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L’immunità di gregge: cos’è e perché è difficile arrivarci

Per arrivare all’immunità di gregge sarà necessario vaccinare fino all’80% della popolazione. Ma non mancano gli ostacoli.

A dicembre in molti paesi del mondo, tra cui l’Italia, è iniziata la campagna di vaccinazione contro la Covid-19. Si tratta del più grande sforzo di vaccinazione mai organizzato a livello globale ed è stato reso possibile grazie ad una velocità senza precedenti nello sviluppo del vaccino. Ma sarà sufficiente per uscirne?

 

Le due fasi della vaccinazione

Nella campagna di vaccinazione bisogna distinguere due momenti: la vaccinazione delle persone più a rischio e la vaccinazione del resto della popolazione.

Quasi tutti i paesi hanno iniziato a vaccinare fin da subito i soggetti più fragili e in particolar modo la popolazione over 80. Questi sono infatti i più a rischio, in quanto una percentuale consistente sviluppa una malattia sintomatica che può diventare critica portando al ricovero ospedaliero e in alcuni casi anche al decesso. Quando si è arrivati a vaccinare circa il 50% degli over 80 e si è terminato di vaccinare alcune categorie (forze dell’ordine e insegnanti), in Italia si è iniziato a vaccinare anche i 70-79enni. 

Una volta che si saranno vaccinati gli over 70, ci attendiamo un’importante riduzione degli ospedalizzati, di coloro che sono in terapia intensiva e anche dei decessi. Una volta che si sarà vaccinata tutta o quasi la popolazione over 50, la mortalità della Covid-19 si sarà ridotta fino a oltre il 95%, rendendola una malattia con un impatto comparabile a quello dell’influenza stagionale, seppur vada considerato che il rischio specifico per il singolo non vaccinato rimane il medesimo in caso di infezione.

Dopo aver protetto i più a rischio, aver ridotto di molto la pressione ospedaliera e quasi azzerato i decessi, si dovrà procedere a vaccinare tutti gli altri. I vaccini, inizialmente approvati perché proteggevano dai sintomi, infatti, sembrano proteggere anche dall’infezione in sé. Una volta che si è stati vaccinati, quindi, il rischio di contagio scende molto, così come la probabilità di infettare altri soggetti. La riduzione delle persone infettabili, di conseguenza, farà sì che la circolazione virale si riduca progressivamente.

 

L’immunità di gregge

Con il tempo quindi si andrà verso l’immunità di gregge, cioè quel livello di individui immuni (tramite vaccino o infezione) dopo il quale l’indice di riproduzione effettiva Rt va al di sotto di 1 e quindi a ogni ciclo di riproduzione (circa 5-6 giorni) il numero di nuovi casi si riduce. La fine dell’epidemia si può quindi solo avere quando Rt sarà sistematicamente sotto 1, ma va considerato che anche dopo aver raggiunto la fatidica soglia potrà servire diverso tempo, perché più è alta la base di casi e più tempo ci vorrà per portarla verso lo zero.

Va inoltre considerato che in realtà non è sufficiente arrivare a una determinata soglia: l’assunto alla base è che i vaccinati siano distribuiti in modo casuale nella popolazione. Il problema è che le persone non si incontrano casualmente, alcuni individui hanno molti più contatti; inoltre i vaccinati saranno distribuiti in modo non casuale. Ci sarà un momento in cui buona parte della popolazione più anziana sarà vaccinata e quella più giovane no. Una persona giovane che incontra altre persone giovani quindi continuerà a trovare persone suscettibili da infettare, anche se comunque tendenzialmente svilupperà una forma asintomatica o paucisintomatica della Covid-19. Bisogna anche considerare che per ora non ci sono vaccini approvati per l’uso sotto i 16 anni. 

Ma qual è la soglia da raggiungere? Il livello cambia al variare della trasmissibilità del virus: più questa è alta e maggiore sarà la soglia. Utilizzando la classica formula (p=1-1/R0) si vede che con un numero di riproduzione base R0 intorno a 3, quello inizialmente stimato per il Sars-Cov-2, bisognerebbe vaccinare il 65% della popolazione. Ma la variante B.1.1.7, meglio conosciuta come “variante inglese” e ormai quella dominante in Italia, ha una maggiore trasmissibilità di almeno il 40%. Si ha quindi che l’R0 cresce e il livello di immunità di gregge sale anche fino all’80%. L’immunologo statunitense Anthony Fauci a dicembre disse che forse sarebbe servito arrivare fino al 90%.

 

Ci arriveremo mai?

Tutto questo evidenzia come possa servire diverso tempo per raggiungere davvero l’immunità di gregge. La rivista scientifica Nature ha provato a identificare i principali ostacoli.

Vaccini e trasmissione. I vaccini sono stati approvati partendo dal presupposto che evitino nella quasi totalità dei casi le forme più gravi della Covid-19, la malattia indotta dal coronavirus. L’efficacia contro l’infezione, quella che bloccherebbe la trasmissione in sé, è invece meno chiara. I vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna sembrano bloccare la trasmissione, sebbene ciò sia ancora oggetto di studio. È meno chiara invece l’efficacia di AstraZeneca e Johnson&Johnson in tal senso.

Distribuzione dei vaccini. La distribuzione dei vaccini non sta avvenendo in modo uniforme. Se negli Stati Uniti e in Israele sono andati molto veloci, la storia è già diversa nell’Unione Europea, dove la campagna vaccinale arranca. Ma in Africa, Asia e Oceania sono molto indietro, se non quasi a zero. Se non si raggiunge l’immunità di gregge a livello globale, tuttavia, potrebbero esserci delle sacche di recrudescenza della malattia come è stato con il morbillo.

Varianti. L’evoluzione del Sars-Cov-2 è un problema perché possono nascere delle varianti che riescono a sfuggire alla risposta immunitaria del virus. Uno studio pubblicato su Science ha evidenziato come la variante brasiliana possa aver avuto un effetto a Manaus, città dove in teoria era stata raggiunta l’immunità di gregge ma dove la situazione si è nuovamente aggravata a dicembre. Inoltre, è possibile che l’immunità spinga a una pressione selettiva in grado di favorire la nascita di varianti capaci di infettare le persone che sono state immunizzate. Una vaccinazione rapida e completa può comunque impedire a una nuova variante di prendere piede.

Tempo. L’immunità potrebbe non durare per sempre: al momento non si sa infatti per quanto tempo durerà la protezione data dal vaccino e se sarà necessario fare in futuro dei richiami. Secondo Nature è possibile che l’immunità si riduca nel tempo.

Comportamento. Man mano che le persone vengono vaccinate è probabile che cambino comportamento sentendosi protette dal vaccino. Un esperto sentito da Nature ha osservato che “se prima del vaccino incontravi al massimo una persona e ora con i vaccini incontri dieci persone, sei tornato al punto di partenza”. Durante la diffusione dei vaccini è quindi importante continuare a limitare i contatti fisici e mantenere il distanziamento sociale. 

 

Conclusione

Arrivare all’immunità di gregge a livello nazionale ed europeo sarà quindi complesso e richiederà diversi mesi, e la situazione è molto più difficile per l’immunità di gregge mondiale. Nonostante questo, una volta che si saranno vaccinate tutte le persone più a rischio si dovrebbe riuscire a ridurre molto gli effetti più gravi e a tornare verso la normalità.

Lorenzo Ruffino

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