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Molise: prima regione a 5 Stelle?

Il 22 aprile è di nuovo tempo di urne: si vota per eleggere il nuovo Presidente del Molise. Vediamo cos’è successo alle ultime Regionali (e alle Politiche del 4 marzo) e chi sono i candidati


Mentre siamo ancora intenti ad analizzare in ogni loro aspetto i risultati delle elezioni politiche del 4 marzo (e le relative conseguenze) è già nuovamente tempo di prepararci per una nuova tornata elettorale. Parliamo delle elezioni regionali che, il prossimo 22 aprile, vedranno i cittadini del Molise recarsi alle urne per rinnovare i propri rappresentanti al Consiglio Regionale ed eleggere il nuovo Presidente, che succederà a Paolo Di Laura Frattura.

Ma come si presenta il Molise a questo delicato appuntamento? Da dove si parte? Scopriamolo, partendo dal contributo di un osservatore in prima linea, un professionista della comunicazione politica attivo proprio in quella regione: Antonello Barone, fondatore dell’agenzia K Comunicazione:

Il Molise si è risvegliato tinto di giallo il 5 marzo, consegnando al M5S percentuali dall’antico sapore democristiano: ben il 44%. Il ceto politico tradizionale è stato travolto e il 22 aprile rischia di essere annientato del tutto. Il “sistema” tenta dunque l’arrocco, costruendo un asse asimmetrico e sodale con nove liste del centrodestra unito e pezzi in rotta del centrosinistra. Transfughi della precedente maggioranza di governo, sindaci vicini al presidente uscente, potentati della sanità privata fino a ieri alleati con il PD hanno scelto di puntare tutto sul candidato di centrodestra. Riusciranno a impedire al giovane grillino di 33 anni  la conquista del Palazzo? Al M5S basterà un solo voto in più, grazie alla legge elettorale maggioritaria, per la storica vittoria.

Nel 2013 le Regionali si tennero il 24 e 25 febbraio, contestualmente alle elezioni politiche. In quell’occasione i risultati furono molto diversi tra le due competizioni, mostrando come il comportamento di voto dell’elettore fosse diverso a seconda dell’arena elettorale. Una dinamica che abbiamo visto all’opera anche il 4 marzo, con la compresenza di Politiche e Regionali in Lazio e Lombardia. Come in quest’ultimo caso, anche 5 anni fa in Molise c’era un’offerta politica differente. Alle Regionali, per esempio, il centrosinistra si presentò con una coalizione molto più ampia, che andava dall’Udeur ai Comunisti Italiani. Anche sull’altro fronte vi erano delle differenze: a livello regionale, infatti, la coalizione centrista (che sul piano nazionale si era strutturata intorno alla candidatura di Mario Monti e alla sua Scelta Civica) non esisteva, e l’Udc si presentava in coalizione con il centrodestra.

I candidati alla carica di Presidente erano Paolo Di Laura Frattura per il centrosinistra, Angelo Michele Iorio per il centrodestra, Antonio Federico per il Movimento 5 Stelle e altri tre candidati civici.

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Il Presidente uscente, Di Laura Frattura

Di Laura Frattura vinse con il 44,7% dei consensi, anche se le sue liste superarono il 50,2%. Una partita senza storia, dunque, con Iorio che si fermò 25,8% dei voti e il candidato del M5S al 16,8%.

Questo quadro così netto si rivelò invece decisamente più sfumato nei risultati delle Politiche: qui, il trend nel voto per il Parlamento risultò estremamente simile a quello nazionale. Prima coalizione fu il centrosinistra con il 28,8% dei voti. Con uno scarto di soli 0,4 punti percentuali, il centrodestra si classificò secondo, tallonato dal Movimento 5 Stelle, primo partito con il 27,7%. Infine, la coalizione che faceva capo a Monti riuscì a strappare il 10,7% dei consensi.

Un’offerta politica diversa e una competizione elettorale su due arene distinte hanno quindi prodotto risultati molto diversi, seppur espressi nella medesima giornata dal medesimo corpo elettorale. Come si può notare dal seguente grafico, i voti si sono distribuiti in modo davvero molto differente:

Ma per capire qualcosa dello scenario di partenza non possiamo evitare di guardare a cosa è successo lo scorso 4 marzo. Come ha votato il Molise alle Politiche 2018?

Come in tutte le regioni del Sud, anche qui c’è stato il boom del Movimento 5 Stelle, che ha raccolto ben il 44,8% dei voti. Una percentuale incredibile, per un partito non coalizzato, con la coalizione di centrodestra staccata di ben 15 punti (29,8%) e il centrosinistra più che doppiato (al 18,1%).

Il tutto in un contesto in cui la partecipazione alle urne è stata piuttosto alta, arrivando a toccare il 71,6%, quando la media italiana è stata del 72,9%.

Anche qui, dunque, il Movimento 5 Stelle è riuscito a sfondare, trasformandosi da partito “disturbatore del bipolarismo” a primo polo incontrastato nella regione. Bisognerà però vedere se riuscirà a replicare lo stesso esito anche alle elezioni regionali: fatto, questo, più complicato, come hanno già dimostrato vari precedenti, compresi quelli che riguardano proprio il Molise. In cinque anni però sono cambiate molte cose e c’è da capire quanto i 5 Stelle sono riusciti a penetrare anche a livello locale con i propri candidati territoriali.

Una cosa sembra però certa: il Movimento 5 Stelle è riuscito anche in Molise ad intercettare quel malumore e quella voglia di cambiamento che dilaga nel Sud del nostro Paese. Non è un caso che in questa regione, tanto per dirne una, l’imponibile medio sia ben al di sotto del dato nazionale, come mostra questa scheda tratta da Rosatellum.info:

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Cosa potrà succedere il prossimo 22 aprile? Anzitutto è bene ricordare come sia cambiata la legge elettorale regionale. In particolare, è stato eliminato il “listino maggioritario” e i 12 seggi su 20 spettanti alla lista o alla coalizione che esprime il candidato Governatore con più voti saranno distribuiti solo in base alle preferenze. Non ci sarà più la possibilità di esprimere un voto disgiunto, mentre viene introdotta la soglia dell’8% per le liste singole e per le coalizioni. Infine, non vi può essere più del 60% dei candidati in una lista dello stesso sesso, mentre l’elettore può esprimere fino a due preferenze in rispetto dell’alternanza di genere (QUI un video che spiega nel dettaglio come funziona la nuova legge elettorale).

I candidati alla carica di Presidente sono quattro. Donato Toma guiderà la coalizione di centrodestra, composta da 9 liste (Fi, Fdi, Lega, Iorio per il Molise – Noi con l’Italia, Udc, Orgoglio Molise, Popolari per l’Italia, Popolo della Famiglia, Movimento Nazionale per la Sovranità). Il centrosinistra, invece, spera che il successore di Di Laura Frattura possa essere Carlo Veneziale, appoggiato da 5 liste (Pd, LeU, Unione per il Molise, Molise di Tutti, Molise 2.0). il Movimento 5 Stelle candida Andrea Greco mentre chiude l’elenco dei quattro l’esponente di Casapound Agostino Di Giacomo.

Nelle scorse settimane non sono stati diffusi sondaggi che mostrassero lo stato dell’arte della competizione. La domanda è: riuscirà il Movimento 5 Stelle a confermare l’oltre 40% dei voti conquistati nella regione alle Politiche del 4 marzo? O la natura più locale della competizione, il ruolo delle preferenze e dei candidati radicati sul territorio faranno pendere la bilancia in favore di quelli che un tempo costituivano i due poli classici del bipolarismo?

Fra meno di due settimane le risposte ce la daranno direttamente i molisani. Solo così capiremo se il Movimento 5 Stelle riuscirà a sfatare un altro dei suoi tabù: la conquista di un governo regionale. Con, sullo sfondo, la delicata partita delle consultazioni nazionali al Quirinale.

 


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Andrea Maccagno

Laureato con lode in Governo e politiche alla LUISS, dove ha collaborato con il CISE, si interessa principalmente di sistemi elettorali e sistemi partitici.
Grande sostenitore dei diritti civili, è stato presidente di un'associazione LGBT

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