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La giornata tipo di un seggio elettorale

La cronaca dettagliata di un aspetto fondamentale nella giornata l’espressione democratica per eccellenza: regole, ruoli e operazioni seggio elettorale alle elezioni politiche


La giornata tipo di un seggio elettorale non è una giornata. Sono più giornate. Ed è un’esperienza di vita.

Tutto comincia il sabato pomeriggio. Mentre il resto del mondo sonnecchia sul divano e si prepara agli anticipi di Serie A, migliaia di persone in Italia si rinchiudono in un’aula scolastica ad aprire scatole e scatoloni, timbrare e vidimare schede elettorali, arredare al meglio per le (lunghissime) giornate che seguiranno.

Andiamo con ordine: ore 16 del sabato. Innanzi al portone principale della scuola si radunano i Presidenti dei seggi che sono stati chiamati a lavorare nelle sezioni elettorali ivi allestite. Con loro ci sono i rispettivi Segretari di sezione, che gli stessi Presidenti provvedono a contattare e a convocare.

I Segretari svolgono un ruolo importantissimo e spesso poco conosciuto. Assistono il Presidente in ogni operazione e, soprattutto, compilano i verbali con cui si dà conto a eventuali verificatori di ciò che è accaduto al seggio. Numero di elettori (uomini e donne) iscritti nei registri, numero di votanti, schede valide, bianche, nulle e così via.

Poi, ovviamente, gli scrutatori. Fare lo scrutatore non è una cosa semplice ma neanche così complessa. Con un minimo di attenzione e di ordine anche i meno esperti possono svolgere egregiamente il proprio compito e far sì che il lavoro di tutto il seggio prosegua con tranquillità – e, soprattutto, che le operazioni di scrutinio non finiscano all’ora di pranzo del lunedì.

A margine di tutto ciò operano i rappresentanti di lista. Alcuni si presentano a loro volta alla costituzione del seggio alle 16 di sabato, altri hanno già provveduto a depositare la propria nomina.

Ma se l’assenza del voto disgiunto semplificherà non poco la vita degli scrutatori, a complicare le operazioni di voto ci sarà il vero spauracchio di queste elezioni: il tagliando antifrode. La sua funzione principale è quella di evitare il controllo del voto, come nella nota scena di Gomorra. I tagliandi vanno preparati proprio il sabato. Le schede elettorali, infatti, vanno timbrate, vidimate e, per la prima volta, occorre anche apporrvi nello spazio preposto questo oramai famigerato tagliando antifrode.

Così, terminate le operazioni, vengono sigillate le finestre con del nastro adesivo (a sua volta timbrato e firmato sull’intersezione) e allo stesso modo si procede con l’urna e con la porta dell’aula, protetta anche da un lucchetto.

Il giorno successivo, la domenica, l’appuntamento al seggio è alle 6:45, perché alle 7 arrivano (e sì, arrivano sul serio) i primi elettori. Nell’aula è tutto predisposto come il giorno prima: le cabine, il tavolo con i registri per le file (separate) uomo/donna, il tavolo in disparte dove il Segretario inizia a compilare l’ennesimo verbale. Arriva il primo elettore: si controllano i documenti, si timbra la tessera elettorale e, soprattutto, si avverte l’elettore della novità del tagliando antifrode.

Fino a oggi, durante le operazioni di voto, gli elettori dopo aver espresso il proprio voto all’interno della cabina ripiegavano la scheda e la imbucavano personalmente nell’urna. Da queste elezioni, invece, ogni scheda avrà un tagliando con un numero di serie, che verrà annotato e verificato dal Presidente. Se tutto è in ordine la scheda viene inserita nell’urna. In questo modo sarà impossibile (si spera) procedere alla sostituzione della scheda. È essenziale, dunque, che il tagliando venga staccato da un membro del seggio, PRIMA che la scheda venga depositata nell’urna.

E in tutto ciò, che fanno i rappresentanti di lista? Ovviamente non sono membri necessari del seggio. Le liste possono nominarli o meno e, nel caso, i rappresentanti possono decidere di essere presenti sempre oppure di esserci solo durante lo spoglio. Nel caso in cui siano presenti possono stare nell’aula ove si vota con il cartellino esposto ovvero fuori dall’aula (per esempio nel corridoio) e senza esporre simboli politici. Non possono in alcun modo fare propaganda di alcun tipo o prendere parte alle vere e proprie operazioni di seggio.

Il Presidente provvede a comunicare l’affluenza a metà mattina e metà pomeriggio. E così, ora dopo ora (ed elettore dopo elettore) si arriva alle ore 23. Ultimate le operazioni di voto, il Presidente le dichiara chiuse e il Segretario provvede alla redazione dell’ennesimo verbale. A quel punto si comunicano al messo del Sindaco i dati definitivi sull’affluenza e si preparano le prime buste, con quella parte di materiale che viene immediatamente inviata all’Ufficio Elettorale centrale (elenchi degli elettori e altri documenti a quel punto non più utili).

Da questo momento inizia la fase più calda, quella dello spoglio. Si apre, per prima, l’urna contente le schede per l’elezione del Senato della Repubblica. Per ogni scheda, aperta dal Presidente, il voto viene proclamato e annotato sulle tabelle di scrutinio.

Affinché le cose vadano bene sono necessarie due cose: che i conti tornino (i.e. che il numero di schede corrisponda a quello degli elettori) e che non ci siano voti “strani” forieri di dubbi e, soprattutto, di contestazioni.

Nella seconda (e, purtroppo, assai più probabile) ipotesi, se il rappresentante di lista desidera contestare un voto, le ragioni di tale contestazione vengono messe a verbale (indovinate un po’ da chi? Esatto: dal Segretario) e a quel punto il Presidente deve decidere se considerare provvisoriamente quel voto valido o meno. A seconda della decisione la scheda verrà inserita in una diversa busta (“Schede contestate e provvisoriamente assegnate” o “Schede contestate e provvisoriamente non assegnate”) per poi trasferire l’onere della decisione definitiva all’Ufficio elettorale centrale. Palla a voi, grazie e arrivederci.

Dopo una breve (e sacrosanta) pausa si procede con lo scrutinio delle schede per l’elezione della Camera dei Deputati. Di nuovo: tabelle di scrutinio, verbali, schede valide, contestate, bianche e nulle.

Finalmente si finisce. Si firmano gli ultimi verbali, si stacca il nastro adesivo del giorno prima, si salutano i membri degli altri seggi e il personale di polizia con cui si è giocoforza familiarizzato. È piena notte, metà del Paese è incollato a guardare le maratone, l’altra metà pensa già alla prossima di campionato.

Un membro del seggio è incaricato di recarsi all’Ufficio centrale per consegnare il tutto, accompagnato da personale del Comune o da un taxi appositamente convocato. Gli altri si avviano verso casa o a brindare alla fine delle operazioni in qualche pub open all night. Tra mille difficoltà e mille sbadigli si è servito il proprio Paese. E si va a letto contenti, al di là del risultato elettorale.


Francesco Magni

Nato a Roma nel 1988, dopo la laurea in giurisprudenza ha esercitato per tre anni la professione di avvocato. Oggi è funzionario del Ministero dell'Interno. Mantiene vivi la passione e l'interesse per le questioni politiche ed elettorali che cerca sempre di analizzare, ove possibile, alla luce della sua formazione giuridica.

3 commenti

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  • Il lavoro del membro del seggio è importante, burocraticamente complesso e poco pagato (circa 5-6 euro l’ora pasti esclusi), nonché sfiancante per l’enorme quantità di ore di fila lavorate.
    Questo sta portando sia a una selezione avversa (lo fanno persone poco capaci) sia in assoluto a una difficoltà di trovare le persone che lo fanno, se andate sui gruppi fb dei presidenti di seggio è pieno di persone che hanno fatto più volte richiesta di essere cancellate dall’albo, ma che continuano ad essere chiamate. Gli scrutatori semplicemente non si presentano più e iniziano a non esserci anche le persone che venivano al seggio a vedere se mancava qualche scrutatore e a coprire il buco ( sia per lo scrutatore che per il presidente che non si presenta in teoria ci sarebbe una multa, ma se manca uno scrutatore il presidente può nominare un sostituto, se manca il presidente deve essere trovato credo dalla corte d’appello e il seggio semplicemente non si apre).
    Il segretario viene ingiustamente pagato quanto uno scrutatore pur facendo un compito più complesso, questo porta a delle difficoltà per i presidenti di trovare dei segretari.
    “Fino a oggi, durante le operazioni di voto, gli elettori dopo aver espresso il proprio voto all’interno della cabina ripiegavano la scheda e la imbucavano personalmente nell’urna.”
    questa cosa non è burocraticamente vere, anche prima era compito del presidente inserire le schede nelle urne, semplicemente non veniva fatto, come testimoniano i manuali delle elezioni precedenti.
    http://www.ecodelcittadino.com/2013/02/manuale-seggio-elettorale-istruzioni.html

  • Bisogna fare i complimenti a chi ha inventato il tagliando antifrode. Credo meriti il premio di sadico dell’anno. Una procedura assolutamente demenziale, che complica e rallenta ancora di più il lavoro del seggio, senza alcuna garanzia di evitare frodi. Anche perché voglio vedere come fa il presidente, con la coda fuori dalla porta e 900 persone medie per sezione da far votare , a controllare che i codici alfanumerici di due schede siano gli stessi prima e dopo la votazione.
    Sarà sempre più difficile trovare qualche tapino che sarà disponibile a sottoporsi a questa tortura; fioccheranno i certificati medici.

    • Infatti mi sa che sono uno dei pochi presidenti che l’ha fatto veramente (ogni volta che qualcuno mi consegnava le schede controllavo il numero sul registro facendo rigirare le pagine agli scrutatori che lasciavano i documenti come segnaposto). Meno male che ho avuto degli scrutatori molto efficienti altrimenti ci sarebbe stato il rischio di fare confusione. Invece nei video di VIP che votano sembra che i presidenti staccano il tagliando e imbucano senza controllare niente, così come hanno fatto anche nel seggio dove sono andato a votare io

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