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Regionali in Campania: De Luca (stra)vince ovunque

Vincenzo De Luca stravince e viene eletto per il suo secondo mandato come Presidente della Regione Campania

In Campania è successo annunciato quello del Presidente uscente Vincenzo De Luca, che viene eletto per la seconda volta come Presidente della Regione affermandosi in tutte le principali città e vincendo con il 69,5% dei voti. Il risultato di De Luca non lascia spazio ai suoi avversari: il principale – e ormai “storico” – rivale di De Luca, il candidato del centrodestra Stefano Caldoro, ottiene il 18,1% dei voti, mentre si ferma al 9,9% la candidata 5 Stelle Valeria Ciarambino. Tra i fattori che hanno portato De Luca ad una vittoria così netta è impossibile non citare la gestione dell’emergenza sanitaria, che ha giovato all’immagine del Governatore aumentando enormemente la percentuale di consensi in suo favore.

Per quanto riguarda i voti alle liste, il Partito Democratico si afferma come prima lista con 398 mila voti (16,9%), mentre al secondo posto – a confermare la forza del “brand” De Luca – troviamo la lista De Luca Presidente (313 mila voti, 16,9%). Quella del PD è quindi, una sostanziale tenuta, non solo rispetto alle precedenti Politiche ed Europee, ma anche rispetto alle Regionali di 5 anni fa, soprattutto considerando che la Campania è stata la regione dove Italia Viva ha fatto registrare di gran lunga il suo miglior risultato (7,4% e quasi 174 mila voti). La Lega, che nel 2015 non era presente alle elezioni Regionali, perde significativamente rispetto ai risultati delle Europee (289 mila voti in meno), ma si mantiene sui numeri registrati alle Politiche. Anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ottengono un buon risultato, raccogliendo 139 mila voti (in aumento rispetto alle Regionali 2015 e alle Europee 2019) e risultano il primo partito del centrodestra in Campania, nonostante questo traguardo sia stato raggiungo con 6% scarso. Quella del Movimento 5 Stelle è invece una caduta verticale, dal momento che ha perso 508 mila voti rispetto alle scorse Europee e ben 1,2 milioni di voti rispetto alle Politiche del 2018, in una regione che proprio in quell’occasione si era dimostrata una vera e propria “roccaforte gialla”. Infine, deludente risultato anche per Forza Italia, che non va oltre il 5,2% mentre nel 2015 era al 17,8%.

Il successo di De Luca, quindi, ha “prosciugato” le forze politiche avversarie. L’unico partito nazionale che ha tenuto, come detto, è il PD, ma la grandissima parte del successo della coalizione del centrosinistra si deve alle altre 14 liste alleate (partitiche o civiche) che messe insieme hanno raccolto ben il 50% dei voti – senza dubbio grazie anche alla frenetica “caccia alle preferenze” da parte di un vero e proprio esercito di candidati al Consiglio regionale.

Osservando le mappe della distribuzione del voto a De Luca e a Caldoro, si nota come le zone di forza dell’uno equivalgano alle zone di debolezza dell’altro. Ma attenzione: anche nelle sue zone di “debolezza” De Luca si mantiene quasi ovunque sopra il 40%, mentre la stessa soglia è quella che Caldoro raggiunge – a stento – nelle sue zone di “forza”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel dettaglio, i risultati migliori per De Luca vengono dalle province di Salerno (città di cui lo “sceriffo” è stato sindaco per molti anni) e di Avellino. Il margine di vittoria è invece più ristretto (ma comunque significativo) nelle province di Benevento e Caserta. I risultati migliori per Caldoro si registrano in alcuni comuni dell’alto casertano, al confine con il Lazio, e in alcuni comuni del basso Cilento, al confine con la Basilicata. 

Come risulta evidente dai dati di scrutinio, De Luca ha ottenuto questa vittoria grazie ad un appeal assolutamente trasversale alle appartenenze politico-ideologiche degli elettori campani. Lo confermano anche i flussi di voto elaborati dall’istituto Ixè, secondo i quali una percentuale compresa tra il 30 ed il 40 per cento degli elettori che l’anno scorso alle Europee avevano votato un partito di centrodestra (Lega, Forza Italia o FDI) in questa occasione ha scelto De Luca, e lo stesso ha fatto ben il 42,6% degli elettori 2019 del Movimento 5 Stelle. Caldoro è riuscito a convogliare su di sé meno della metà degli elettori di FI e FDI, e addirittura solo 3 su 10 (la stessa percentuale di De Luca) tra chi nel 2019 aveva votato Lega. Ancora peggiore è la performance della candidata M5S Valeria Ciarambino, votata da meno di 1 elettore grillino su 4 (23,4%).

Con quasi il 70% dei voti ottenuti, il raggiungimento della maggioranza in Consiglio regionale è stato per De Luca una mera formalità. Con una controindicazione però: il successo delle – tante – liste in suo sostegno regala infatti un’assemblea estremamente frammentata, con i rappresentanti della maggioranza eletti in ben 11 liste diverse. Alle opposizioni resta ben poco, ma grazie ad un riparto relativamente favorevole alle minoranze, il M5S ottiene 7 seggi (una sola in meno del PD, che ha preso quasi il doppio dei voti) e il centrodestra complessivamente 11 seggi, tra i quali FDI è il gruppo consiliare con 4 consiglieri eletti.

 

 

Raffaella Rossi

Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore (fino al 2018) di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica arti marziali e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

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