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Simulazioni Rosatellum: tentazione Lega, da sola ad elezioni anticipate?

La Lega e il centrodestra potrebbero facilmente vincere elezioni anticipate. Ma se invece Salvini decidesse di andare da solo?

Le elezioni regionali in Basilicata hanno fornito un’ulteriore conferma che le tendenze emerse dai sondaggi degli ultimi mesi non sono un’illusione ma si traducono in effettivi spostamenti di voto quando gli elettori sono chiamati alle urne – anche se si tratta di elezioni locali e non nazionali.

Sondaggi ed elezioni regionali ci dicono che rispetto alle elezioni politiche 2018 il Movimento 5 Stelle ha perso consensi, mentre la Lega di Matteo Salvini ne ha guadagnati. Entrambe queste tendenze non sono solo accennate, ma emergono in modo estremamente netto. Al punto che molti osservatori sono ormai da tempo convinti che Salvini stia aspettando il momento più opportuni per “staccare” la spina al Governo Conte (di cui è vicepremier) e andare a nuove elezioni, ottenere la maggioranza e governare senza più essere costretto all’alleanza con Luigi Di Maio e il M5S.

È certamente possibile che questo possa avvenire, anche se – per una serie di motivi ­– è improbabile che avvenga prima delle elezioni europee. Tuttavia, non possiamo sapere quale come si distribuirà il consenso ai partiti tra tre mesi, o tra sei, o tra un anno. Ma possiamo invece simulare l’esito di eventuali elezioni anticipate basandoci su ciò che dicono oggi le rilevazioni sulle intenzioni di voto, utilizzando la nostra Supermedia dei sondaggi (aggiornata per l’occasione).

Elezioni anticipate: le nostre simulazioni con il centrodestra unito

Partiamo dal primo scenario, quello “base”. In questo scenario, le elezioni anticipate si svolgono con le stesse alleanze e coalizioni che si sono venute a formare in occasione delle ultime Politiche: avremmo quindi un centrodestra formato – prevalentemente – da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, un centrosinistra guidato dal PD alleato con Più Europa e altre liste minori e un Movimento 5 Stelle che corre (come sempre) senza alleati.

In questo scenario, i risultati sarebbero molto netti: il centrodestra vincerebbe di larga misura, ottenendo una maggioranza di 383 seggi su 618 (il 62% dei seggi) alla Camera e di 190 su 315 (il 60%) al Senato (non sono conteggiati i seggi assegnati nella circoscrizione Estero).

Le mappe dei vincitori nei collegi uninominali disegnerebbero un’Italia quasi interamente in blu scuro, cioè con la vittoria del centrodestra nella stragrande maggioranza dei collegi, anche al Sud. Il Movimento 5 Stelle manterrebbe un vantaggio in alcune zone di forza nel Mezzogiorno, in particolare in Sicilia e nei collegi di Napoli e provincia, e sarebbe competitivo anche nei collegi di altre regioni meridionali (come Calabria e Sardegna). Il centrosinistra invece sarebbe quasi scomparso, ridotto a vincere solo in alcuni collegi toscani (Firenze e dintorni) e forse un collegio in Trentino.

Con questi numeri, verrebbe da dire, la legislatura ha i giorni contati. È evidente che per la Lega ci sarebbe una doppia convenienza a tornare appena possibile al voto: sia per capitalizzare i consensi, raddoppiati rispetto alle ultime elezioni politiche, e aumentare in modo consistente il numero dei suoi parlamentari; e sia per essere – de iure oltre e non più solo de facto – la forza politica di riferimento in un governo di coalizione dal perimetro molto più “omogeneo” rispetto all’attuale alleanza “forzata” con il M5S.

Elezioni anticipate: le nostre simulazioni con la Lega da sola

Eppure, come gli stessi quotidiani riportano pressoché ogni giorno, Salvini non sembra affatto ansioso di replicare a Roma la formula di governo con il centrodestra che solo nell’ultimo anno ha strappato ben 6 Regioni al centrosinistra. In verità, con i numeri di cui è attualmente accreditata (tra il 32 e il 34 per cento) la Lega potrebbe anche azzardare una corsa in solitaria, con l’obiettivo di ottenere da sola la maggioranza dei seggi e governare senza dover scendere a compromessi con gli alleati (si chiamino essi M5S o Forza Italia).

Vediamo cosa accadrebbe in questo caso, sempre basandoci sui numeri della nostra Supermedia. Alla Camera, la Lega sarebbe di gran lunga il primo gruppo parlamentare, ma si fermerebbe piuttosto lontano (60-70 seggi) da una maggioranza assoluta e autosufficiente. Identico discorso al Senato, dove a Salvini mancherebbero una quarantina buona di seggi per governare da solo.

Interessante è anche la distribuzione delle vittorie nei collegi uninominali: in questo scenario, infatti, la Lega vincerebbe la grande maggioranza delle sfide nel Centro-Nord, ma il Movimento 5 Stelle tornerebbe molto competitivo (e quasi egemone) al Sud come lo fu alle Politiche 2018, mentre il centrosinistra avrebbe buone possibilità di aggiudicarsi dei collegi non solo in Toscana, ma anche in Emilia-Romagna e nei collegi urbani di Roma, Milano e Torino.

Questo scenario avrebbe, naturalmente, dei pro e dei contro. Dal punto di vista matematico, sarebbe ancora possibile una nuova alleanza post-elettorale con il Movimento 5 Stelle. In quel caso, una riedizione del governo giallo-verde avrebbe una maggioranza parlamentare persino più ampia di quella attuale. Più difficile dire se un’operazione siffatta possa essere politicamente riproponibile: rompere un’alleanza di governo e andare ad elezioni anticipate per poi ritrovarsi a dover fare la stessa alleanza avrebbe un costo politico elevatissimo per Salvini, che a quel punto – quasi certamente – non potrebbe più ambire alla carica di Presidente del Consiglio.

L’alternativa è che Salvini possa provare a formare un governo facendo un’alleanza (anche in questo caso post-elettorale) con gli altri partiti di centrodestra. Qui però le difficoltà sarebbero di due tipi: matematiche, perché neanche sommando a quelli della Lega i seggi di Forza Italia e FDI si raggiungerebbe la maggioranza; al massimo, vincendo in tutti i collegi in bilico, se ne otterrebbe una molto risicata, sia alla Camera che al Senato; e politiche, perché scegliere la corsa solitaria dopo aver provocato una conclusione anticipata della legislatura vorrebbe dire “disconoscere” l’alleanza con quegli stessi partiti che potrebbero essere necessari a governare dopo il voto (senza parlare delle ricadute sulle tante amministrazioni locali governate dal centrodestra unito); anche in questo caso, quella della Lega sarebbe una vittoria di Pirro, poiché anche di fronte ad un aumento consistente della propria rappresentanza parlamentare si troverebbe di fronte ad una forte sconfitta politica e potrebbe governare – nella migliore delle ipotesi – solo grazie all’appoggio di alleati che si era inimicata prima e durante la campagna elettorale.

Insomma, i rischi di una corsa in solitaria sarebbero decisamente superiori – in termini puramente probabilistici – alle opportunità, e in ultima analisi il “gioco” non varrebbe la candela. Almeno stando a quanto dicono i sondaggi attuali.

Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore (fino al 2018) di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica arti marziali e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

2 commenti

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  • Domanda: vista la differenziazione nella fluidità del voto a livello nazionale, le variazioni che avete stimato sono parametrate o avete applicato al nord, al centro e al sud lo stesso tasso di crescita, ad esempio, della lega? Mi spiego: come sentore, in questi 12 mesi la lega è cresciuta in modo esponenziale al sud e in modo più ridotto man mano che si torna verso nord (anche perchè se avesse raddoppiato i suoi voti in veneto, non risulterebbero altri partiti). Quindi vi chiedo: avete tenuto conto di questa diversa crescita dei partiti per zone del paese nel redigere questa cartina? grazie!

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