La scissione nel PD: la situazione in Parlamento e il Congresso

1 mese ago


I capilista bloccati. Per diversi osservatori è su questo punto dell’Italicum corretto dalla Consulta che si è consumata la scissione nel PD. La legge elettorale in vigore infatti stabilisce la possibilità per i partiti di indicare il capolista nei 100 collegi in cui è suddiviso il territorio nazionale. Questo comporta l’elezione certa per i candidati indicati dal partito, e una competizione serrata per tutti gli altri. Nel PD che si appresta a indire congresso e primarie (in cui Renzi è il netto favorito) la sensazione è che i capilista saranno appannaggio quasi esclusivo del vincitore.

Di qui la fuoriuscita di Roberto Speranza ed Enrico Rossi (Michele Emiliano invece è rimasto). Una fuoriuscita “matematica”: attraverso una lista separata e autonoma, la nuova realtà a sinistra del PD conta di raccogliere un numero superiore di parlamentari rispetto a quanti potrebbe racimolarne restando minoranza nei democratici.

Proviamo a fornire una proiezione dei due scenari alternativi:

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Le prossime elezioni sono però ancora lontane (si dice che Renzi voglia andare al voto a giugno, ma è probabile che la legislatura arrivi alla sua scadenza naturale) è nel Parlamento attuale che si avranno le prime conseguenze della scissione PD, con il governo Gentiloni a rischio. Vediamo i numeri:

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(Fonte: Camera dei Deputati)

Alla Camera il governo Gentiloni è stato “fiduciato” con 376 voti. 303 vengono dal PD, a cui vanno aggiunti quelli di Area Popolare, Civici e Innovatori, Centro Democratico e altri.

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(Fonte: Senato della Repubblica)

Al Senato Gentiloni ha potuto contare su 168 voti provenienti da PD, Autonomie, Area Popolare e altri 14 senatori.

Quanto pesano gli scissionisti in Parlamento? Per capirlo è fondamentale individuare le varie correnti interne nel PD “parlamentare”, quello eletto nel 2013 sotto la leadership di Pierluigi Bersani. Il Sole 24 Ore ha realizzato una fotografia a raggi x delle varie correnti democratiche:

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(Fonte: Il Sole 24 Ore)

Sia alla Camera sia al Senato il numero maggiore di deputati è riconducibile a Dari Franceschini, tra i leader PD che più si sono spesi per evitare la scissione. I renziani sono una minoranza, al pari dei bersaniani e dei “giovani turchi” (Orlando-Orfini).

Cosa succederà quindi quando Speranza e i bersaniani usciranno dal PD? Per Repubblica, gli scissionisti alla Camera sono 38.

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(Fonte: La Repubblica)

Mentre al Senato uscirebbero dal PD in 15.


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(Fonte: La Repubblica)

Il Corriere della Sera stima invece in 47 il numero di deputati che potrebbero lasciare il PD, oltre a 20 senatori.

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(Fonte: Corriere della Sera)

Sono numeri che mettono in discussione la maggioranza di governo. Non tanto alla Camera, dove si passerebbe a circa 330 deputati a sostegno di Gentiloni, quanto al Senato dove gli equilibri più fragili non reggerebbero a una diaspora nel PD.

Nel frattempo, fuori dal Parlamento il PD avvierà il processo per le primarie per la nuova leadership. Gli iscritti voteranno per le candidature (allo stato attuale Matteo RenziAndrea OrlandoMichele Emiliano) nelle convenzioni di circolo. È sufficiente raccogliere il 5% dei voti in questa prima fase per accedere alle primarie, che eleggono il segretario e l’assemblea nazionale (il “parlamento” del partito). Dopo la scissione, sembra improbabile che Matteo Renzi non raggiunga la maggioranza assoluta dei voti alle primarie (i primi sondaggi fotografano un 70% a suo favore).

Ma nel caso che ciò si verificasse sarebbe l’assemblea nazionale a scegliere il segretario con un ballottaggio tra i primi due candidati. Chi fa parte di questa assemblea? Come spiegato da Roberto D’Alimonte: i 1000 delegati eletti con le primarie più i 21 segretari regionali, 300 rappresentanti regionali, 100 rappresentanti parlamentari, 44 rappresentanti esteri più le rappresentanze delle candidature minori.

Uno scenario ancora in divenire quindi, sia per le sorti del governo, sia per quelle del PD.

Marco Toselli (Sito Web)

Nato a Rimini, vive a Roma e lavora per l'agenzia askanews. Ama scrivere e illustrare graficamente gli argomenti. È quello in bici in mezzo alla strada, se ti dà fastidio gli dispiace.

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