per almeno 23.018 casi, pari al 44% di quelli notificati all’Iss tra il 12 e il 18 ottobre, non è stato possibile identificare un collegamento epidemiologico. In 4 casi su 10 quindi non si sa come la persona sia stata contagiata.

 

 

La Spagna

La Spagna è il paese europeo in cui i casi hanno iniziato a salire più rapidamente: il Governo spagnolo nei suoi bollettini non comunica i dati per data di notifica, come in Italia, ma per data di prelievo.

Ieri il Centro de Coordinación de Alertas y Emergencias Sanitarias, l’ente che in Spagna si occupa di coordinare la risposta al coronavirus, ha detto che negli ultimi 14 giorni sono stati diagnosticati 205.256 casi, di cui 63.789 con sintomi, un numero che inevitabilmente crescerà nei prossimi giorni con il consolidamento dei dati. I casi notificati sono invece pari a 220.652, e sono in forte aumento nelle comunità autonome di Aragona, Castiglia e León, Catalogna e Navarra, oltre che nelle exclavi di Ceuta e Melilla.

Negli ultimi sette giorni la Spagna ha registrato 4.658 ricoveri in ospedale, di cui 292 nelle terapie intensive. Complessivamente il 14% dei posti letto disponibili e il 25% di quelli in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid-19. A Madrid e Ceuta si arriva al 40% di posti occupati in terapia intensiva, a Melilla addirittura al 50%.

Per quanto riguarda i test, la Spagna tra il 16 e il 22 ottobre ha condotto 826.550 tamponi classici (PCR) e 199.362 test antigenici, con un tasso di positività del 13,3% che appare di nuovo in crescita dopo alcune settimane migliori.

Negli ultimi sette giorni ci sono stati invece 746 decessi: anche in questo caso i dati sono forniti per data di avvenimento e non notifica, pertanto aumenteranno ancora nei prossimi giorni. 

 

 

La Francia

La Francia, insieme alla Spagna, è uno dei paesi dove i casi sono ripresi a crescere prima, ed è quello con i numeri assoluti maggiori in Europa (del resto è anche lo Stato UE più popoloso dopo la Germania).

Al momento in Francia ci sono 18.978 persone ricoverate e 2.918 in rianimazione. Anche la Francia fornisce il numero di nuove ospedalizzazioni: nella giornata di martedì si sono registrati 2.988 nuovi ricoveri in ospedale e 431 in rianimazione. 

I tassi di occupazione dei letti di terapia intensiva sono molto elevati in diverse zone. In Alvernia-Rodano-Alpi è occupato il 90% dei posti in rianimazione, nell’Île-de-France, dove si trova Parigi, il 73%. Sopra il 60% ci sono poi le regioni Alta Francia, Provenza-Alpi-Costa Azzurra e Corsica. Dall’Alvernia-Rodano-Alpi stanno trasferendo i pazienti in altre zone, mentre l’Alta Francia sta attivando nuovi letti. 

Sempre ieri la Francia ha notificato 523 decessi, di cui 288 avvenuti in ospedale e 235 nelle case di riposo. In queste ultime ieri si sono anche registrati 5.036 casi.

 

In generale, la Francia si sta avvicinando come decessi e ospedalizzazioni ai numeri di marzo e aprile, mentre come casi li ha già ampiamente superati. 

I dati sui numeri dei test condotti non vengono diffusi giornalmente, ma solo in certi giorni. Possiamo comunque osservare come da metà ottobre vengano condotti oltre 200.000 tamponi al giorno, con punte anche di 260.000, mentre la domenica crollano anche sotto quota 100.000. Il tasso di positività è arrivato al 18,4% e continua a salire molto rapidamente. 

A differenza dell’Italia, la Francia comunica i dati sui test e sui positivi per fascia di età: si può vedere come l’epidemia sia prima cresciuta tra i più giovani per poi passare ai più anziani. Le fasce dei 20-29 anni e quella degli over 90 sono le due più colpite. La migliore è quella degli 0-9 anni che è anche quella con il minor tasso di positività.

 

Per questa sera è previsto un discorso del presidente Emmanuel Macron. Parlerà alle 20:00 dall’Eliseo per annunciare nuove misure: le indiscrezioni della stampa parlano di un rafforzamento del coprifuoco o addirittura di un lockdown a livello nazionale, anche se più flessibile di quello che ci fu in primavera.

 

Il Regno Unito

Anche il Regno Unito ha avuto una rapidissima crescita nella prima settimana di ottobre, riuscendo poi a rallentare il ritmo nelle due successive: ciononostante, sta registrando comunque oltre 20.000 casi al giorno. 

Negli ultimi sette giorni l’Irlanda del Nord è stata la zona più colpita in rapporto alla popolazione con 380 casi per 100.000 abitanti, mentre Inghilterra e Galles sono a 220 e la Scozia a 165. Il governo nordirlandese ha scelto di chiudere le scuole, mentre il Galles è andato in lockdown per due settimane. 

Il Regno Unito processa comunque molti più di test dell’Italia: nonostante gli alti numeri dei casi, infatti, il tasso di positività è intorno all’8-9%. Il governo ha inoltre dichiarato di aver incrementato la capacità fino a 450.000 test al giorno, oltre il doppio di agosto, anche se in media adesso è arrivato a processarne fino a 300.000 al giorno.

In ospedale ci sono 9.199 persone e 851 sono in terapia intensiva. Anche il Regno Unito fornisce il numero di persone ammesse in ospedale e negli ultimi giorni sono sopra quota 1.000. Il numero di decessi, infine, sta aumentando: solo ieri ne sono stati registrati 367. 

 

 

La Germania

Come anticipato la Germania è il paese che va meglio, anche se ci sono ampie differenze a seconda delle zone. Nella zona occidentale e in quella meridionale infatti la situazione è sensibilmente peggiore.

 

Il Land con il maggior numero di casi negli ultimi sette giorni in relazione alla popolazione è quello di Berlino; quello che invece va meglio è Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Se si guarda invece all’incidenza dei casi, il Land peggiore è la Baviera.

Secondo il Robert Koch-Institut, un’ente del Governo che si occupa del controllo e della prevenzione delle malattie infettive, la trasmissione del virus è diffusa e ci sono diversi casi legati a feste con famiglie e amici. In generale, però, ci sono molti piccoli focolai in case di riposo, ospedali, strutture per migranti, scuole e asili.

L’indice R, quello che valuta l’evoluzione dell’epidemia, è a 1,17: essendo sopra 1 vuol dire che i casi stanno aumentando. A differenza dell’Italia, comunque, l’indice è aggiornato quotidianamente con un sistema di nowcasting.

Le persone in questo momento in terapia intensiva sono 1.470 e 688 sono sottoposte a ventilazione meccanica. La Germania dispone di circa 29.400 letti in terapia intensiva e il RKI è in grado di dire quanti sono effettivamente liberi: il 26%. Calcolando il tasso di occupazione come in Italia, cioè considerando solo il numero di persone in terapia intensiva per Covid-19, esso risulta pari al 6,15%.

Negli ospedali ci sono invece 6.500 persone, mentre i decessi si mantengono molto bassi rispetto agli altri paesi; negli ultimi giorni la media in Germania è stati di 40-50 decessi al giorno. 

Secondo la cancelliera Angela Merkel i pazienti ricoverati in terapia intensiva stanno raddoppiando ogni dieci giorni: il sistema collasserebbe con quattro raddoppi consecutivi, nonostante la Germania sia in grado di aggiungere fino a 12.700 posti ulteriori in soli sette giorni.

 

Conclusione

La situazione appare al momento molto preoccupante in tutta Europa. La Francia e la Spagna sono particolarmente colpite e le misure messe in atto non sembrano aver funzionato particolarmente: in Francia, in particolare, la pressione sugli ospedali sta diventando molto elevata e in alcune zone è già insostenibile. Nel Regno Unito si è invece riusciti a rallentare leggermente la crescita, ma non è ancora stato raggiunto il picco, mentre la situazione in Germania va meglio e la pressione sulle strutture ospedaliere è migliore grazie all’enorme numero di posti in terapia intensiva che ha rispetto agli altri paesi (anche qui, comunque, la situazione sta peggiorando rapidamente).

L’Italia appariva in una situazione sensibilmente migliore fino a tre settimane fa. La crescita esponenziale ha però portato a raddoppi settimanali dei casi che stanno facendo salire molto rapidamente le persone ospedalizzate e i decessi, mentre il tasso di positività è molto alto e cresce più rapidamente di Spagna e Francia. Complessivamente, la situazione si sta rapidamente deteriorando e appare sempre più simile a marzo.

Lorenzo Ruffino

2 commenti

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  • “Il tasso di positività è un indicatore importante da guardare, in quanto ci dice quanto i paesi sono capaci nel trovare i casi”
    Detto così sembra che più il tasso è alto meglio è perché a parità di numero di tamponi si riescono a scovare più casi, vero solo in parte, il suo significato principale è indicare quanto è diffuso il virus nella popolazione testata. Il tasso in Italia per l’ultima settimana di settembre è 3% circa, mentre negli ultimi 7 giorni 19%, e il motivo dell’aumento non è di sicuro un aumento nella capacità di trovare i casi, anche perché come hai fatto notare il tracciamento ormai non funziona più.

    In Italia i pazienti positivi al Covid-19 in questo momento occupano il 22.8% dei posti disponibili in TI, non il 36.8% (1536 posti occupati su 6746 disponibili).

    • Se poi uno legge la frase successiva sulla soglia stabilità dall’Oms è chiaro che deve essere basso. Sulle terapie intensive, vero. Il 37% sono i posti delle aree mediche rilevanti occupati. Adesso è corretto.