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Esistono affinità sui temi tra gli elettori di centrosinistra e M5S?

Sondaggio Quorum/YouTrend per Sky TG24: come varia l’opinione degli elettorati su immigrazione, Europa, politica economica e interna?

La nascita del governo giallorosso ha segnato l’inizio di un nuovo corso che ha immediatamente generato opinioni contrastanti. Tacciato di «fusione a freddo» e «alleanza innaturale», il Conte II ha fin da subito messo in luce le problematiche legate all’unione di due mondi, quelli di PD e Movimento 5 Stelle, i quali, pur in presenza di indubbie contiguità programmatiche, hanno alle spalle anni di scontri feroci. Mentre il campo progressista cerca di muoversi in questi spazi inesplorati, anche a destra la situazione appare in trasformazione: i moderati (da Berlusconi fino al nuovo soggetto di Toti) sono ancora alla ricerca di qualcuno che possa coagulare le diverse istanze ed evitare la cannibalizzazione da parte di Salvini o, negli ultimi giorni, di Italia Viva.

Gli argomenti in campo, insomma, sono molti, e la riorganizzazione dei diversi fronti dovrà necessariamente tenere conto delle tante sfaccettature dell’elettorato che, come abbiamo evidenziato nell’ultimo sondaggio Quorum/YouTrend per Sky TG24, si presenta estramemente frazionato. Tra le tante questioni affrontate, si è cercato infatti di rilevare l’opinione degli italiani su alcuni punti tematici dirimenti, individuando le tendenze dei cittadini a proposito di immigrazione, rapporti con l’Europa, politiche economiche e interne.

Proviamo, con questo approfondimento, a fare un passo più in là, incrociando i dati ottenuti con le intenzioni di voto dei cittadini intervistati, al fine di provare a cogliere quanto siano profonde le spaccature dell’elettorato o, al contrario, quanto siano presumibili avvicinamenti tra le diverse realtà.

 

Riguardo l’immigrazione e gli sbarchi dal Mediterraneo, secondo lei il nuovo Governo dovrebbe…

Partiamo, dunque, dall’elemento più divisivo degli ultimi mesi: quello dell’immigrazione. A livello generale il quadro risulta tripartito: il 36% vorrebbe maggiore apertura rispetto al passato, il 35% sostiene la necessità di continuare con le politiche messe in atto dal vecchio governo e il 29% vorrebbe ulteriori inasprimenti.

La divisione diventa decisamente più interessante quando andiamo a incrociare le risposte con le intenzioni di voto: come prevedibile, solo l’8% dei leghisti si dichiara a favore di politiche migratorie più morbide, mentre nel mondo del centrosinistra (che comprende PD, +Europa e Italia Viva) la percentuale schizza al 72%.

Al contrario, più sorprendenti sono le dinamiche del Movimento 5 Stelle, dove, pur a fronte di un 37% sostenitore di un cambiamento di linea, si riscontra un 63% convinto dalle scelte dell’esecutivo precedente o, addirittura, fautore di azioni ancora più radicali. Se a questi numeri aggiungiamo le opinioni degli elettori del resto del centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia e Cambiamo), risulta evidente come la maggioranza dei cittadini non disprezzi affatto l’azione del primo governo Conte in materia migratoria. Non dimentichiamo poi che un ampio numero di indecisi e astenuti mostra di non avere tentennamenti sulla questione, apprezzando (al 65%) la linea del rigore e garantendo alle forze di centrodestra un bacino potenzialmente molto ampio da cui pescare.

Dovendo scegliere una di queste opzioni, come dovrebbero essere trovate le risorse economiche necessarie a mantenere i conti dello Stato in ordine?

Risulta maggiormente omogenea, invece, la visione sulle ricette per tenere sotto controllo i conti pubblici: nel complesso, infatti, il 39% ritiene necessaria una tassa patrimoniale e il 32% una riduzione della spesa pubblica. Quasi nessuno, al contrario, sarebbe favorevole a un aumento dell’IVA o dell’età pensionabile, e i numeri sono lievemente più significativi se si prendono in considerazione coloro che vorrebbero un innalzamento delle tasse sul reddito.

Il vero elemento di rilievo, in effetti, è proprio questo: dai leghisti (36%) fino ai 5 Stelle (43%), dal centrosinistra (42%) fino al 34% delle forze minori di centrodestra, l’introduzione di una patrimoniale non sarebbe vista, tutto sommato, di cattivo occhio. Certamente interessante, inoltre, è il fatto che gli elettori del Movimento 5 Stelle (28%) e del centrosinistra (22%) siano nel complesso i meno convinti dal taglio della spesa pubblica, così come, al contrario, si dimostrino i più interessati a una maggiore tassazione sui redditi alti: si tratta di un indicatore di una possibile maggiore comunanza su cui il nuovo governo potrebbe, teoricamente, raggiungere più facilmente un’intesa.

 

Qual è la prima cosa che dovrebbe abolire questo Governo tra quanto fatto dall’Esecutivo precedente?

La rottura tra i due partner del governo gialloverde ha inasprito le diffidenze reciproche verso i provvedimenti simbolo delle due forze: non a caso le rilevazioni mettono in luce come il primo provvedimento che l’esecutivo dovrebbe abolire sia il reddito di cittadinanza con oltre il 47% delle preferenze, trainato dal 68% dell’elettorato leghista e dal 55% del resto del centrodestra. Questo discorso, però, non si applica ai due decreti sicurezza: nonostante l’abolizione di questi ultimi venga indicata come prioritaria dal 41% dei sostenitori del centrosinistra, tale percentuale cala al 22% tra i pentastellati.

Solo il 17% dei 5 Stelle e il 19% dell’elettorato di centrosinistra individua in Quota 100 una problematica decisiva. Tralasciando infine le percentuali ridotte del decreto dignità (avversato, al massimo, dall’8% dei sostenitori del centrosinistra), balza all’occhio che il 32% dei grillini – più di chiunque altro – non toccherebbe nessuno di questi provvedimenti. Insomma, buona parte dell’elettorato M5S non rinnega comunque quanto fatto nei 14 mesi al governo con la Lega.

 

Venendo ai rapporti dell’Italia con l’Unione europea, questo governo farà contare l’Italia di più o di meno in Europa rispetto al precedente governo?

Sul ruolo dell’Italia in Europa, per il 39% dell’elettorato il nostro Paese potrà avere spazi di manovra più incisivi. Questa percentuale cresce al 51% tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle e al 76% tra quelli del centrosinistra. Di tutt’altro avviso paiono essere i leghisti, decisamente più inclini a ritenere che la posizione italiana sarà ridimensionata (42%) o resterà invariata (43%). Appare invece più variegata la posizione dei sostenitori di FI, FdI e Cambiamo: per il 24% il Conte II conterà di più a Bruxelles, mentre per il 31% conterà meno e per il 45% non cambierà molto.

 

Quanto contava l’Italia in Europa con il precedente governo, formato da Movimento 5 Stelle e Lega?

Dello stesso tenore, anche se in maniera meno netta, sono le indicazioni fornite in merito all’esecutivo gialloverde e ai suoi rapporti con l’UE, percepiti come positivi da circa il 51% dei leghisti ma negativi dal restante 49%. Al contrario, la stragrande maggioranza degli elettori delle altre forze ritiene che il Conte I non contasse più di tanto in Europa, con punte del 90% tra gli elettori di centrosinistra.

 

E secondo lei, sempre sommando deputati e senatori, quale sarebbe il numero “giusto” di eletti al Parlamento? 

In ultimo, analizziamo la questione del numero dei parlamentari, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle. Tutti coloro che hanno espresso un’indicazione hanno dichiarato l’importanza di una netta riduzione dei nostri rappresentanti: si va dai leghisti, che indicano in media una cifra ideale di 288, fino al centrosinistra, secondo cui in media il numero “giusto” di parlamentari sarebbe pari a 414.

 

Conclusione

Il quadro delineato ci mostra, insomma, un Paese che sui grandi temi si mostra più che mai diviso: il centrosinistra dovrà fare i conti con un alleato di governo che mostra un atteggiamento profondamente mutevole sulle grandi questioni di fondo, mentre il centrodestra si mostra tendenzialmente più propenso a incontrarsi su buone parte delle tematiche proposte.

Francesco Burzio

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