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In Italia ci sono pochi diplomati e laureati rispetto alla media europea

I dati Istat mostrano che anche il tasso di abbandono scolastico è più elevato rispetto alla media europea

La scorsa settimana l’Istat ha pubblicato un report sui livelli di istruzione della popolazione italiana a confronto con gli altri paesi europei. Dai dati emerge che nel nostro Paese ci sono pochi laureati e diplomati.

La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore, cioè del diploma di maturità, è il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese. Il diploma è considerato, infatti, il livello di formazione indispensabile per una partecipazione al mercato del lavoro con potenziale di crescita individuale.

In Italia nel 2020 ad avere un diploma è solo il 62,9% della popolazione (+0,7 punti rispetto al 2019) rispetto al 79,0% che si registra nell’Unione Europea. Anche la quota dei 25-64enni con un titolo di studio terziario (cioè la laurea) in Italia è molto bassa, essendo pari al 20,1% contro il 32,8% nella media europea. E i laureati non sono solo pochi, ma aumentano anche poco: nel 2020 l’incremento è stato di 0,5 punti rispetto a una crescita di 1,2 punti nell’Ue, 1,7 punti in Francia, 1,1 punti in Spagna e 1,4 punti in Germania.

 

 

Le differenze di genere e territoriali

Il livello di istruzione delle donne rimane più elevato di quello maschil. Tra le donne ha un diploma il 65,1% e una laurea il 23,0%, mentre tra gli uomini ha il diploma il 60,5% e una laurea il 17,2%. In entrambi i casi si tratta di un gap maggiore di quello che si osserva nell’Ue.

Oltre alle differenze di genere, ci sono forti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno solo il 38,5% degli adulti ha il diploma di scuola secondaria superiore e solo il 16,2% ha raggiunto un titolo terziario, mentre nel Centro e nel Nord il 45% si è diplomato e il 24,2% e il 21,3% ha una laurea. Il divario territoriale nei livelli di istruzione è indipendente dal genere, sebbene sia più marcato per la componente femminile.

Per quanto riguarda gli stranieri che vivono in Italia, nel 2020 il 46,7% ha un titolo secondario superiore e l’11,5% ha una laurea. Nella comunità straniera numericamente più importante in Italia, quella dei rumeni, il 61% possiede almeno il diploma e circa l’8% è laureato.

 

 

Le lauree STEM

Isolando le persone tra i 25 e i 34 anni si vede che il 24,9% ha una laurea nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche, le cosiddette lauree STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Ci sono però grandi differenze di genere: tra gli uomini si è al 36,8% e tra le donne al 17,0%. La quota di laureati in discipline STEM è simile nel Centro e nel Mezzogiorno (23,7% e 23,0%), mentre è più elevata (26,6%) al Nord.

Tra gli uomini laureati tra i 25 e i 34 anni residenti al Nord, il 42,8% ha una laurea STEM contro il 32,4% del Centro e il 29,2% del Mezzogiorno. Tra le donne, invece, la quota di laureate STEM nel Nord è di qualche punto inferiore a Centro e Mezzogiorno. 

La quota di 25-34enni con una laurea STEM in Italia è simile alla media dei 22 paesi dell’Unione europea membri dell’OCSE più il Regno Unito (23,2%) ed è invece inferiore al valore di Francia (26,8%), Spagna (27,5%) e Germania (32,2%).

 

 

L’alto livello di abbandono degli studi

Per misurare l’abbandono scolastico si ricorre alla quota di 18-24enni che è in possesso al massimo di un titolo secondario inferiore (licenza media) ma fuori dal sistema di istruzione e formazione (Early Leavers from Education and Training, ELET).

In Italia, nel 2020 la quota di giovani che hanno abbandonato gli studi precocemente è pari al 13,1%, per un totale di circa 543 mila giovani, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Nonostante l’Italia abbia fatto progressi sul fronte degli abbandoni scolastici, la quota di ELET resta tra le più alte dell’Ue. A livello europeo questo indicatore è infatti al 9,9%, in particolar modo grazie ai progressi fatti da Francia e Germania. 

L’abbandono scolastico caratterizza i ragazzi (15,6%) più delle ragazze (10,4%) ed è maggiormente concentrato al Mezzogiorno (16,3%) rispetto al Nord (11%) e al Centro (11,5%). Il divario territoriale tra Nord e Mezzogiorno si è ridotto a 5,3 punti nel 2020, grazie al calo registrato nel Mezzogiorno. Tra i giovani con cittadinanza non italiana, il tasso di abbandono precoce degli studi è più di tre volte superiore rispetto a quello degli italiani: 35,4% contro 11,0%.

L’abbandono scolastico è fortemente influenzato dalle caratteristiche socio-economiche della famiglia di origine. L’abbandono degli studi prima del diploma riguarda infatti il 22,7% dei giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media, il 5,9% di quelli che hanno genitori con un titolo secondario superiore e il 2,3% dei giovani con genitori laureati. Se un genitore ha una professione altamente qualificata solo il 3% abbandona gli studi, mentre se i genitori esercitano una professione non qualificata o non lavorano l’abbandono sale al 22%.

 

Lorenzo Ruffino

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