YouTrend

Molise: analisi del voto regionale

L’analisi voto regionale in Molise, che ha visto l’affermazione candidato centrodestra. Grafici, mappe e un contributo di Antonello Barone chiariscono il comportamento elettorale dei molisani.


Dalle elezioni in Molise sembrava dipendessero le sorti del governo nazionale. Il voto nella più piccola delle regioni a statuto ordinario ha dato il suo responso: ha vinto il centrodestra, in modo forse imprevisto rispetto alle attese della vigilia, e il Movimento 5 Stelle ha ancora una volta mancato l’occasione di conquistare per la prima volta il governo di una Regione.

La partecipazione al voto

Nella vittoria di Donato Toma un primo dato interessante e non scontato è stato il contenimento dell’astensione. Spesso infatti i le elezioni regionali e amministrative vedono una partecipazione inferiore rispetto a alle Politiche. Qui invece il risultato dell’affluenza si è attestato poco al di sotto rispetto a quello del 4 marzo.

In percentuale sembrerebbe esserci stato un crollo (71,6% il 4 marzo contro il 52,2% di ieri). In realtà se si vanno a vedere i voti assoluti si può notare come il calo sia stato piuttosto contenuto. Infatti se alle Politiche votarono in 182.007 stavolta sono andati a votare 172.823 elettori.

Questa discrepanza nelle percentuali a fronte di un divario in termini assoluti non così netto si deve a una base di calcolo differente. Infatti, nel corpo elettorale delle Regionali sono inclusi anche i residenti all’estero che presumibilmente non sono rientrati in patria per votare. Si tratta all’incirca di 78.000 elettori che aumentano il totale degli aventi diritto e che quindi rendono meno efficace il confronto tra percentuali (poiché alle Politiche vengono invece conteggiati nella relativa circoscrizione Estero).

Vediamo le mappe con il dato dell’affluenza definitiva, per comune, sia alle Regionali che alle Politiche:

Il voto

Prima di passare ai risultati dei partiti e candidati, un accenno alla scheda elettorale. Quest’ultima per metà era occupata dalle liste di centrodestra (ben nove) a sostegno di Toma. Lo spazio dato al centrodestra è stato quindi decisamente più grande e puà aver offuscato i candidati “monolista” M5S e CasaPound.

Ad ogni modo non è certo stato questo il fattore decisivo per la vittoria di Toma, che ha vinto con il 43,5% dei voti. La sfida, che sembrava incerta fino all’ultimo voto, in realtà ha visto un esito piuttosto sereno per il candidato di centrodestra, che stacca il rivale Andrea Greco del Movimento 5 Stelle (38,5%) di 5 punti percentuali. Più distante Carlo Veneziale del centrosinistra (17,1%) e Agostino Di Giacomo di CasaPound Italia (0,4%).

Ad avvantaggiare Toma anche l’assenza del voto disgiunto: le nove liste a lui collegate, scelte soprattutto per via delle preferenze da esprimere, hanno quindi lavorato interamente e senza “defezioni” per assicurare la vittoria al candidato di centrodestra.

Per quanto riguarda il voto di lista, il Movimento 5 Stelle è risultato nettamente primo partito con il 31,6% dei voti. Forza Italia con il 9,4% dei consensi è il secondo partito in Regione e come primo nel centrodestra. Terzo il Pd, con il 9%.

Il dato del Movimento 5 Stelle è però in calo. Alle Politiche, infatti, il partito di Di Maio raggiunse il 44,8%: anche considerando il totale dei voti attribuiti a Greco, per i grillini ci sono oltre 6 punti percentuali in meno. Un calo che ha interessato anche il PD, che lo scorso 4 marzo aveva ottenuto il 15,2% dei voti. Tiene la Lega (-0,5%), mentre perde Forza Italia (che però ha visto la concorrenza all’interno della coalizione di numerose liste civiche, prima fra tutte “Orgoglio Molise”, messa in piedi dall’eurodeputato forzista Aldo Patriciello e che ha ottenuto un considerevole 8,3%).

Come nel 2013, dunque, la differenza tra voto alle Politiche e voto alle Regionali ha colpito il Movimento 5 stelle nella competizione più locale: se all’epoca ad avvantaggiarsi è stato il centrosinistra, questa volta è stato il turno del centrodestra.

Ad ogni modo, come evidenziano i prossimi grafici, si registra una netta correlazione tra i voti a Toma e quelli al centrodestra del 4 marzo, così come quelli a Greco e al Movimento 5 Stelle delle Politiche. Leggermente meno correlati sembrano essere i voti a Veneziale rispetto a quelli del centrosinistra (considerando anche LeU, ieri in coalizione) di un mese e mezzo fa. Ciò significa che vi è una discreta corrispondenza fra gli elettorati delle coalizioni nonostante la diversa natura delle due competizioni elettorali.

Su un totale di 136 comuni il Movimento 5 Stelle è stato la lista più votata in ben 78 (57,4%). In soli 12 comuni, invece, si è imposta Forza Italia. Appena 9 comuni per il Pd.

Diverso il risultato se guardiamo il dato, sempre per comune, di chi è arrivato primo tra i candidati presidente. In questo caso, in ben 97 comuni su 136 si è imposto Donato Toma (71,3%), contro i 32 di Greco (23,5%) e i 7 di Veneziale (5,2%).

Il ruolo delle preferenze

Infine, una parola sul ruolo delle preferenze. Come possiamo quantificare il peso che hanno avuto in questa competizione? A tale scopo utilizziamo la misurazione dell’indice di preferenza, un numero che si ottiene dividendo i voti dati a ciascuna lista per il numero di preferenze raccolte dai propri candidati. Poiché era possibile esprimere fino a 2 preferenze (con l’obbligo di dare la seconda a un candidato di genere diverso). Ecco cosa ci dice questo indice:

Comprensibilmente, le liste che raccolgono il maggior numero relativo di preferenze ai candidati consiglieri sono le liste civiche, mentre i partiti nazionali sono quelle che ne ottengono di meno. Emerge la relativa debolezza della lista del M5S, i cui elettori esprimono una preferenza “solo” nel 45,4% dei casi. Colpisce anche il dato molto basso della Lega, ad indicare che il partito di Matteo Salvini non aveva nei propri candidati territoriali il suo punto di forza in questa tornata.

Queste considerazioni sono confermate dalle opinioni che emergono dall’intervista che abbiamo fatto ad Antonello Barone, professionista della comunicazione ed esperto di campagne elettorali proprio in Molise.

Antonello, quali sono gli elementi principali che emergono da questo voto in Molise?


“La vittoria di Toma dimostra che il voto territoriale ha un peso peculiare rispetto a quello politico. Rispetto al 4 marzo, e a fronte di una sostanziale tenuta della partecipazione, il Movimento 5 Stelle scende da 78 mila a 64 mila voti. Probabilmente questo è avvenuto a causa di 2 fattori: il primo è il ruolo delle 9 liste a sostegno di Toma, liste molto forti che includevano candidati in grado di raccogliere molte preferenze. In queste liste c’erano anche molti esponenti della ex maggioranza di centrosinistra. Il secondo dato è il calo proprio del centrosinistra: perde oltre 11 mila voti (da 38 mila a 27 mila, ndr) ma questi non sono andati ai 5 stelle bensì a rafforzare il centrodestra. È un’elezione in cui il sistema politico uscente ha costruito una “diga” ai 5 stelle, diga che ha impedito a Greco di replicare il dato ottenuto dal M5S il 4 marzo. I 20 candidati pressoché sconosciuti del M5S hanno potuto ben poco contro i 178 candidati nelle liste di Toma.”

La recente riforma della legge elettorale può aver giocato un ruolo?

“Sicuramente ha influito, perché una delle novità introdotte dalla nuova legge elettorale (il “Molisatellum”, ndr) ha riguardato il divieto di voto disgiunto. Molti elettori di centrosinistra avrebbero potuto votare in modo disgiunto a favore di Greco pur esprimendo una preferenza per un candidato (magari perché loro amico o conoscente diretto) nelle liste di Toma, ma non hanno potuto farlo.”

Chi è Donato Toma? Quanto questa vittoria è farina del suo sacco?

“Donato Toma è un commercialista e professore universitario a contratto, e ha ricoperto in passato molti incarichi pubblici: come revisore dei conti in società partecipate dalla Regione, ma anche come assessore “tecnico” in giunte comunali sia di centrosinistra che di centrodestra. Non ha una connotazione partitica quindi, ma non è certo estraneo alla politica locale. All’interno del centrodestra è comunque in “quota” Forza Italia, dal momento che non è assolutamente ascrivibile alla Lega. Inevitabilmente, da Presidente diventerà un personaggio politico di primo piano, vista anche la grande eco mediatica di queste elezioni, un fatto assolutamente inedito per il Molise.”

Dovrà però fare i conti con una maggioranza molto frammentata…

“Sì perché su 9 liste che lo sostenevano ben 7 hanno superato  la soglia di sbarramento del 3% prevista per i partiti coalizzati. Non solo: gran parte dei consiglieri uscenti non si è ricandidata, ma su 7 consiglieri uscenti rieletti ben 3 fanno parte della sua maggioranza in qualità di “transfughi” della precedente maggioranza di centrosinistra. Nessuno di questi transfughi però veniva dal PD, sostenevano il presidente uscente (Di Laura Frattura, ndr) in qualità di esponenti di liste civiche.”

Hai citato il PD: che prospettive ci sono per i democratici in Molise dopo una sconfitta così netta?

“Il PD locale in queste elezioni è stato annientato: non ha più né consenso ma soprattutto probabilmente non ha nemmeno una prospettiva. Gli spazi sono occupati, sia quelli di governo sia di opposizione, che a questo punto sarà fatta dai 5 stelle. Per il PD ci sarà un problema serio se nelle regioni (dove c’è un sistema maggioritario) si crea un nuovo bipolarismo tra M5S e centrodestra.”

Cosa hai visto di diverso rispetto alle campagne precedenti vista l’inedita attenzione mediatica?

“I riflettori accesi in modo spasmodico sulla nostra regione hanno oscurato le tematiche di campagna locale. I temi locali sono scomparsi, anche i candidati presidenti sono stati messi al servizio delle esigenze mediatiche dei leader nazionali, soprattutto negli ultimi 10 giorni con l’arrivo dei “big”(Berlusconi, Salvini, Di Maio). Questo ha certamente mobilitato un po’ di voto di opinione, ma non credo sia stato determinante. Gran parte del risultato è ascrivibile al ruolo dei candidati al consiglio che hanno raccolto le preferenze. Con un’eccezione: credo che il dato della Lega (circa l’8%) sia interamente ascrivibile a un voto di opinione verso Salvini: la lista della Lega non era molto forte, a differenza di altre liste di centrodestra che sono state trainate dalle preferenze.”

 

(a cura di Andrea Maccagno, Salvatore Borghese e Ruben Bianco)

Redazione

La redazione di YouTrend

Aggiungi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

I nostri social

Seguici sui nostri canali social per non perderti nessuno dei nostri contenuti

Supermedia dei Sondaggi

Send this to a friend