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Regno Unito al voto il 12 dicembre: le previsioni collegio per collegio

YouGov ha stimato il nuovo assetto parlamentare britannico grazie al modello MRP. Ma come funziona? Potrebbe essere impiegato anche in Italia?

Giovedì 12 dicembre si terranno, nel Regno Unito, le elezioni anticipate volute dal premier Boris Johnson. In caso di vittoria dei conservatori, la situazione politica britannica potrebbe sbloccarsi a quasi tre anni e mezzo dal referendum sulla Brexit e dopo due anni e mezzo di hung Parliament: in seguito alle elezioni di giugno 2017, infatti, si formò una fragile maggioranza di coalizione tra i Tories e i nordirlandesi del DUP.

Questa volta, qualora i conservatori dovessero ottenere una maggioranza sufficiente a superare i dubbi dei pochi contrari alla Brexit rimasti fra le loro fila, si potrebbe arrivare a una svolta decisiva e all’uscita – stavolta per davvero – dall’Unione Europea. Ma con il sistema elettorale britannico, che si basa sui collegi uninominali a turno unico (il cosiddetto first-past-the-post), per raggiungere una maggioranza non basta arrivare primi nei sondaggi. La distribuzione della popolazione e il voto in ogni constituency, infatti, sono elementi ben più importanti per l’esito delle elezioni rispetto alle percentuali nazionali. Per questo motivo i sondaggi, che oggi attribuiscono ai conservatori un vantaggio compreso fra gli 8 e i 12 punti, possono far poco per indicare con precisione il risultato finale in termini di seggi. Per risolvere questo problema e avere una previsione accurata è dunque importante stimare il risultato in ogni singolo collegio, cosa che ha provato a fare YouGov con il suo modello MRP.

Che cos’è il modello MRP?

MRP è un acronimo che sta per Multilevel Regression and Poststratification. Ma in che cosa consiste?

La MRP, o regressione multilivello con post-stratificazione, è una tecnica di inferenza statistica che permette di stimare il valore di una variabile in una singola area (per esempio, il voto in un solo collegio elettorale) a partire da una rilevazione nazionale (in questo caso, i sondaggi su tutto il Regno Unito). Per far ciò, si incrociano le intenzioni di voto dichiarate da ogni gruppo demografico a livello nazionale con la numerosità di ciascun gruppo nei vari collegi elettorali.

Per fare un esempio, se le intenzioni di voto a livello nazionale fra le donne laureate che hanno tra i 30 e i 40 anni vedono un 30% di astensione, il 25% ai Tories, il 20% al Labour e così via, è probabile che queste proporzioni – combinate con le dinamiche locali storiche – si mantengano anche nei singoli collegi. I risultati per ciascun gruppo vengono quindi incrociati con i dati demografici del censimento in tutti i comuni, ottenendo stime puntuali collegio per collegio.

Come si intuisce, per ottenere risultati affidabili questo modello ha bisogno di informazioni precise su ogni sottogruppo demografico, e quindi di una grandissima quantità di dati. Per questo motivo, YouGov ha effettuato un sondaggio di ben 100.319 interviste nell’arco di una settimana, una quantità enorme se si pensa che il sondaggio medio (sia in Italia che in Gran Bretagna) di solito conta fra le 800 e le 2000 interviste.

Una domanda potrebbe sorgere spontanea: visto l’altissimo numero di interviste, non sarebbe convenuto effettuare, a questo punto, un sondaggio collegio per collegio? La risposta è no, poiché YouGov ha raggiunto in media solo 154 elettori per ciascuna delle 650 constituencies, troppo pochi per avere un dato affidabile.

I risultati del modello MRP sulle elezioni nel Regno Unito

La rilevazione nazionale svolta da YouGov su 100 mila persone è stata svolta fra il 19 e il 26 novembre, e dava il conservatori al 43%, i laburisti al 32% e i libdems al 14%. La trasformazione in seggi attraverso il modello MRP ha restituito uno scenario di chiara maggioranza in Parlamento per i Tories. Nella Camera dei Comuni, infatti, il partito di Boris Johnson avrebbe 359 seggi su 650, 33 in più rispetto alla soglia della maggioranza assoluta e 42 in più rispetto alle elezioni del 2017. I laburisti, invece, avrebbero 211 seggi (più quello del nuovo Speaker, Lindsay Hoyle, che per prassi però non vota), ossia 50 scranni in meno rispetto a due anni fa. Terzo partito a Westminster sarebbe lo Scottish National Party, che a dispetto del 3% nazionale otterrebbe ben 43 dei 59 seggi in palio nella Scozia, cioè 8 in più rispetto alle precedenti elezioni: lo SNP – come tutti i partiti regionalisti – risulta dunque favorito dal first-past-the-post, che però al contempo tende a sottorappresentare i partiti medio-piccoli che hanno diffusione nazionale. I libdems di Jo Swinson, infatti, avrebbero il voto del 14% della popolazione, ma strapperebbero solo 13 seggi.

I seggi dei 18 collegi situati nell’Irlanda del Nord non sono considerati dal modello né dal sondaggio di YouGov, ma tipicamente sono tutti appannaggio di partiti locali. I due principali partiti oggi sono gli unionisti di centrodestra del DUP (11 seggi nel 2017) e la sinistra nazionalista di Sinn Fein (7 seggi).

Elezioni UK – La nuova House of Commons secondo il modello MRP di YouGov

Insomma, stando così le cose la maggioranza di Boris Johnson sarebbe decisamente solida, anche perché buona parte dei parlamentari conservatori che si opponevano alla Brexit non si ricandiderà.

Quella che segue è invece la mappa delle 632 constituencies della Gran Bretagna (è esclusa, come detto, l’Irlanda del Nord) stimate con il modello MRP. Ciascun collegio uninominale è rappresentato con un esagono di area uguale per avere un’idea visiva dei rapporti di forza fra i partiti indipendentemente dalla superficie dei collegi vinti. Come si nota, i laburisti hanno 4 zone di forza principali: Londra a Sud-Est, Swansea e Cardiff in Galles, la zona di Liverpool e Manchester a Nord-Ovest e quella di Newcastle Nord-Est. La Scozia, invece, risulta quasi tutta gialla perché vi si affermerebbe lo Scottish National Party, mentre in tutto il resto dell’isola, soprattutto nei collegi dove la densità di popolazione è più bassa, a dominare è il blu dei conservatori.

Elezioni UK – La mappa per collegio secondo il modello MRP di YouGov

MRP in Italia?

Dopo aver visto un modello sui collegi uninominali così dettagliato e preciso (nel 2017 assegnò correttamente il 93% dei seggi), ci siamo chiesti: perché non provare ad applicare lo stesso modello MRP alle elezioni politiche nostrane, visto che anche in Italia sono presenti i collegi uninominali? Come i nostri lettori più affezionati sapranno, infatti, nel 2018 avevamo proposto una previsione collegio per collegio su rosatellum.info, che però non si basava su dati demografici capillari come quelli del Regno Unito.

Le difficoltà dell’importare questo modello in Italia sono dovute proprio al minore dettaglio disponibile nei dati di censimento in Italia rispetto al Regno Unito. Per tornare all’esempio proposto in precedenza, se volessimo sapere quante sono le donne laureate fra i 35 e i 39 anni residenti nella cittadina inglese di Darlington potremmo scoprire facilmente, grazie all’ONS, che all’ultimo censimento erano esattamente 1.210. Al contrario, in Italia questo livello di precisione spesso non è possibile e ci dobbiamo limitare al dato provinciale, oppure rinunciare al dettaglio sulla fascia d’età.

La situazione si complica ulteriormente quando parliamo dei collegi urbani, cioè quelli che dividono in due o più collegi un unico (grande) comune. Se nel Regno Unito è possibile sapere che il quartiere londinese di Kensington and Chelsea all’ultimo censimento contava esattamente 1.392 uomini occupati di 41 anni, in Italia spesso è complicato reperire addirittura le sezioni elettorali appartenenti a ciascun collegio urbano, con le difficoltà che ne conseguono. Insomma, il modello MRP diventa progressivamente meno efficace al diminuire dei dati disponibili: per questo motivo, a oggi, in Italia è molto complicato applicarlo.

Giovanni Forti

Romano, studia Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Sant'Anna. Quando non è su una montagna, si diverte con sistemi elettorali, geografia politica e l'impatto delle disuguaglianze sul voto.

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