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I referendum che si terranno nel 2022

Ci sono nove richieste di referendum: se ci sarà il via libera di Cassazione e Consulta, si voterà tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Il 31 ottobre era l’ultimo giorno per consegnare le firme per tenere un referendum abrogativo nel 2022. Quali sono riusciti a superare la soglia delle 500 mila firme e a quali sono i prossimi passi?

 

I referendum

Da quest’anno per la prima volta le firme, oltre che nel modo tradizionale, potevano essere raccolte anche attraverso il Sistema Pubblico di Identità Digitale (Spid), che è posseduto da 26 milioni di italiani. Questo semplifica estremamente il processo di raccolta, seppur continui ad avere dei costi: ai comitati referendari una firma con lo Spid costava infatti circa un euro. 

Il referendum che ha ricevuto il maggior numero di firme è quello sull’eutanasia, avendo raccolto le sottoscrizioni di 1,24 milioni di italiani. Il referendum si propone di abrogare una parte della norma che punisce l’omicidio del consenziente, andando a permetterlo tranne nei casi in cui è compiuto contro una persona incapace, un minorenne o un individuo a cui il consenso sia stato estorto. 

È arrivato a 630 mila firme raccolte esclusivamente online il referendum per depenalizzare l’utilizzo della cannabis. Dopo il successo nell’utilizzo dello Spid per quello sull’eutanasia, infatti, è stato promosso all’ultimo minuto questo secondo referendum,. In questo caso il referendum mira a modificre il testo unico sulle droghe, andando a depenalizzare la coltivazione per uso personale con l’eliminazione di tutte le pene detentive, ad eccezione dei casi legati al traffico illecito. Viene inoltre eliminato il ritiro della patente per uso di sostanze stupefacenti, sebbene si continui ad essere sanzionati se si guida in uno stato di alterazione psicofisica.

Per poco è riuscito a raccogliere le firme anche il referendum per abolire la caccia promosso dal Comitato Sì Aboliamo la Caccia. Ha raccolto 520 mila firme, di cui 74 mila in formato digitale. Il referendum ha un quesito complicato e mira a modificare la legge che disciplina la caccia, andando a vietare qualsiasi attività venatoria in Italia. Il Comitato ha deciso di riprovare dopo il fallimento del referendum del 1990, dove con un’affluenza del 44% non si raggiunse il quorum del 50%.

I sei referendum sulla giustizia, promossi dalla Lega e dal Partito Radicale, sono riuscciti a raccogliere una media di 700 mila firme, ma in realtà sono poi passati da un’altra strada. A fare richiesta sono infatti stati i Consigli regionali di Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto (tutte regioni governate dal centrodestra). I sei quesiti riguardano la riforma del Consiglio superiore della magistratura, la responsabilità diretta dei magistrati e la loro valutazione, la separazione delle carriere, i limiti agli abusi della custodia cautelare e l’abolizione del decreto Severino. La partita dei referendum sulla giustizia si intreccia dunque con la riforma promossa dalla Ministra Marta Cartabia.

 

 

Cosa succede adesso

A regolare i referendum è la legge 352/1970, che prevede due passaggi fondamentali. La Corte di Cassazione verifica, entro il 15 dicembre, il raggiungimento del numero di firme e la veridicità di queste ultime e dichiara altresì la legittimità dei quesiti. La Corte Costituzionale deve invece decidere, entro il 10 febbraio, quali quesiti si possono ammettere e quali vanno respinti, in base naturalmente a una valutazione di costituzionalità.

Dopo che i quesiti vengono approvati da entrambe le Corti si può procedere al voto. In questo caso la legge prevede che si debbano tenere in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno, a meno che non vengano sciolte le Camere e si vada a elezioni politiche: in questo caso per i referendum si slitterebbe al 2023. 

Affinché questi referendum abrogativi passino, infine, è necessario che si rechi a votare la maggioranza assoluta degli aventi diritto e che più della metà dei votanti si esprima a favore. Il raggiungimento del quorum, in questo caso, potrebbe essere semplificato dal fatto che si terranno diversi referendum in contemporanea, anche se si tratta di osservazioni ancora premature: come detto, occorre innanzitutto attendere Cassazione e Consulta per sapere quali quesiti saranno ammessi.

Lorenzo Ruffino

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