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Gli effetti della pandemia sul crimine

L’impatto delle misure restrittive ha inciso in vari modi sulla criminalità. Ecco cosa dicono i dati.

Stress e altruismo

La pandemia causata dalla diffusione del virus SarsCoV2 ha stravolto le vite di tutti noi. Tra gli aspetti più controversi vi è quello del crimine: quali effetti possono avere le restrizioni sul crimine? A livello teorico la questione è controversa.

In un lavoro del 2009, dei ricercatori dell’Università del Colorado e del Texas hanno notato come, a seguito di cataclismi naturali, il crimine tenda a diminuire. Questo è dovuto al fatto che, in situazione di estrema incertezza, gli esseri umani siano più proni all’altruismo dal punto di vista sociale. Nel suo The effect of a natural disaster on social cohesion: A longitudinal study Sweet nota che dopo una tempesta di ghiaccio a New York nel 1998 la coesione sociale aumentò. Anche gli aiuti governativi contribuiscono ad aumentare la coesione, come ha notato Lemieux.

Allo stesso tempo però si assiste a un aumento dei fenomeni di violenza domestica. Infatti catastrofi naturali di questa portata sono correlate con aumenti di stress: la pandemia, come evidenzia uno studio di Griffith, ha portato a un aumento del Burnout Parent, correlato appunto con fenomeni di violenza domestica e maltrattamento infantile.

Vi è infine da considerare il fatto che una situazione come quella pandemia dà risalto a certe opportunità di crimine rispetto ad altre: mentre è abbastanza difficile il furto e l’irruzione nelle case – in un contesto di Stay Home Orders le case non sono mai vuote – il furto nei centri commerciali resta una situazione propizia per il crimine. Vi è inoltre da considerare che le forze dell’ordine, in un contesto di restrizioni, hanno dovuto redistribuire il loro carico in quanto erano affidati anche i controlli sul rispetto delle norme.

Infine, la questione del network. In questi ultimi anni la criminologia è stata indagata attraverso i modelli ad agenti: un crimine non è mai l’azione di uno solo. Per rapinare una banca o un centro commerciale si deve innestare una complessa organizzazione. Avendo agito proprio su questi contatti, la pandemia poteva rendere meno praticabile il crimine di gruppo.

 

Il virus e il crimine: alla prova dei dati

I primi studi sul campo suggerivano che l’imposizione di misure di contenimento avesse provocato una diminuzione del crimine. In Australia, come hanno studiato Payne, Morgan, Piquero, si è assistito a uno scenario di questo tipo. I ricercatori hanno utilizzato un modello ARIMA per stimare una previsione dell’andamento del crimine nei successivi sei mesi dopo l’imposizione delle restrizioni. Queste previsioni sono poi state confrontate coi dati reali raccolti tra marzo e aprile 2020. Il risultato è stato che per aggressioni violente e sessuali il calo è stato oltre le aspettative statistiche.

Recentemente, uno studio ha analizzato la situazione in modo più ampio. Ha preso in considerazione 27 città ubicate in Europa, America, Asia, Medio Oriente. Così facendo si è potuto altresì studiare l’influenza della rigidità delle restrizioni: si va dalla Svezia, dove non vi erano particolari divieti, a città in cui vigeva un vero e proprio confinamento.

Lo studio ha fatto emergere che, in media, il calo è stato del 37%. Questo calo è stato più pronunciato proprio nel breve periodo, tra le prime due e cinque settimane. Questi risultati suggeriscono che, nel breve periodo, le opportunità per il crimine pesano di più rispetto alle ricadute psicologiche della situazione d’emergenza.

Le varie tipologie di crimine sono calate in modo diverso: a calare meno sono stati gli omicidi, mentre furti e rapine hanno avuto un calo più netto.  

 

Il calo negli omicidi, sostengono gli autori, dipende da svariati fattori. In primo luogo questi possono avvenire anche all’interno delle mura domestiche. In secondo, sono spesso collegati con lotte tra gang che non sono propense al rispetto delle regole imposte dagli stati per contenere la diffusione del virus. Quest’ultima spiegazione, però, non appare soddisfacente. Città con un’elevata presenza di gang come Cali, Lima e Rio de Janeiro hanno visto il tasso di omicidi scendere in modo drastico.

Lo studio, infine, si concentra sulla correlazione tra la rigidità delle restrizioni e il calo del crimine. Questo calo è stato proporzionale alla durezza delle restrizioni. Città come Malmö, in Svezia, che non prevedevano alcuna forma di lockdown, non hanno visto calare il numero di reati violenti. 

Gli autori però invitavano, proprio in virtù della teoria dell’opportunità, a considerare i nuovi crimini in rete. Questo fenomeno è stato indagato da vari ricercatori nel Regno Unito. Frodi e altri crimini online sono aumentati vertiginosamente in UK durante i periodi di lockdown.

 

Le cose in futuro potrebbero cambiare?

Le misure di confinamento hanno avuto un effetto considerevole nella riduzione del crimine. Questo è spiegato dalla teoria delle opportunità. C’è tuttavia da chiedersi se nel lungo periodo gli effetti psicologici potrebbero giocare un qualche ruolo nell’aumento del crimine. Gli studi sugli effetti psicologici della pandemia, tuttavia, indicano una durata limitata di queste problematiche.

Mattia Marasti

22 anni, studente di matematica, bevitore incallito di tè.

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