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Cosa accomuna il Molise e il Friuli-Venezia Giulia

Prima il Molise e poi, dopo 7 giorni, il Friuli-Venezia Giulia. Due regioni governate dal centrosinistra che virano, nettamente, sul centrodestra. Cosa ci dicono questi risultati?


Negli ultimi sette giorni, il centrodestra ha vinto le elezioni in due regioni su due, entrambe governate precedentemente dal centrosinistra. Molise e Friuli Venezia Giulia sono regioni piccole, ma questa tempistica elettorale ha conferito loro una notevole e imprevista centralità mediatico-politica. Un risultato eccezionale per la Lega e Salvini, ma positivo anche per Berlusconi e la sua Forza Italia.

In Friuli Venezia Giulia, invece, il MoVimento 5 Stelle crolla. E il centrosinistra, che schiera il vicepesidente della Regione Bolzonello, viene staccato dal leghista Fedriga di più di 30 punti.

E se è vero che il dato del Friuli Venezia Giulia era in parte atteso (anche se non erano prevedibili le proporzioni di questo vero e proprio trionfo contro un centrosinistra che aveva governato cinque anni), il voto in Molise ha coronato una rimonta elettorale importante del centrodestra (poco più di un mese fa, il 4 marzo, i 5 Stelle avevano sfiorato il 45%, staccando di 15 punti il centrodestra e di più di 25 il centrosinistra). Un obiettivo raggiunto con una campagna elettorale in cui la coalizione ha schierato sul territorio tutti i propri big.

Ma ci sono molti aspetti che accomunano il voto nelle due regioni.

Anzitutto, il ruolo dell’incumbent. Se negli ultimi anni abbiamo osservato come i sindaci e presidenti uscenti non abbiano più quello che un tempo sarebbe stato considerato un vantaggio di partenza conferito dal ruolo, in queste elezioni gli uscenti (in questo caso sia Paolo di Laura Frattura che Debora Serracchiani, entrambi uscenti e di centrosinistra) non si sono nemmeno ricandidati: e le loro coalizioni, andate al voto senza divisioni, sono state staccate dal centrodestra di più di 30 punti in Friuli e più di 25 in Molise.

Emerge, inoltre, anche un altro tema: il MoVimento 5 Stelle ha un grande problema con le elezioni regionali. In Molise, la rimonta del centrodestra è dovuta in buona parte alla enorme coalizione che ha messo in piedi: decine e decine di candidati che hanno portato le proprie preferenze a Donato Toma, facendo la differenza.

Il candidato grillino, con una sola lista a sostegno, ha scontato questo grande limite. La minore esperienza politica e il minore radicamento territoriale della propria classe dirigente, infatti, non favorisce né la mobilitazione né la fidelizzazione dei propri elettori: per questo, molti elettori 5 Stelle alle elezioni amministrative non votano o scelgono altri candidati. Una caratteristica, questa, che è emersa anche nel voto in Lazio, con Zingaretti che recupera e vince anche grazie al risultato negativo della Lombardi.

Infine, il primo vero grande elemento di ogni elezione che si rispetti: il dato di affluenza. Che, in entrambi i casi, è molto negativo. Questo nonostante un’attenzione mediatica verso le due regioni senza precedenti, nonostante una mobilitazione enorme da parte dei leader politici di tutti i partiti, che hanno girato in lungo e in largo Friuli Venezia Giulia e Molise, tra comizi in piazza e mercati.

Forse, questa nazionalizzazione estrema di elezioni locali ai cittadini non piace. E sembrerebbe non piacere in particolar modo agli elettori del centrosinistra e dei 5 Stelle.

Forse, superate le elezioni politiche, a livello locale, gli elettori chiedono qualche risposta concreta alle tematiche locali più sentite.

Forse, nazionalizzare le elezioni amministrative crea ancor più distacco tra gli elettori e la politica, e fa trionfare l’astensione.


Giovanni Diamanti

Classe 1989, consulente e stratega politico. Co-fondatore e amministratore di Quorum, ha lavorato ad alcune tra le più importanti campagne italiane, tra cui quelle di Debora Serracchiani, Pippo Civati, Vincenzo De Luca, Pierfrancesco Majorino, Beppe Sala. In realtà è un ragazzo timido che ama guardarsi la punta delle scarpe. Uomo dalla testa veloce, ha idee (confuse) in ordine sparso - così come i capelli.

1 commento

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  • Scusi ma nel 2013, quando vinse la Serracchiani, l’affluenza fu del 50,48% su due giornate precedenti alle feste del 25 e 1 maggio. Questa volta è stata del 49,65% in una sola giornata infilata in mezzo al ponte.

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