YouTrend

UK al voto: Brexit più vicina?

Regno Unito alle urne per rinnovare i 650 deputati della House of Commons. Riuscirà il premier Johnson ad allargare la sua base parlamentare?

Oggi il Regno Unito andrà al voto per eleggere il nuovo Parlamento e il nuovo Primo Ministro, in quella che sarà la terza elezione in quattro anni. A contendersi la vittoria saranno come di consueto i leader del Partito Conservatore, ossia il premier in carica Boris Johnson, e il segretario del Labour Party, Jeremy Corbyn. I sondaggi sembrano dare come grande favorito proprio Johnson.

 

Perché si vota

Dopo le dimissioni di Theresa May a luglio e la vittoria di Boris Johnson nelle primarie dei Conservatives, l’ex sindaco di Londra si è ritrovato quasi subito senza una maggioranza parlamentare e in una situazione molto complessa sul fronte Brexit: infatti, dopo aver fatto campagna elettorale sostenendo che il Regno Unito dovesse uscire a tutti i costi dall’Unione Europea, anche senza accordo, Johnson si è ritrovato contro il Parlamento ed ha dovuto cambiare i propri piani.

Dopo aver trovato un nuovo accordo con l’UE, la deadline della Brexit è stata ulteriormente spostata dal 31 ottobre 2019 al 31 gennaio 2020, in modo che il parlamento possa discuterlo e approvarlo. Una volta accordato il rinvio, i Laburisti hanno deciso di sostenere la mozione per convocare elezioni anticipate voluta da Boris Johnson, che da tempo voleva un ritorno alla urne per rinforzare la propria maggioranza.

 

I sondaggi

Le elezioni europee di maggio erano apparse come un vero terremoto nella politica del Regno Unito. Il Brexit Party, i Libdems i Verdi avevano ottenuto risultati molto sorprendenti a discapito dei due grandi partiti tradizionali, rimasti vittime del groviglio Brexit.

Nel momento in cui Johnson ha chiesto e ottenuto le nuove elezioni, però, la situazione era però completamente diversa, soprattutto per i consensi recuperati dai Conservatori con la nuova leadership. I Tories erano infatti tornati in testa saldamente ai sondaggi, arrivando ad avere un margine superiore al 15% sui Laburisti, mentre il Brexit Party era molto ridimensionato e i Liberal Democratici avevano perso qualche consenso, tornando ad essere il terzo partito.

Oggi la situazione è ancora diversa, ma la leadership conservatrice resta. Il partito di Boris Johnson ha completamente svuotato il Brexit Party di Nigel Farage, ormai ridotto ai minimi termini, ed è tornato su livelli che non toccava da oltre un anno. Secondo i sondaggi dell’ultima settimana, il Partito Conservatore raggiungerebbe il 44% dei consensi. Durante la campagna elettorale è cresciuto molto anche il Partito Laburista, che dal 25% si è portato vicino al 33%. I consensi di Corbyn sono arrivati in gran parte a discapito dei Liberal Democratici, oggi tornati sotto al 13%.

In generale si nota come, dal momento dell’approvazione delle elezioni anticipate, i consensi si siano concentrati sui due grandi partiti: ad inizio novembre Conservatori e Laburisti sommati raccoglievano circa il 65% dei voti nei sondaggi, ma appena un mese dopo la loro somma raggiunge quasi il 77%. Fra i motivi c’è anche la legge elettorale, il first-past-the-post favorisce i grandi partiti e innesca una logica del voto utile, contribuendo a mantenere bipartitico il sistema politico.

UK, intenzioni di voto: media sondaggi 6-10 dicembre

L’incognita della legge elettorale

Come sempre, le regole del gioco plasmano strategie, aspettative e comportamenti di voto, e spiegano quindi anche lo spostamento delle intenzioni di voto nelle ultime settimane. La legge elettorale è un maggioritario puro, che prevede la divisione del territorio nazionale in 650 collegi, ognuno dei quali elegge un parlamentare: chi ottiene un voto in più degli altri nel proprio collegio viene eletto. La campagna elettorale si trasforma quindi in 650 piccole elezioni, anche se secondo Opinium solo il 10% degli elettori considera il candidato locale un fattore importante nella propria scelta di voto.

Un sistema così disegnato favorisce i grandi partiti e penalizza molto i partiti minori, ad eccezione di quelli con una grossa concentrazione del proprio elettorato in aree specifiche. Il caso di scuola più recente è quello delle elezioni del 2015, quando lo UKIP ottenne il 12,6% dei consensi, ma riuscì ad eleggere un solo parlamentare, mentre lo Scottish National Party, con un 4,7% a livello nazionale ma molto concentrato nei collegi scozzesi, elesse ben 56 rappresentanti.

A rendere la vita difficile ai grandi partiti c’è infatti il fattore dei partiti locali: al di fuori dell’Inghilterra Conservatori e Laburisti devono confrontarsi anche con formazioni che sono espressione di Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Se in Scozia nelle ultime elezioni lo Scottish National Party è stato in grado di vincere molti dei seggi, in Galles nel 2017 4 seggi sono stati vinti da Plaid Cymru, mentre in Irlanda del Nord a contendersi i collegi ci sono partiti completamente diversi da quelli inglesi, come il Partito Democratico Unionista (che ha formato il governo con i Conservatori) e Sinn Féin.

Questo ulteriore spezzettamento della distribuzione dei seggi aumenta il rischio di ritrovarsi con un hung parliament, uno scenario in cui nessun partito esce con una maggioranza autonoma, come successo già due anni fa. Più che una vittoria del Partito Laburista, oggi considerata molto improbabile, il pericolo per Johnson potrebbe essere proprio quello di una vittoria dimezzata dall’impossibilità di governare da soli.

YouGov stima infatti, nella sua ultima proiezione, che il partito di Boris Johnson otterrebbe 339 seggi, 108 in più dei Laburisti, ma appena 14 in più della maggioranza richiesta di 325. Considerando il margine di errore, questi numeri non consentono di escludere che il Regno Unito si trovi di nuovo senza una maggioranza stabile. La stima è stata realizzata con un sistema chiamato MRP, che abbiamo già provato a spiegare qui.

UK, proiezione seggi YouGov del 10 dicembre 2019

UK, Camera dei Comuni: confronto tra i risultati del 2017 e l’ultima proiezione YouGov del 10 dicembre 2019

 

La campagna elettorale

Forte dell’accordo sulla Brexit raggiunto poco prima dell’indizione delle nuove elezioni, Boris Johnson ha incentrato la sua campagna sulla promessa di portare a termine l’uscita del Regno Unito dall’UE, dopo oltre tre anni di tentativi andati a vuoto. Lo slogan scelto dice tutto: “Get Brexit Done”, ovvero “porta a termine la Brexit”.

In questo modo Johnson cerca di portare a sè i voti dei Leavers, sfruttando il proprio tema forte e differenziandosi dal rivale Corbyn, la cui posizione sulla Brexit è più ambigua (vorrebbe uscire ma mantenendo rapporti commerciali stretti con l’Europa e sottoporre il nuovo accordo a referendum, durante il quale terrebbe una posizione neutrale). Sicuramente Johnson è riuscito a concentrare il voto dei Leavers nelle sue mani (il 61% degli elettori che hanno votato per la Brexit oggi voterebbe i Conservatori, secondo Opinium), ma il rischio evidenziato in alcuni sondaggi è quello di portare anche i Remainers a concentrare i propri voti sui Laburisti (anche se al momento solo il 12% dei Remainers Conservatori e l’11% dei Remainers LibDem del 2017 voterebbero Labour).

UK, intenzioni di voto in base al voto nel referendum sulla Brexit

Oggi il 56% degli elettori, secondo Opinium, considera la posizione sulla Brexit decisiva nell’espressione del voto, dato molto più alto fra i Conservatori (72%) che fra i Laburisti (31%).

Proprio per evitare che la divisione del fronte pro-Brexit danneggiasse la causa, il Brexit Party ha scelto di non presentarsi nei 317 collegi vinti dai Conservatori due anni fa. Una decisione che ha danneggiato il partito di Farage dal punto di vista simbolico, oltre che pratico, esplicitando ulteriormente le difficoltà che sta incontrando dopo l’inizio della leadership di Johnson.

Corbyn ha fatto invece una scelta diversa, portando avanti un messaggio di rinnovamento più ampio, che va dalla salvaguardia del welfare (e della sanità in particolare) alle politiche ambientaliste. Lo slogan scelto, “It’s time for real change”, ribalta l’accusa che i rivali gli muovono spesso, cioè quella di avere posizioni troppo radicali. Passa in secondo piano il tema della Brexit, sul quale la posizione ambigua di Corbyn (diversa anche da quella dell’elettorato Labour, a maggioranza Remainer) è stata fra i fattori che hanno offuscato la sua leadership.

Nonostante il parziale recupero nei sondaggi, secondo un recente sondaggio di Opinium il 55% degli elettori pensa che Corbyn non abbia condotto una buona campagna, mentre solo il 24% gli dà un giudizio positivo. Nello stesso sondaggio gli elettori sostengono che la loro opinione sul leader laburista sia peggiorata durante la campagna, mentre la maggioranza relativa dice di avere un’opinione più positiva di prima su Johnson.

Nonostante la Brexit sia in assoluto il fatto che smuove maggiormente le intenzioni di voto, il tema sentito da più elettori è quello del servizio sanitario. Nell’ultimo anno Brexit e sanità sono sempre stati i due temi considerati più rilevanti dall’elettorato, ma nelle ultime rilevazioni di Opinium nell’ultimo mese la sanità è diventata ancora più centrale. Molto staccati economia, ambiente, terrorismo e immigrazione. Proprio il terrorismo, dopo l’attentato di Londra, è cresciuto molto nelle preoccupazioni degli elettori: a fine novembre solo l’8% lo indicava fra i temi principali, una settimana dopo questo dato è salito al 18%.

Nel grafico seguente osserviamo le differenze percentuali tra Conservatori e Laburisti nelle risposte alla domanda “in quale partito hai più fiducia sui seguenti temi?”. Questo significa che se la differenza è positiva, c’è più fiducia nel partito di Johnson, mentre se è negativa c’è più fiducia in quello di Corbyn. I temi sono inoltre ordinati in base all’importanza attribuita loro dagli elettori britannici, con le issues più sentite in alto e quelle meno sentite in basso. Quello che osserviamo è che sui temi ritenuti più importanti (con l’eccezione della sanità, che è al primo posto), i Conservatori sono ritenuti ampiamente più affidabili.

UK, differenze percentuali tra Conservatori e Laburisti in risposta alla domanda “in quale partito hai più fiducia sui seguenti temi?”

Francesco Cianfanelli

Consulente per la comunicazione e giornalista, laureato in Scienze Politiche a Firenze e diplomato alla London School of Journalism. Dopo un'esperienza alla Camera dei Deputati, sono stato responsabile della comunicazione per aziende e progetti politici. Dal 2019 collaboro con Quorum. Nel tempo libero amo la corsa, la bicicletta, i podcast e altre attività da asociali. Se ho qualcosa di intelligente da scrivere lo faccio qui.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Send this to a friend