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Coalizioni: ne è valsa la pena?

Il Rosatellum incoraggiava grandi e piccoli partiti a stringere apparentamenti. Chi ha favorito questa scelta strategica? È stato effettivamente utile formare le coalizioni?


Uno dei temi che hanno tenuto banco nei mesi precedenti alle scorse elezioni è stato quello delle alleanze nelle due coalizioni. Alla fine, i conservatori/centristi di Noi Con l’Italia hanno trovato un accordo col centrodestra; mentre le liste Insieme, +Europa e Civica Popolare hanno corso in apparentamento col Partito Democratico.

In cambio di questa alleanza, tali liste – che difficilmente avrebbero potuto superare la soglia del 3% – hanno ottenuto delle candidature in alcuni collegi uninominali. I partiti più grandi, infatti, spingevano per queste alleanze perché, pur “regalando” alle liste minori qualche collegio, avrebbero comunque potuto beneficiato dei loro voti nel proporzionale, qualora avessero fatto un risultato tra l’1 e il 3 per cento.

Si è trattato di uno scambio equo? A chi ha giovato maggiormente questa strategia? Proviamo a rispondere misurando il numero di seggi vinti dalle due coalizioni grazie all’apporto dei piccoli partiti.

Per quanto riguarda la coalizione di centrodestra, i voti ottenuti da Noi con l’Italia sono stati decisivi per la vittoria in 3 collegi: quello di Torino San Paolo alla Camera e quelli di Roma Portuense e L’Aquila al Senato. Inoltre, superando la soglia dell’1%, la formazione di Raffaele Fitto ha contribuito all’elezione nel proporzionale di 3 deputati e 2 senatori “aggiuntivi” per i partiti di centrodestra che hanno superato la soglia.

A fronte di un valore aggiunto complessivo di 4 deputati e 4 senatori per la coalizione, Noi con l’Italia ha eletto nella parte uninominale 5 deputati e 4 senatori. L’accordo con NCI, dunque, nel complesso è costato 1 seggio (al Senato) per i partiti maggiori del centrodestra. Ad ogni modo, solo 9 dei 33 candidati centristi nei collegi uninominali sono stati eletti: il grande risultato del Movimento 5 Stelle al Sud (dove erano concentrati i candidati di centrodestra in quota NCI nell’uninominale) ha ribaltato i rapporti di forza previsti nei collegi.


Si può dire quindi che quest’alleanza non ha avuto un forte impatto sui risultati elettorali. Ciò è senz’altro dovuto anche al risultato deludente della formazione centrista, che si è fermata all’1,3% alla Camera e all’1,2% al Senato.

Per quanto riguarda la coalizione di centrosinistra, le liste Insieme e Civica Popolare non sono risultate decisive in alcun collegio uninominale alla Camera, dove hanno ottenuto rispettivamente 1 e 2 deputati. Al Senato, invece, la mancanza di una delle due liste avrebbe causato la sconfitta della coalizione nei combattutissimi collegi di Modena e Torino Città, vinti dal centrosinistra rispettivamente con lo 0,33 e lo 0,01 per cento di margine. Le due liste hanno eletto un candidato a testa nei collegi uninominali. Non avendo superato la soglia dell’1%, i loro voti non sono stati conteggiati nel risultato complessivo della coalizione per quanto concerne il riparto proporzionale.

Il caso più interessante rimane quello di +Europa. I voti della lista creata da Emma Bonino hanno consentito al Partito Democratico di vincere in ben 12 collegi della Camera e 6 del Senato (7 se si considera anche Arezzo, dove è stato però eletto Riccardo Nencini di Insieme). Inoltre, con il 2,6% dei voti, +Europa ha contribuito all’elezione di 8 deputati e 3 senatori per il PD nella quota proporzionale. Un vero affare per i democratici, visto che +Europa può contare solo su 3 parlamentari eletti: Bruno Tabacci e Riccardo Magi alla Camera, la stessa Emma Bonino al Senato.

Analizzando la distribuzione territoriale dei voti di +Europa, si può capire meglio perché quest’alleanza sia stata così importante per il Partito Democratico. La lista di Emma Bonino non è stata decisiva solo nei collegi più combattuti, ma soprattutto nei centri urbani, dove la coalizione di centrosinistra ha vinto gran parte dei suoi collegi. Nelle zone centrali delle grandi città, infatti, +Europa ha raggiunto talvolta risultati a due cifre. Emblematico a tal proposito è il dato del Senato: senza l’apparentamento con +Europa, il centrosinistra avrebbe trionfato solo in 4 collegi (le “roccaforti” di Firenze, Sesto Fiorentino, Bologna e Bolzano), un bottino ancor più magro dei 13 collegi effettivamente conquistati.

Perché l’importanza di tale alleanza non è stata adeguatamente compensata in termini di seggi? Per capirlo è necessario tornare con la memoria a qualche settimana prima delle elezioni. Infatti, è solo nel mese che ha preceduto la competizione elettorale che +Europa ha iniziato o a crescere nei sondaggi. A quel punto, però, le liste erano già state depositate e gli accordi sulla ripartizione delle candidature nei collegi uninominali già chiusi. La “forza contrattuale” di +Europa nelle trattative interne alla coalizione non è stata, quindi, quella di un partito con concrete possibilità di superare la soglia di sbarramento.

Ricapitolando, nel maggioritario:

  1. NCI ha inciso in positivo per il centrodestra solo in 1 collegio alla Camera e in 2 al Senato
  2. +Europa ha fatto vincere al centrosinistra 12 collegi alla Camera e 8 al Senato
  3. Insieme e Civica Popolare sono stati decisivi per far vincere al PD 2 collegi al Senato

Nella parte proporzionale, invece, NCI ha contribuito all’assegnazione di 3 seggi per il centrodestra alla Camera (altrimenti 2 sarebbero andati al M5S ed 1 al centrosinistra) e 2 al Senato (sottraendone uno a testa a M5S e Liberi e Uguali). +Europa, invece, ha fatto guadagnare al Pd 8 deputati (che al contrario sarebbero stati spartiti equamente centrodestra e M5S) e 3 senatori (uno ciascuno sottratto a centrodestra, M5s e LeU).


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Federico Radice

2 commenti

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    • Alessandro Fusacchia è stato eletto nella circoscrizione estero, dove le strategie competitive nulla hanno a che vedere con le coalizioni. Per questo ci si è soffermati sugli eletti nel territorio italiano.

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