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Exploit di Linke e AfD in Turingia

Male i partiti tradizionali, ossia CDU e SPD. Su quale maggioranza si appoggerà ora il nuovo governo del piccolo Land tedesco?

Il voto in Turingia del 27 ottobre ha confermato alcune delle tendenze emerse già a inizio settembre in Brandeburgo e in Sassonia, e per una volta possiamo dirlo: i sondaggi ci avevano preso in pieno.

La Linke, ad esempio, appariva in testa nelle rilevazioni delle ultime settimane, e le urne hanno confermato il dato: il partito di sinistra sfonda il muro del 30%, ed è davvero il vincitore di questa domenica. Anche la corsa per il secondo posto è andata come previsto: con il 23,4% AfD è riuscita a scavalcare la CDU, completando quindi, almeno nell’Est, una serie di risultati decisamente lusinghieri. La CDU, come detto, arriva terza appena sotto il 22%, in linea con i sondaggi: perde però oltre dieci punti percentuali rispetto alle elezioni precedenti del 2014. Previsto anche il risultato della SPD, che si ferma all’8,2%. Forse l’unica sorpresa è quella dei Verdi, che secondo molti osservatori avrebbero potuto contendere ai socialdemocratici il quarto posto e invece si fermano al 5,2%. Chiudono il quadro i liberali della FDP, che con il loro 5% tornano nel Landtag, il Parlamento regionale.

Turingia: il voto ai partiti

 

I partiti

Per Bodo Ramelow, Ministerpräsident del Land dal 2014 e primo governatore della Linke nella storia della Germania, si tratta di una vittoria senza mezze misure, inaspettata in queste proporzioni. Non va dimenticato, infatti, che nel 2014 il primo partito fu la CDU, la quale però finì all’opposizione dato che la SPD, invece di dar vita a una Grosse Koalition insieme ai conservatori, decise di allearsi con la Linke e i Verdi per formare il governo regionale.

Le ragioni di un tale successo hanno probabilmente a vedere con questi anni di governo di Bodo Ramelow. Politico pragmatico, ben consapevole del realismo richiesto a chi governa ma abile anche a non scontentare i nostalgici con dichiarazioni tutto sommato morbide nei confronti del passato comunista, Ramelow, stando a un sondaggio di Infratest dimap è molto apprezzato dai cittadini della Turingia, con l’unica eccezione – prevedibile – dei sostenitori di AfD.

Turingia: il gradimento del governatore Bodo Ramelow per elettorato

Come nota Christian Teevs, cronista politico dello Spiegel, c’è in gioco un fattore chiave già visto in Sassonia e in Brandeburgo, ossia la tendenza di parte dell’elettorato a schierarsi con il partito del governatore uscente anche come reazione alla preoccupante ascesa di AfD.

La Linke è stata poi molto efficace nel mobilitare elettori che nel 2014 non erano andati a votare: in uno scenario in cui l’affluenza si è assestata sul 66% (14 punti percentuali in più rispetto a cinque anni fa), il partito di sinistra è riuscito a calamitare – sempre secondo Infratest dimap – il voto di 47 mila cittadini che, la volta scorsa, avevano disertato le urne. Un buon risultato, se non fosse che c’è chi ha fatto decisamente meglio: AfD ha infatti ottenuto il voto di 77 mila ex-non elettori.

Alternative für Deutschland vince nei distretti in crisi, in cui l’economia è stagnante: è un partito votato soprattutto da giovani uomini in condizioni precarie, con un’istruzione modesta, spaventati da un futuro incerto e pieno di incognite. Un problema su cui la politica, non solo quella in Turingia ma soprattutto quella in scena a Berlino, dovrà riflettere a lungo e seriamente.

Nonostante il buon risultato, però, l’uomo di punta di AfD nel Land e volto notissimo dell’ala più radicale del partito, Björn Höcke, non ha vinto nel suo collegio elettorale: il Direktmandat l’ha infatti ottenuto il candidato della CDU, Thadäus König.

Non sorprende poi la batosta subita dai socialdemocratici, che continuano nella loro spirale discendente e sembrano ormai condannati a risultati non più a doppia cifra (nonostante il 26,2% ottenuto in Brandeburgo). Va detto però che al momento i socialdemocratici hanno altro per la testa: l’ex leader Andrea Nahles si è dimessa dopo la sconfitta alle Europee e a Brema, e il partito è ancora all’affannosa ricerca di una nuova guida, che non arriverà prima di fine novembre – quando il voto degli iscritti eleggerà per la prima volta uno Spitzenduo, una coppia uomo-donna al vertice.

Ciò che invece, nonostante i sondaggi, non ci aspettava in queste proporzioni è il crollo della CDU, che ha perso oltre 12 punti. Una caduta dovuta anche in parte a ragioni esterne alla Turingia, legate più a dinamiche nazionali: se da un lato il governo di Berlino, sempre per Infratest dimap, è giudicato negativamente dal 76% degli intervistati, dall’altro è evidente una sfiducia nei confronti della leadership del partito, considerata non all’altezza dell’eredità di un peso massimo come Angela Merkel.

 

Il governo

Bodo Ramelow ha vinto, dunque, ma governare è tutto un altro discorso. La maggioranza di centrosinistra che ha retto il Land negli ultimi cinque anni, infatti, non è più una maggioranza, poiché Linke, SPD e Grünen possono contare su 42 seggi nel nuovo Landtag, 4 in meno dei 46 necessari per la maggioranza.

Turingia: la composizione del Landtag

Le trattative saranno sicuramente lunghe e complicate, e non è affatto detto che vadano in porto: sia la CDU che la FDP hanno escluso un’alleanza con la Linke e – sebbene possa ragionevolmente trattarsi di tattiche pre-negoziazioni – è improbabile che ci si affidi a una coalizione talmente ampia e disomogenea da risultare pericolosamente instabile. In uno scenario in cui comunque AfD resterà fuori dal gioco delle alleanze, come al solito, secondo molti osservatori l’ipotesi più realistica è quella di un governo di minoranza: Ramelow continuerà a guidare un esecutivo insieme a SPD e Verdi, e di volta in volta cercherà nel Landtag l’appoggio della CDU o dei liberali – un’eventualità a cui il leader della FDP, Christian Lindner, si sarebbe mostrato disponibile. Qualcosa di molto simile ha detto anche il capo della CDU in Turingia, Mike Mohring.

Le altre due ipotesi in gioco sarebbero un governo “R2G2”, cioè rosso-rosso (SPD e Linke) e grün-gelb (verde-giallo, dai colori dei Verdi e della FDP), oppure un accordo rosso-nero fra Linke e CDU, cosa che però richiederebbe un impegno da parte di conservatori e liberali che, come detto, per ora non sembra nelle loro intenzioni.

Vedremo nelle prossime settimane come si svilupperà la situazione e cosa succederà quando dalla pretattica si passerà al tavolo dei negoziati; se però l’ipotesi di governo di minoranza venisse confermata, la Turingia si confermerebbe uno dei Länder più particolari del panorama tedesco, laboratorio politico di esperimenti inediti e terra di “prime volte” inaspettate.

Edoardo Toniolatti

Torinese classe 1978, si è laureato e addottorato in Filosofia, e da molti anni vive a Francoforte, dove lavora in quella che Theodor Adorno, buonanima, avrebbe certamente definito “industria culturale”.
Fra il 2016 e il 2018 ha curato la newsletter Noch 4 Jahre?, dedicata alle elezioni politiche tedesche e ripresa da alcuni giornali e magazine italiani.
Talvolta ospite in radio, è il caporedattore di Kater, blog collettivo che racconta la Germania - o almeno ci prova.

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