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Amministrative 2021: un primo bilancio

Chi vince e chi perde nel primo turno delle elezioni comunali nelle grandi città

A spoglio ormai pressoché ultimato, è possibile trarre delle prime indicazioni sul significato che questo voto assume. Non soltanto in relazione all’atteggiamento dei cittadini verso le proprie amministrazioni comunali, ma anche in chiave più nazionale.

Prima di addentrarsi nell’analisi dei risultati – a partire dai cinque centri più importanti andati al voto –  è necessario fare una considerazione più generale sull’affluenza: nei 1.153 comuni in cui si è votato, l’affluenza si è fermata al di sotto della soglia del 55%, quasi 7 punti percentuali in meno rispetto alle elezioni amministrative del 2016. Una situazione che peggiora se si considerano soltanto i cinque centri principali: soltanto a Bologna l’affluenza ha superato il 50%, mentre negli altri quattro comuni si è registrata una partecipazione compresa tra il 47% e il 48%. Il calo rispetto alle elezioni del 2016 è compreso tra i 7 punti percentuali di Milano e Napoli e i 9 punti di Torino. Benché questa disaffezione al voto sia stata generalizzata (non emergono differenze sostanziali tra Nord, Centro e Sud, né in base alla dimensione del comune), essa si è manifestata soprattutto nei quartieri periferici, in particolare in quelle zone dove il M5S e la Lega avevano ottenuto consensi molto elevati in occasione delle tornate elettorali degli anni scorsi (Amministrative 2016, Politiche 2018 ed Europee 2019). Anche per questo motivo, a risultare favoriti da questa tendenza sono stati i candidati del centrosinistra, che già godevano di un trend storico favorevole nei grandi centri al voto. Il caso di Torino, in questo senso, appare emblematico nel tracciare una correlazione tra il calo del voto nelle periferie e la buona performance di Lo Russo.

I voti alle liste

Lo spoglio ha però dato alcune prime indicazioni sugli equilibri tra centrodestra e centrosinistra. Innanzitutto, il Partito Democratico diventa la lista più votata in 4 grandi centri su 5, un dato che non sorprende, vista la tendenza sempre più marcata delle grandi città a schierarsi sul fronte progressista. Dal canto suo, il M5S ha subito un crollo rispetto alle amministrative del 2016, sia nei casi in cui si è presentato da solo (a Roma e Torino ha ottenuto circa un terzo dei voti del 2016), sia in quelli in cui era in coalizione con il Partito Democratico, risultando non determinante per la vittoria al primo turno né a Bologna né a Napoli (benché ci sia da tenere in considerazione la distribuzione del voto nelle molte liste civiche “di spalla”). Nel campo del centrodestra, la Lega ha perso voti, a vantaggio dell’astensione e di Fratelli d’Italia, che ha invece guadagnato consenso diventando il primo partito della coalizione. Forza Italia ha sostanzialmente retto, benché persista la tendenza al calo dei consensi che va avanti ormai da qualche anno.

I risultati riflettono in buona parte queste considerazioni. A Roma vanno al ballottaggio Enrico Michetti, centrodestra, e Roberto Gualtieri, centrosinistra. In vista del secondo turno, Gualtieri, più di Michetti, potrebbe contare sui voti di chi ha scelto Carlo Calenda e Virginia Raggi al primo turno. La lista più votata è stata quella di Calenda (19,1%), seguita da Fratelli d’Italia (17,4%) e Partito Democratico (16,4%). Da rilevare come FDI (prima lista del centrodestra in tutte le grandi città, con l’unica eccezione di Milano) abbia guadagnato consensi anche rispetto al 13% del 2016, quando la candidata sindaca era la stessa Giorgia Meloni. Il M5S invece ottiene un terzo dei voti rispetto al 2016, nonostante il risultato considerevole di Virginia Raggi.

A Milano, il sindaco uscente Sala è riconfermato al primo turno con il 58%. Prima lista in città è il PD, che supera il 30%. Nel centrodestra si assiste al ridimensionamento della lista della Lega, prima lista della coalizione ma che non raggiunge l’11%, confermandosi sugli stessi livelli delle amministrative del 2016. Anche qui FdI è in crescita al 9,8%. Mentre si registra un vero e proprio disastro per il M5S, che con Layla Pavone non riesce nemmeno a raggiungere la soglia del 3% necessaria per ottenere seggi in Consiglio comunale.

A Napoli e Bologna vincono al primo turno i candidati della coalizione PD-M5S, con il PD che in entrambe le città diventa la prima lista. Nella città partenopea l’ex ministro dell’Università Manfredi ottiene un risultato poco al di sotto del 63%, nonostante le candidature “concorrenti” dell’ex sindaco Antonio Bassolino e di Alessandra Clemente, già assessora nella seconda giunta de Magistris; l’enorme numero di liste a Napoli fa sì che il voto risulti molto disperso, al punto che il PD basta un 12,2% per ottenere la palma di lista più votata, con il M5S poco sotto il 10% (alle spalle anche della civica per Manfredi) e Forza Italia prima lista del centrodestra con il 6,6%. A Bologna si impone il candidato democratico Lepore con il 62% dei voti, mentre, nel voto di lista, deludono i 5stelle, che si fermano al 3,4%, dietro la lista guidata da Isabella Conti e sostenuta da Italia Viva, Azione e +Europa. Nel centrodestra, il miglior risultato lo ottiene Fratelli d’Italia con il 12,6%, in netta crescita rispetto al 3% del 2016, e davanti alla Lega, ferma al 7,7%.

Infine, Torino è l’altra grande città che va al ballottaggio: Lo Russo, centrosinistra, parte dal primo posto (43,9%), mentre Damilano, centrodestra, si ferma sotto il 40%. Anche qui il PD è la lista più votata, mentre il M5S, con la candidata sindaca Sganga, ottiene un terzo dei voti del 2016 (come avvenuto anche a Roma). Nel centrodestra, ad ottenere il risultato migliore è la lista civica “Torino Bellissima” del candidato sindaco Damilano, mentre FDI si aggiudica di poco il derby con la Lega (11,9% contro 10,5%).

I candidati sindaco

Ad avere un peso non indifferente nei risultati elettorali è stato il ritardo con cui il centro-destra ha scelto i suoi candidati, provenienti perlopiù dalla “società civile”, in obbedienza a un principio di non belligeranza tra le componenti del centro-destra. Ciò ha reso più difficile, da un lato, mobilitare l’elettorato che aveva dato fiducia al centro-destra nel 2019 e, dall’altro, convincere gli indecisi. Tuttavia, questa considerazione va messa in prospettiva, dal momento che neanche i partiti principali della coalizione (Lega e FdI) sono stati all’altezza delle aspettative, se si considera che i sondaggi li stimano intorno al 20% sul piano nazionale.

Sono altri i fattori che potrebbero aver giocato un ruolo di maggiore rilievo, pur tenendo ben presente che le elezioni amministrative molto spesso riflettono dinamiche che difficilmente possono essere lette con gli schemi della politica nazionale. Alcuni indizi interpretativi possono giungere dai dati del sondaggio Quorum/YouTrend per SkyTG24: il tasso di fiducia di cui godono Salvini e Meloni in 4 città su 5 non supera il 30% (fa eccezione di Torino, dove è rispettivamente del 33% e del 36%); per contro, la fiducia di cui gode Mario Draghi supera il 60% a Roma e Napoli e addirittura il 70% a Torino, Milano e Bologna. Questo dato sottolinea che, nei cinque centri principali, ad essere penalizzato potrebbe essere stato il posizionamento ambiguo – quando non di chiara opposizione – di Lega e di Fratelli d’Italia nei confronti del governo di unità nazionale guidato da Draghi.

Per quanto riguarda i 5 Stelle, nel dato deludente ha giocato certamente un ruolo il giudizio negativo sulle amministrazioni uscenti: sempre secondo il sondaggio Quorum/YouTrend, il 62% dei torinesi boccia l’amministrazione Appendino, una bocciatura che sale al 72% dei cittadini romani nei confronti di Virginia Raggi. Nonostante si sia registrato un buon tasso di fiducia verso Giuseppe Conte (oltre il 40% in tutti i cinque comuni maggiori), il Movimento non è riuscito a tradurre in voti locali questa fiducia, risultando – come abbiamo visto ­–  ben poco determinante anche nei Comuni dove si è realizzato l’asse con il PD.

Infine, un ultimo elemento utile per leggere l’esito finale questo voto è stato l’“effetto diga”: il voto degli elettori più indecisi, che solo negli ultimi giorni di campagna elettorale hanno deciso per chi votare. Secondo il sondaggio Quorum/YouTrend, rientrano in questa categoria quasi il 20% degli elettori che hanno votato a Milano, quasi il 30% a Roma, Torino e Bologna e addirittura un terzo degli elettori napoletani. Si tratta di una fetta di elettorato che, anche per le motivazioni sopra elencate, per la maggior parte potrebbe aver deciso di rivolgersi verso i candidati del centrosinistra, favorendo le vittorie larghe di Sala, Manfredi e Lepore.

Vladimiro Labate

Sono uno studente universitario tra l'Italia e la Francia, torinese, appassionato di politica internazionale.

Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore (fino al 2018) di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica arti marziali e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

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