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Regionali nelle Marche: la delicata sfida tra Acquaroli e Mangialardi

Le Marche sono storicamente una “Regione rossa”: il centrosinistra si confermerà alla guida della Regione o sarà il centrodestra a trionfare?

Insieme ad altre sei regioni italiane, anche le Marche saranno chiamate al voto i prossimi 20 e 21 settembre per il rinnovo del Presidente e del Consiglio regionale. Si voterà inoltre per il primo turno delle elezioni amministrative in molti comuni marchigiani, tra cui Fermo e Macerata.

 

La legge elettorale

Come in Campania, anche nelle Marche l’ultima modifica della legge elettorale risale al 2015. Si tratta di un sistema a turno unico, dove viene eletto presidente il candidato che riesce ad ottenere anche un solo voto in più dei suoi avversari. All’interno del Consiglio regionale, viene garantito alla coalizione o alla lista del presidente vincitore un premio di maggioranza, in modo da assicurare la governabilità. Il numero dei seggi in Consiglio regionale equivale a 30 più quello del Presidente eletto: tra il 34 e il 37% di voti per il presidente eletto sono assicurati 16 seggi alla maggioranza, che salgono a 17 tra il 37 e il 40% e a 18 oltre il 40%. I 30 seggi sono ripartiti sulla base di cinque circoscrizioni, corrispondenti alle province: 9 per Ancona, 7 per Pesaro-Urbino, 6 per Macerata, 4 per Ascoli Piceno e 4 per Fermo. Partecipa alla ripartizione dei seggi ogni coalizione in grado di superare la soglia di sbarramento del 5% su base provinciale, salvo che un gruppo di liste facenti parte della coalizione riesca a superare il 3% su base regionale.

I marchigiani non potranno praticare il voto disgiunto: non potranno cioè esprimere la preferenza per una lista e per un candidato presidente non collegato a tale lista. Per quanto concerne i candidati consiglieri, sarà possibile indicare fino a due preferenze, a patto che siano della stessa lista e che venga rispettato l’equilibrio di genere, scegliendo un uomo e una donna (in caso contrario viene annullata la seconda preferenza).

 

I candidati

I candidati alla Presidenza della Regione Marche sono 8. Il Presidente uscente Luca Ceriscioli non sarà ricandidato: al suo posto il centrosinistra schiera l’attuale Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, appoggiato tra gli altri da Partito Democratico e Italia Viva. Il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Acquaroli, già Sindaco di Potenza Picena, è invece sostenuto dal centrodestra unito. Tutti gli altri candidati saranno appoggiati da una sola lista:

  • Sabrina Banzato corre per Vox Italia;
  • Alessandra Contigiani è sostenuta da Riconquistare l’Italia;
  • Anna Rita Iannetti sarà appoggiata dal Movimento 3V (Vaccini Vogliamo Verità);
  • Dipende da Noi schiererà Roberto Mancini;
  • Gian Mario Mercorelli sarà il candidato del Movimento 5 Stelle;
  • Il Partito Comunista ha scelto Fabio Pasquinelli.

 

Le elezioni regionali del 2015

Francesco Acquaroli ritorna in campo, dopo la sconfitta del 2015. In quell’occasione, l’attuale deputato di Fratelli d’Italia fu sostenuto dal suo partito e dalla Lega, ma non da Forza Italia: il partito di Berlusconi scelse di sostenere l’ex governatore Gian Mario Spacca (eletto 5 anni prima col centrosinistra), poi giunto quarto con il 14,2% dei consensi. Fu Luca Ceriscioli, sostenuto dal centrosinistra, a vincere con il 41,1%, battendo Giovanni Maggi (Movimento 5 Stelle, 21,8%) ed appunto Acquaroli (19%).

Come dicevamo in apertura, nelle Marche dal 2015 non è previsto il voto disgiunto, e pertanto la somma dei voti alle liste delle varie coalizioni corrisponde esattamente ai suffragi espressi nei confronti dei candidati alla presidenza. Primo partito si classificò il PD con il 35,1%, seguito dal Movimento 5 Stelle con il 18,9% e dalla Lega con il 13%. Quarto posto per Forza Italia con il 9,4% e quinto per Fratelli d’Italia con il 6,5%.

 

Le elezioni politiche del 2018

Nelle scorse elezioni politiche, le Marche diedero vita ad un testa a testa tra il Movimento 5 Stelle (35,6%) ed il centrodestra (33%) per il voto alla Camera, con i pentastellati capaci di spuntarla per meno di tre punti percentuali. Inoltre, il Movimento 5 Stelle conquistò cinque dei sei collegi uninominali della Camera, lasciando il restante al centrodestra. Storica debacle, invece, per il Partito Democratico e per il resto del centrosinistra, perdenti in tutti e sei i collegi uninominali.

 
 

 

Le elezioni europee del 2019

Alle europee dello scorso anno, non si confermò il trend positivo del Movimento 5 Stelle, che arrivò addirittura terzo, sorpassato dalla Lega, che vinse con un roboante 38%, e dal Partito Democratico, rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, al 22,3%. I pentastellati si fermarono infatti al 18,4%, oltre 17 punti al di sotto del risultato ottenuto alle elezioni politiche di un anno prima. Come si evince dal grafico sottostante, relativo al voto nei comuni, la tendenza fu piuttosto netta e vide la Lega vincente praticamente ovunque, anche se il Partito Democratico si affermò nelle città di Ancona, Jesi ed Urbino.

 

 

Lo scenario

Come in tutte le altre regioni, eccezion fatta per la Liguria, anche nelle Marche i due maggiori partiti di Governo non hanno trovato una convergenza su un unico candidato: il Movimento 5 Stelle correrà pertanto da solo, con Gian Mario Mercorelli che proverà ad inserirsi nella sfida tra i due candidati principali. Anche quella marchigiana sarà dunque una sfida da seguire con attenzione: vedremo se il centrosinistra si confermerà alla guida di Palazzo Leopardi o se il centrodestra bisserà il successo umbro dello scorso anno, insinuandosi ulteriormente in quella che fino a pochi anni fa era considerata una “Regione rossa”.

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