Guai e polemiche, il saliscendi nei sondaggi

17 settembre 2016


Le vicende che hanno coinvolto la giunta guidata da Virginia Raggi e il Movimento 5 stelle hanno avuto evidenti ripercussioni nell’opinione pubblica. Per quasi una settimana tg e giornali hanno aperto con le disavventure del sindaco di Roma.

C’era da aspettarsi, quindi, che i consensi al M5S ne risentissero: i principali istituti di sondaggio hanno indicato un calo dai 2 ai 5 punti percentuali. La domanda a questo punto è: si tratta di uno choc fatale destinato a erodere i consensi del partito di Grillo? O gli effetti di questa vicenda sono destinati a essere “riassorbiti” e dobbiamo aspettarci un rimbalzo verso l’alto?

Secondo i sondaggi mostrati a Porta a Porta, solo una piccola parte degli elettori del M5S ritiene che su Roma gli esponenti del Movimento (sindaco e membri del Direttorio) abbiano mentito. La stragrande maggioranza di questi elettori ritiene che l’intera vicenda sia dovuta all’ostilità generale del “sistema” e non sembra dunque colpito in negativo dalla vicenda.

Schermata 2016 10 18 alle 12.49.03 630x312 Guai e polemiche, il saliscendi nei sondaggiPuò essere utile dare uno sguardo al passato, con un occhio allo storico della Supermedia dei sondaggi di YouTrend. Non si tratta infatti del primo “incidente” in cui i grillini sono incappati. Già in passato, infatti, il M5S è stato protagonista in negativo della scena mediatica. Nel giugno del 2013, pochi mesi dopo lo “sbarco” in Parlamento, fece molto clamore l’espulsione di Adele Gambaro, critica nei confronti di Grillo. I consensi, rilevati, che fino a quel momento davano il M5S al 21%, scesero al 17%. Già in luglio, però, si registrò una risalita su valori prossimi al 20%.

Le espulsioni di 4 senatori nel febbraio 2014 non ebbero alcuna conseguenza osservabile (il M5S continuò ad essere rilevato sopra il 22%). Ma un contraccolpo evidente ci fu in occasione delle Europee, quando la clamorosa sconfitta contro il PD renziano (che prese il 40,8%) causò un effetto bandwagon al contrario: se prima delle elezioni i sondaggi davano il M5s al 25%, con punte del 27, il risultato delle urne (21,5%) ebbe l’effetto di “tirar giù” il dato dei sondaggi nelle settimane successive: per tutto il resto del 2014 il Movimento fu sotto il 20% dei consensi. Una nuova polemica sui rendiconti dei parlamentari – anche questa raccontata dalla stampa, e che porterà all’espulsione dei deputati Artini e Pinna – abbassò le stime di circa un punto per qualche settimana, dal 19% al 18%.

Nel corso del 2015, complici le difficoltà del governo Renzi e del Pd, il consenso ai 5 Stelle è salito notevolmente, fino a toccare in media il 27%. A gennaio, quando è esploso il “caso Quarto” (con l’espulsione del sindaco Rosa Capuozzo) a cui è seguito il controverso voto sul ddl Cirinnà in Senato, i consensi sono calati in un mese sotto il 25%, per poi risalire sui livelli precedenti già in aprile. La polemica, molto “mediatizzata”, sulla sospensione – tuttora in vigore – del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, non ha sortito praticamente alcun effetto.

Cosa possiamo dedurre da tutto questo? Almeno due cose. Primo: nonostante le oscillazioni, il M5S può contare su uno “zoccolo duro” di almeno il 18% dei consensi. Secondo: l’elettorato M5S è costituito in larga parte da un voto di opinione, sensibile agli eventi che segnano l’attualità politica: i consensi salgono quando vi sono scandali che colpiscono la credibilità degli altri soggetti politici (a cominciare dal governo), e scendono quando ad essere messa in discussione è invece la propria credibilità. La curva descritta negli ultimi anni dalle intenzioni di voto è fatta di numerosi saliscendi: non è la prima volta che i consensi al partito di Grillo hanno una flessione, ma da quello che abbiamo visto in passato è legittimo aspettarsi che anche quest’ultima discesa non sia inarrestabile.


Articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 17 settembre a cura di Salvatore Borghese

Redazione (Sito Web)

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