Dimmi dove vivi e ti dirò a quale Italia appartiene il tuo comune: sull’asse orizzontale c’è il vantaggio del centrodestra sul campo largo alle europee 2024, mentre sull’asse verticale il vantaggio del Sì sul No al referendum 2026. I quattro quadranti permettono quindi di leggere dove il risultato referendario si è mosso in continuità con i precedenti equilibri politici e dove invece se ne è discostato.
La diagonale aiuta a leggere questo scarto: sopra la diagonale stanno i comuni in cui il Sì è andato relativamente meglio del centrodestra; sotto la diagonale quelli in cui è andato relativamente peggio. È quindi una misura utile per distinguere i territori in cui il referendum ha ampliato il perimetro politico di partenza da quelli in cui lo ha ristretto.
ITALIA “RIFORMISTA”
Il quadrante in alto a sinistra è il meno popolato ed è anche il più semplice da interpretare: raccoglie comuni in cui il centrodestra era storicamente debole, ma in cui il Sì è riuscito a superare il 50%. Si tratta soprattutto di comuni molto piccoli, in larga parte montani, con una presenza significativa dell’Alto Adige. Non tutti i comuni altoatesini rientrano però in questa area: in una parte importante di essi il Sì non ha infatti raggiunto il 50%. Il fatto che questo quadrante sia poco popolato rappresenta un dato politico interessante proprio per la mancanza di comuni collocati in questo spazio: per sperare di vincere, il Sì avrebbe dovuto imporsi in una parte dei comuni rurali del centro Italia più di centrosinistra, ma non ci è riuscito.
ITALIA “RESISTENTE”
Il quadrante in basso a sinistra è invece quello più vicino al campo largo, le zone più progressiste. Qui stanno i comuni in cui il centrodestra non aveva sfondato nel 2024 e in cui, inoltre, il No ha prevalso. Questo quadrante comprende le grandi città, ma non solo. Vi rientrano anche molte aree delle regioni rosse e diversi territori più rurali del centrosud che si confermano politicamente ostili al centrodestra. In questa zona il risultato segnala che il Sì non è riuscito a valorizzare davvero il potenziale teorico offerto dall’elettorato riformista delle grandi città. In altri termini, anche dove il centrodestra partiva debole, il Sì non ha trovato strade alternative per raggiungere il 50%.
La posizione di alcuni comuni del quadrante rosso sotto la diagonale suggerisce che il Sì sia andato peggio di quanto non facesse pensare il precedente radicamento del campo largo: diverse grandi città (Torino, Napoli) sono risultati relativamente più vicine al No che non al blocco progressista e centrista. Questo dato può essere letto anche come un segnale di scarso valore aggiunto apportato dai partiti centristi che sostenevano il Sì, in particolare Azione e Più Europa: la loro presenza non sembra aver spostato in modo decisivo gli equilibri in molti contesti urbani, come testimoniato anche dai flussi elettorali che li vedono spaccati.
Milano rappresenta un’eccezione rilevante dentro questo quadrante: il Sì vi appare relativamente più forte del dato del centrodestra alle europee. Questo può indicare un allineamento migliore tra l’orientamento degli elettori centristi e la campagna per il Sì. In altre grandi città, invece, pur in presenza di elettorati potenzialmente sensibili a messaggi liberal-centristi, il Sì non sembra aver raccolto un consenso aggiuntivo paragonabile. Da qui l’idea di una mobilitazione solo parziale o poco efficace di quell’area politica.
ITALIA “GOVERNISTA”
Il quadrante in alto a destra, il quadrante blu, è quello in cui sia il centrodestra sia il Sì erano in vantaggio, lo zoccolo duro del centrodestra. È il quadrante più interessante per capire dove il Sì è riuscito a sfondare in territori con una storia di destra. Qui, sotto la diagonale, troviamo diversi comuni in cui il centrodestra aveva spesso ottenuto risultati molto alti, anche nell’ordine del 60-70%, ma in cui il Sì è riuscito a imporsi solo di misura, magari arrivando al 55-60% ma senza sfondare. Questo disequilibrio non è dovuto a una scarsa mobilitazione per il Sì, visti gli alti livelli di affluenza, quanto piuttosto a una alta mobilitazione per il No di un elettorato “dormiente” che va a votare solo in rari casi. Sembra trattarsi soprattutto di comuni periferici o appenninici, talvolta con livelli medi di istruzione più bassi e con una collocazione spesso critica verso il governo in carica, più in generale verso chi governa, indipendentemente dal colore politico.
Ad esempio in casi come Fondi, o in altre aree fortemente orientate a destra, il vantaggio del Sì è rimasto sotto il vantaggio del centrodestra. Questo segnala che non tutto il voto di destra si è trasferito automaticamente sul Sì.
ITALIA “DORMIENTE”
L’ultimo quadrante, in basso a destra, ha molti comuni del Sud – e in particolare siciliani – di medie dimensioni e con una storia recente molto connotata nel centrodestra, ma che nella maggior parte dei casi nel 2018 avevano votato per il Movimento 5 Stelle. Questi comuni sono quelli con la maggior proporzione di elettorato “dormiente”: oggi astenuti e prevalentemente provenienti dal M5S originario, possono essere mobilitati da campagne particolarmente polarizzanti su temi percepiti come esistenziali, come ad esempio la costituzione.