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Coronavirus: i dati Apple sugli spostamenti in Europa e USA

Coronavirus: i dati Apple sugli spostamenti in Europa e USA

L’emergenza coronavirus ha ridotto drasticamente la mobilità dei cittadini, ma in maniera non omogenea negli Stati e nelle metropoli dell’Occidente.

 

Coronavirus: la mappa animata della mobilità negli Stati europei

Sulla stessa lunghezza d’onda della Germania, anche in Belgio, che nel mese di aprile ha conosciuto un’impennata dei casi di coronavirus, gli spostamenti a piedi non sono mai drasticamente calati, tant’è che non vi è mai una riduzione al di sotto del 50% rispetto agli inizi di gennaio. Più in generale, la mobilità nel nord Europa (in cui includiamo Paesi Bassi, Belgio, Norvegia, Svezia e Finlandia) decresce approssimativamente nello stesso periodo (10-12 marzo), per poi tornare a crescere ad aprile. Inoltre, tranne nei casi di Amsterdam e Brussels, le curve non vanno mai al di sotto del 50% degli spostamenti (fatto 100 il livello del 12 gennaio). Risulta anche interessante l’andamento di Norvegia e Svezia, in cui la mobilità è molto simile nonostante nella prima si sia attivato una sorta di lockdown, mentre nella seconda no.

Un discorso molto simile può essere fatto anche per Germania e Austria (Europa centrale), che hanno assistito in maniera compatta ad un calo degli spostamenti a marzo, per poi tornare a crescere ad aprile e nei primi giorni di maggio.

Differente è invece la risposta dell’Europa mediterranea (Spagna, Italia e Grecia), dove gli spostamenti si sono appiattiti attorno al 5-10% già alla fine di febbraio. In Grecia, vista anche la diminuzione dei positivi, in calo della mobilità è stato in realtà meno marcato rispetto a Italia e Spagna, che dovranno invece aspettare l’inizio di maggio per conoscere un primo e timido incremento della mobilità.

Le curve delle città francesi (Lione, Tolosa e Parigi) sono in linea con l’andamento nazionale: a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza e del conseguente lockdown, la mobilità si è repentinamente arrestata intorno a metà marzo. Nelle città del Regno Unito, invece, il calo della mobilità è progressivo, riflettendo la risposta tardiva assunta da Johnson: infatti, c’è stata la prontezza da parte dei cittadini – vedendo la situazione italiana e spagnola – nel ridurre gli spostamenti, ma il calo è stato solo graduale, in attesa di un’effettiva presa di posizione delle autorità nazionali.

Coronavirus: l’andamento della mobilità nelle città europee secondo i dati Apple

 

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Giada Pasquettaz

1 commento

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  • “Tuttavia, molti Stati hanno conosciuto una riduzione degli spostamenti ancora prima dell’entrata in vigore del lockdown. Per esempio in Italia, prima ancora del 9 marzo, gli spostamenti a piedi erano già notevolmente calati, probabilmente per via del focolaio di Codogno e dell’aumento repentino dei casi in Lombardia: le notizie sull’aumento dei casi positivi, insomma, sono state senz’ombra di dubbio un deterrente psicologico alla mobilità dei cittadini.”

    Vero, ma dobbiamo anche considerare che la chiusura delle scuole e la limitazione di alcuni eventi hanno anticipato il 9 marzo. Di conseguenza, molte aziende avevano già deciso di far lavorare i dipendenti in smart-working o comunque di lasciarli a casa.

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