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Congresso PD: i dati dai circoli (e le previsioni possibili)

In queste settimane si stanno svolgendo le convenzioni di circolo del Partito Democratico, prima fase di un processo (che si concluderà il 30 aprile con le primarie) con cui si eleggerà il nuovo segretario nazionale del PD. I tre candidati in lizza sono l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, l’attuale Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

Queste convenzioni sono riservate ai soli iscritti muniti di tessera, che si riuniscono nel loro circolo di appartenenza, discutono le mozioni delle tre candidature in campo, quindi votano il candidato scelto. Per essere ammessi alle primarie, ciascun candidato dovrà superare il 5% su base nazionale, oppure il 15% in 5 regioni.

Ed è proprio questo il motivo principale per seguire queste convenzioni: se Renzi e Orlando sono già certi di passare al turno successivo, Emiliano sta avendo più difficoltà del previsto, perché si trova, nei risultati che abbiamo raccolto finora con #openPData, non troppo al di sopra della soglia del 5%.

L’andamento dei dati pervenuti con #openPData: le variazioni diventano sempre meno nette

Ma i dati che stiamo raccogliendo con #openPData non costituiscono un campione statisticamente rappresentativo di quello che si sta svolgendo realmente; in particolare, la distribuzione territoriale del nostro campione è molto lontana da quella che, con ogni probabilità, sarà la distribuzione finale: ad esempio, Emilia Romagna e Toscana sono nettamente sovra-rappresentate rispetto alle regioni del meridione. Questo squilibrio, ovviamente, tende a favorire nel conteggio “puro” chi ha performance migliori nel centro-nord, come Orlando, e a danneggiare chi ha performance migliori nel meridione, come Emiliano – ma anche lo stesso Renzi, che va fortissimo in Campania.

Come risolvere questo problema? Innanzitutto bisogna trovare dei punti di riferimento per ipotizzare la distribuzione finale del voto congressuale. Gli scenari che abbiamo ipotizzato sono tre:

  1. La distribuzione dei voti in valori assoluti sarà omogenea rispetto alla distribuzione dei circoli a livello regionale. Il presupposto è, quindi, che in ciascuna regione vi sarà una distribuzione simile di circoli con pochi iscritti (e votanti) e circoli con molti iscritti (e votanti). Se assumiamo questa ipotesi, che tende a sovra-rappresentare le regioni con i circoli mediamente più piccoli, la proiezione finale risulta – fra le tre – la più favorevole a Orlando che si attesta al 24,1%, mentre Emiliano si ferma al 6,9% e Renzi arriva al 69%.
  2. La distribuzione dei voti in valori assoluti sarà omogenea rispetto alla distribuzione degli iscritti in ogni regione. Qui invece l’ipotesi è che l’affluenza nei circoli sarà sostanzialmente la stessa in tutta Italia. Questa ipotesi tende a premiare maggiormente Renzi (69,9%) proprio in virtù della già citata Campania (ma anche della Calabria) a spese di Orlando (23%), mentre Emiliano cresce leggermente (7,1%).
  3. La distribuzione dei voti in valori assoluti sarà analoga a quella del Congresso del 2013. In altre parole, si immagina che il “peso” in termine di numero di voti di ciascuna regione nel 2017 sarà lo stesso del 2013: se dalla Calabria quattro anni fa arrivò il 6% dei voti rispetto al totale nazionale e dal Piemonte il 3%, ci si aspetta che anche quest’anno dalla Calabria arrivi il 6% dei voti e dal Piemonte il 3%. È lo scenario nettamente più favorevole a Emiliano, che va bene nelle regioni del sud (in Puglia, ma anche in Sicilia, dove l’affluenza fu molto alta nel 2013) raggiungendo l’8,9%, contro il 21,9% di Orlando e un 69,2% di Renzi.

Facendo la media di queste tre ipotesi e del conteggio “grezzo”, il dato finale ci dice: Renzi 68,8%, Orlando 24,1%, Emiliano 7,1%.

Questi dati possono essere una buona previsione del risultato finale? Difficile dirlo: innanzitutto, perché si tratta di dati estremamente parziali: ad esempio, non abbiamo potuto considerare regioni come la Sardegna o la Basilicata, dalle quali praticamente non abbiamo dati; inoltre, non è affatto certo che i dati parziali delle singole regioni siano predittivi del comportamento di voto complessivo delle regioni stesse, condizione necessaria affinché tutti questi calcoli abbiano un senso. Per ora si può dire con certezza che Orlando andrà alle primarie; che Renzi sta fissando un’asticella altissima, alla quale verrà necessariamente paragonato il suo risultato – quale che sia – del 30 aprile; e che Emiliano, pur non essendo certo spacciato, non ha ancora la certezza di superare quella soglia, decisiva, del 5%.

 

A cura di Matteo Cavallaro e Davide Policastro


QUI i risultati dei singoli circoli e la mappa interattiva con i dati di tutte le regioni

Redazione

La redazione di YouTrend

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