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Perché seguire le elezioni in Bulgaria

Lo stato più povero dell’Eurozona è chiamato ad una sorta di referendum intorno alla figura del discusso premier Borisov.

Si scrive elezioni, si legge referendum: il voto di domenica 4 aprile in Bulgaria (si vota dalle 6:00 alle 19:00 italiane) sarà, nei fatti, un referendum sulla figura del premier-ras bulgaro Bojko Borisov, che governa ininterrottamente dal 2009. Borisov è considerato da molti corrotto e vicino alla mafia, nonché il principale responsabile dei guai del Paese, il più povero dell’Unione Europea: seppur da mesi al centro di proteste di piazza, non solo è il favorito dai sondaggi, ma è anche l’unico al quale Bruxelles guardi con simpatia, o almeno con meno antipatia di quanto guardi gli altri politici bulgari. In questi anni, infatti, il corrotto e imbarazzante Borisov non ha mai vacillato nel suo europeismo, e non ha mai appoggiato i Paesi “cugini” del gruppo di Visegrad, mostrandosi al contrario sempre un membro fedele del PPE.

 

La situazione della Bulgaria 

La Bulgaria è il Paese più povero dell’Unione: nonostante faccia parte dell’Unione dal 2007, non ha saputo o potuto migliorare le proprie condizioni economiche che, già da prima della crisi Covid (che si prevede ridurrà l’economia del Paese di un ulteriore 7%), erano pessime. Lo stipendo medio è di circa 690 euro – il più basso dell’Eurozona – e circa il 40% dei bulgari vive al di sotto della soglia di povertà: di questi, il 10% vive in condizioni di “estrema povertà”. Non solo: si stima che ogni anno circa 60 mila persone lascino il Paese, dirigendosi in larga parte in Germania.

Ma non è tutto, perché la Bulgaria non è solo povera: appare anche terribilmente corrotta. Secondo i report di Transparency International il Paese ha il tasso di corruzione percepita più alto d’Europa e si calcola che quasi la metà dei lavori e degli incarici pubblici passi per processi di corruzione. Non solo: il 12% dei cittadini (e si tratta di una stima per difetto) ha riportato di aver subito episodi di corruzione o di aver dovuto corrompere uno o più funzionari per avere un servizio dovuto. Infine, si calcola che, a causa della corruzione pubblica, il Paese perda 11 miliardi di euro all’anno.

A tutto questo si aggiunge che Borisov ha creato un sistema con molti dei tratti distintivi di uno stato monopartitico, con intimidazioni verso le opposizioni, sopressione della stampa libera (rimasta relegata, per quanto possibile, solo ai social) e, forse, compravendita di voti, tanto che per lui Politico ha coniato l’espressione ‘Putin leggero’.

 

La figura controversa di Bojko Borisov

Parlare di Bojko Borisov è come tentare di fare ordine nella biografia di un personaggio da film western: su di lui si affastellano leggende lusinghiere, palesi bugie e verità difficili da digerire.

Un buon punto di partenza, per chiarirsi le idee su chi egli sia davvero, potrebbe essere una foto (forse autentica, forse no) che gli è stata scattata mentre dormiva, nella sua residenza di capo del governo: mezzo nudo, in un letto sfatto, tra due comodini dai cui cassetti sbucavano, come fossero calzini, decine di mazzette di banconote da 500 euro, alcuni lingotti d’oro e, per giunta, un revolver.

La foto è stata smentita, ma in modo piuttosto debole. Inoltre, poche settimane fa l’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha detto di aver saputo, da Borisov stesso, che in realtà lo scatto sarebbe autentico.

Questa foto, insieme ad altri episodi di palese corruzione, ha fatto da miccia per le proteste di Sofia: del resto, questa è solo l’ultima di una lunga serie di vicende che, seppur mai approfondite, mai confermate e mai smentite, vedrebbero Borisov non solo al centro di enormi giri di corruzione, ma anche legato ad alcune organizzazioni criminali dell’est Europa e, forse, persino collegato ad alcuni omicidi.

 

Borisov vincerà ancora?

Alla luce di questi dati di fatto, sembrerebbe scontato che l’uomo che ha guidato il governo negli ultimi dodici anni sia al centro della bufera e dell’ostilità dell’opinione pubblica e, di conseguenza, destinato a perdere le elezioni. Ma le cose non stanno esattamente così.

Per quanto la figura di Borisov sia molto opaca, rimane comunque potabile per buona parte del Paese, che gli riconosce di aver fatto crescere (per quanto poco) l’economia, di aver avviato grandi progetti infrastrutturali (soprattutto strade), di essere l’unico in grado di governare il Paese e soprattutto di tenerlo agganciato all’UE. Inoltre quasi tutti temono Borisov, e non è chiaro se e come, in Bulgaria, i voti siano in qualche modo controllati.

Per questo si pensa che, comunque, alla fine il suo partito, il GERB (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria), uno strano ibrido tra populismo di destra ed europeismo, vincerà le elezioni, anche se questo non significa necessariamente che riuscirà a formare un governo: infatti, gli equilibri nel nuovo parlamento potrebbero anche portare alla nascita di una coalizione tra populisti e socialisti.

I sondaggi danno GERB al 27% (in calo rispetto al 33% delle elezioni del 2017). Il partito del premier sarebbe seguito, al 23%, dal Partito Socialista (BSP): a dispetto del nome, ha molto poco a che fare con quello che comunemente si pensa dei partiti socialisti, a partire dal fatto che sia molto omofobo e conservatore nel campo dei diritti civili.

Più giù, dalle parti del 14%, c’è un nuovo partito, l’ITN (Ima Takŭv Narod: Ci sono persone) cresciuto molto sull’onda delle proteste della scorsa estate e nato attorno alla figura di un personaggio televisivo, Slafi Trifonov (il partito prende il nome da un suo disco) che negli ultimi mesi ha saputo dare vita a una campagna elettorale spregiudicata, che da un lato sostiene le proteste e attacca Borisov, dall’altro porta avanti alcune spregevoli tesi negazioniste sul Covid.

All’11% è invece dato il DPS, il partito della minoranza turca da sempre vicino a Borisov e ai suoi e possibile alleato di governo per il GERB.

Più giù ancora, appaiati al 6%, ci sono il gruppo di sinistra liberale DB (Da Bulgaria!, che potremmo traslitterare in Sì, Bulgaria!) e la piattaforma IS (Izpravi se.BG: Svegliati Bulgaria), che hanno dato voce alla parte più urbana e colta delle proteste anti Borisov. Infine, al 4% e al limite della soglia di sbarramento, c’è il movimento nazionalista di estrema destra VMRO (Bŭlgarsko načionalno dviženie), altro papabile alleato di Borisov.

Non è chiaro dunque, almeno per ora, immaginare di che tipo sarà il prossimo governo bulgaro. Il fatto che Borisov possa ricoprire un quarto mandato dipenderà del successo, oltre che del suo partito GERB, anche da quello dei suoi alleati, il DPS e il VMRO. Allo stesso modo, la possibilità che davvero si possa insediare un governo a trazione socialista dipenderà non tanto e non solo dal successo del BSP, ma dal fatto che poi, quest’ultimo, possa stringere alleanze in parlamento sufficienti a creare una maggioranza. Una situazione nella quale il ruolo di ago di bilancia potrebbe toccare all’ITN, partito le cui posizioni (europeiste ma anti Borisov; populiste e negazioniste, ma anche di grande vicinanza a medici e infermieri) nessuno conosce davvero. 

Luciana Grosso

Giornalista di esteri, ha passato le notti dell’adolescenza a inseguire ‘The West Wing’ tra i canali in chiaro degli anni ‘90. Scrive (soprattutto di USA e di UE) per Il Foglio, Linkiesta, Business Insider, Il Venerdì di Repubblica. Cura una newsletter settimanale sull’Unione Europea.

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