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Comunali 2018: la posta in gioco

Domenica 10 giugno si vota per le Comunali. Sono 737 i comuni chiamati alle urne, 109 dei quali con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. Solo 20 i capoluoghi. Come andrà a finire?


Dopo le Politiche e le Regionali, in questo 2018 è il turno delle Elezioni Amministrative. Sarà questo un test importante perché si potrà constatare sin da subito i nuovi equilibri emersi fin dal 4 marzo troveranno conferma a livello comunale o se, per la carica di primo cittadino, prevarranno ancora le logiche “classiche” del consenso, basate molto anche sul voto di preferenza.

Alle urne sono chiamati 737 comuni, per un totale di 6.460.049 elettori (il 13,9% del totale). Ben 109 sono i comuni superiori ai 15.000 abitanti, nei quali vi sarà un ballottaggio qualora al primo turno nessun candidato riesca ad ottenere il 50% +1 dei voti (tranne nei comuni della Sicilia, dove la soglia per vincere al primo turno si abbassa al 40%). Inoltre, sono 140 i comuni al voto per motivi diversi dalla scadenza naturale del mandato.

Al voto andranno anche i cittadini romani residenti nel III e VIII Municipio della Capitale, che dovranno recarsi anticipatamente ai seggi, poiché le consiliature iniziate nel 2016 sono andate incontro a una fine prematura. Al totale bisogna aggiungere quindi altri 289.560 elettori.

Sono invece 20 i capoluoghi interessati da questo turno di Amministrative. Si tratta di: Brescia, Sondrio, Treviso, Vicenza, Imperia, Massa, Pisa, Siena, Terni, Ancona, Viterbo, Teramo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani.

A ben vedere, quindi, non è una tornata eccessivamente “corposa”. La città con il maggior numero di elettori, per esempio, è Catania con i suoi 247 mila aventi diritto. Ma, nonostante ciò, resta un appuntamento elettorale importante: salvo colpi di scena, è l’ultima volta in questo 2018 che saranno chiamati al voto così tanti elettori: il Governo Conte ha appena incassato la fiducia e, almeno fino alle Europee del 2019, non dovrebbero esserci altre elezioni “pesanti”. Ed è questo un ulteriore motivo di interesse di queste elezioni: sono le prime a svolgersi dopo la nascita del nuovo Governo.

Vincitori (e sconfitti) annunciati

Cosa dobbiamo aspettarci da queste Amministrative? Probabilmente un successo della Lega, che potrebbe consolidare la sua leadership nel campo del centrodestra. E, chissà, riuscire ulteriormente a penetrare a Sud. Se così fosse, Matteo Salvini sarebbe il vero vincitore.

Il Movimento 5 Stelle, invece, rischia di non replicare l’exploit delle Politiche. Com’è noto, infatti, il partito di Di Maio ha difficoltà a calarsi in competizioni locali, dove la forza delle candidature ha un peso maggiore rispetto al voto nazionale. Perdere i comuni precedentemente amministrati o registrare percentuali basse significherebbe una sconfitta per i grillini – o quanto meno una “non vittoria”. L’incremento del numero dei comuni amministrati e una percentuale quantomeno prossima a quella del 4 marzo, invece, farebbero ascrivere pienamente il Movimento 5 Stelle tra i vincenti.

E Forza Italia? Il partito di Silvio Berlusconi ha come obiettivo quello di arginare l’erosione dei propri consensi da parte dell’amico-nemico Salvini. Pareggiare, o addirittura restare davanti alla Lega in certi comuni (in particolare al Centro-Sud) potrebbe ridare slancio e speranza a un soggetto politico ancora in stato di shock dopo essersi visto sottrarre il ruolo di guida della coalizione di centrodestra.

Per quanto riguarda il Partito Democratico, invece, le speranze della vigilia sono poche. Forti sono le preoccupazioni che il trend delle Politiche si confermi. Vincere in alcuni comuni simbolo nelle Zone Rosse (e magari nel Nord) senza far registrare un crollo rispetto al dato del 4 marzo potrebbe significare una boccata d’ossigeno per il partito che è stato al governo nella scorsa legislatura. In caso di disfatta, invece, nel partito tornerebbe a regnare quel caos mai andato veramente via. Difficile possa regalare sorprese in positivo e confermare tutte le amministrazioni uscenti (per non dire incrementarle). Qualora invece riuscisse nell’impresa, il PD risulterebbe tra i vincitori e l’analisi politica del momento andrebbe sicuramente in parte riscritta.

Il bilancio delle amministrazioni uscenti

Vediamo ora di che colore sono le amministrazioni uscenti nei comuni superiori. In maggioranza sono di centrosinistra: infatti, 57 comuni su 109 (senza contare i due Municipi di Roma) sono retti da giunte guidate dal Pd. Di questi 57 comuni, 20 sono al Nord (74,1%), 13 nelle Zone Rosse (81,3%) e 24 al Centro-Sud (36,4%). Inoltre, in ben 15 capoluoghi su 20 (75%) le amministrazioni uscenti sono di centrosinistra.

Anche questi numeri quanto sarà difficile per il Pd replicare quei risultati. Sarà piùfacile per il Movimento 5 Stelle, che guida la giunta uscente in soli 4 comuni, tutti al Centro-Sud): Ragusa, Assemini, Quarto e Pomezia.

Il centrodestra, (considerando come tale la coalizione che alle scorse elezioni aveva al proprio interno il PDL/Forza Italia), è uscente invece in 20 comuni su 109 (tra cui 2 capoluoghi). Ben 15 di questi sono al Centro-Sud, dove oggi il Movimento 5 Stelle è assai competitivo. Per consolidare il proprio “bottino”, oggi il centrodestra dovrà cercare di sfruttare la debolezza del centrosinistra puntando a vincere nei comuni del Centro-Nord.

Infine vi sono 28 comuni in cui le amministrazioni uscenti non rientrano nelle tre aree politiche principali. Ricordiamo infatti che spesso alle Comunali le coalizioni civiche riescono ad aggregare un elevato numeri di consensi – e inoltre nel 2013 esisteva ancora un polo di centro particolarmente forte in diverse realtà.

La situazione nei comuni capoluogo

Concentriamoci ora sui capoluoghi. Abbiamo detto che 15 su 20 sono retti da giunte di centrosinistra. Ma qual è stato il comportamento di quegli elettori alle Politiche del 4 marzo? Ebbene, solo a Siena il centrosinistra è riuscito a confermarsi al pimo posto. In tutti gli altri 14 comuni è stato battuto o dal centrodestra o dal Movimento 5 stelle (o persino da entrambi).

Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, si è confermato a Ragusa e si è imposto anche in città quali Ancona, Avellino, Barletta, Catania e Siracusa (dove alle amministrative precedenti aveva vinto il centrosinistra), Teramo, Brindisi, Messina e Trapani (dove aveva vinto il centrodestra o una lista civica). Le aspettative verso il M5S sono molto alte: sia nel complesso dei comuni superiori che nei soli capoluoghi, alle Politiche la coalizione più votata è stata quella costituita dalla lista a 5 Stelle. Come mostra la tabella, infatti, quello dei comuni al voto domenica è un “campione” molto sbilanciato sul Centro-Sud, dove il M5S è andato molto meglio rispetto al dato nazionale – e dove, per contro, sono andati peggio sia il PD sia soprattutto la Lega.

Il centrodestra, infine, è uscente in due soli capoluoghi: Teramo e Trapani, dove il 4 marzo ha vinto il Movimento 5 Stelle. A Brindisi e Messina, invece, erano state due coalizioni civiche a vincere le Amministrative. Ma come nel resto del Centro-Sud, alle Politiche ha vinto anche qui il partito di Di Maio.

Non resta perciò che aspettare domenica per capire se i trend nazionali riusciranno a imporsi anche in chiave locale. Se il Movimento 5 Stelle riuscirà a confermarsi come prima forza anche a livello comunale oppure se continuerà a trovare i maggiori consensi solo laddove il contesto si fa nazionale. Se il centrodestra si confermerà la coalizione più votata, e se al suo interno se la Lega imporrà il suo predominio. E, infine, se il centrosinistra subirà ulteriori perdite.

Oppure vedremo se le contese territoriali, che vedono protagonisti soprattutto quei candidati locali capaci di spostare preferenze, avranno ancora un peso e salveranno in parte Forza Italia e Pd usciti malconci dal voto delle Politiche.

Un turno di amministrative che non prevede il rinnovo delle grandi città italiane e che coinvolge il 13,9% degli elettori, allora, ha comunque le sue sfide importanti da osservare. E ci forniranno risultati che potranno spiegare meglio il comportamento elettorale degli italiani, ogni volta sempre più sorprendente.


Andrea Maccagno

Laureato con lode in Governo e politiche alla LUISS, dove ha collaborato con il CISE, si interessa principalmente di sistemi elettorali e sistemi partitici.
Grande sostenitore dei diritti civili, è stato presidente di un'associazione LGBT

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