Il Rosatellum e l’effetto flipper

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Di certo tra i pregi della nuova legge elettorale, il Rosatellum, non c’è quello dell’immediatezza. Tanto chiaro e semplice è il metodo di elezione dei candidati nell’uninominale quanto complicato quello nel plurinominale. Se il first past the post, infatti, non ha bisogno di troppe spiegazioni (banalmente, vince il candidato che prende un voto in più), il riparto dei voti in seggi nella parte proporzionale necessita sicuramente di qualche delucidazione in più.

Innanzitutto il legislatore poteva scegliere fra due metodi opposti. Il prima, che chiameremo bottom-up, avrebbe previsto candidati eletti proporzionalmente al numero di seggi attribuiti a ciascun collegio plurinominale. Così, ogni collegio avrebbe avuto una sua soglia implicita tanto più grande quanto minore fosse stato il numero di seggi per collegio. Una soluzione che avrebbe di certo penalizzato i piccoli partiti, che difficilmente avrebbero trovato rappresentanza – a meno di non avere consensi molto concentrati territorialmente.

Il secondo metodo, top-down, consiste invece nel definire il numero di seggi spettanti ad ogni partito su base nazionale, e successivamente ripartirli dapprima nelle varie circoscrizioni e poi in ciascun collegio plurinominale.

Tra i due, è stato scelto proprio quest’ultimo metodo, che è poi il più complesso. Come vengono quindi distribuiti nei territori i seggi ottenuti sul piano nazionale?

La legge Rosato, su questo, è molto articolata. Come detto, viene dapprima stabilito a livello nazionale quali sono le liste che hanno diritto ad ottenere seggi: ossia quelli che superano la soglia di sbarramento del 3% sul piano nazionale (sia alla Camera sia – novità – al Senato). Per determinare quanti seggi spettino alle liste di ciascuna coalizione inoltre vengono considerati anche i voti delle liste con più dell’1%.

Ma già nella fase del riparto circoscrizionale può manifestarsi il famoso “effetto flipper“, particolarmente insidioso soprattutto per quanto riguarda la Camera dei deputati. In ogni circoscrizione viene anzitutto attribuito a ciascuna lista un numero di seggi congruo ai propri quozienti e resti. Successivamente, però, bisogna accertare che  nel totale delle circoscrizioni non vi siano liste che ottengono più o meno seggi rispetto a quanto il riparto nazionale iniziale aveva stabilito. Se così accadesse, l’Ufficio centrale nazionale

sottrae i seggi eccedenti alla coalizione di liste o singola lista nelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti di attribuzione, secondo il loro ordine crescente, e nelle quali inoltre le coalizioni di liste o singole liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettante, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali coalizioni di liste o singole liste. Nel caso in cui non sia possibile fare riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla coalizione di liste o singola lista eccedentaria vengono sottratti i seggi nelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alla coalizione di liste o singola lista deficitaria sono conseguentemente attribuiti seggi nelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate.

Come si può intuire, quindi, non è automatico capire dove i partiti vedranno scattare i seggi che spetterebbero loro. Questo perché può capitare che vi siano degli “aggiustamenti” tra circoscrizioni in base ai risultati ottenuti sul piano nazionale.

In questo consiste l’effetto flipper che, oltre a verificarsi su base circoscrizionale, può anche intervenire successivamente nei collegi plurinominali. Infatti, una volta attribuiti i seggi nelle varie circoscrizioni, essi devono poi essere distribuiti effettivamente nei vari collegi, seguendo le medesime regole. Vi saranno dunque collegi “eccedentari” e altri “deficitari”. Ancora una volta dovrà intervenire l’Ufficio elettorale (circoscrizionale) a stabilire in quali collegi togliere i seggi di troppo e in quali aggiungere quelli in difetto, sempre seguendo il metodo dei quozienti e dei più alti resti.

È evidente quanto tutto ciò produca una vera e propria lotteria nella parte proporzionale della legge, per cui anche gli stessi partiti si troveranno impossibilitati a fare calcoli completi volti a identificare quanti seggi è possibile aggiudicarsi per collegio e dove parte dei propri seggi potrebbero scattare: in parte sarà una sorpresa anche per loro.

 

E per quanto concerne il Senato? Qui il processo di attribuzione dei seggi è leggermente più semplice. Il criterio seguito è sempre quello top-down, in cui dapprima l’Ufficio elettorale nazionale individua le liste che abbiano raggiunto la soglia minima richiesta loro per ottenere almeno uno scranno (3% nazionale, con deroga per le liste che ottengano il 20% in una regione e ad eccezione delle liste espressioni di minoranze linguistiche); in seguito, gli Uffici regionali assegnano i seggi spettanti a quelle liste.

Al Senato, è bene ricordarlo, ogni circoscrizione corrisponde all’intera regione. Vi sono, da una parte, circoscrizioni con un unico collegio plurinominale. In questi casi il meccanismo è semplice: l’Ufficio regionale attribuisce i seggi in base alla regola dei quozienti e dei più alti resti. Dall’altra, però, vi sono circoscrizioni con più collegi plurinominali (la Lombardia ne ha addirittura cinque!) in cui, ancora una volta, può scattare l’effetto flipper. Infatti, se i seggi dapprima assegnati alle liste non corrispondono al numero di seggi spettanti al collegio/circoscrizione, l’Ufficio

determina la lista che ha il maggior numero di seggi eccedentari e, a parità di questi, la lista che tra queste ha ottenuto il seggio eccedentario con la minore parte decimale del quoziente; sottrae quindi il seggio a tale lista nel collegio in cui è stato ottenuto con la minore parte decimale dei quozienti di attribuzione e lo assegna alla lista deficitaria che ha il maggior numero di seggi deficitari e, a parità di questi, alla lista che tra queste ha la maggiore parte decimale del quoziente che non ha dato luogo alla assegnazione di seggio.

Cosa si evince? Sicuramente la difficoltà del conoscere al cento per cento chi può essere eletto in base semplicemente al risultato della lista in un collegio. Serve infatti un calcolo più complesso, che consegna agli elettori (e agli stessi candidati) un grado di incertezza che rende opaco l’intero meccanismo. Non resta allora che attendere poco più di un mese per capire quanto inciderà l’effetto flipper, potenzialmente più ostico alla Camera rispetto al Senato.

 


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