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Il governo cambia, le abitudini no: tutti i cambi di casacca dei parlamentari

Non tutti i parlamentari hanno seguito le indicazioni dei loro partiti sulla fiducia a Draghi: a perdere pezzi è stato soprattutto il Movimento 5 Stelle.

Bisogna dirlo: riuscire a stare dietro a tutti gli aggiornamenti sui cambi di casacca all’interno del nostro Parlamento non è mai stata un’attività semplice, e questa legislatura non sta facendo eccezione. Appena due mesi fa provavamo a fare un punto della situazione su come stessero andando le cose, evidenziando numeri che già allora sarebbero potuti sembrare esagerati, ma tutto sommato forse coerenti con la schizofrenia delle alleanze che si sono susseguite in questa XVIII legislatura. All’interno di questo quadro, l’insediamento del governo Draghi e il nuovo scacchiere delle alleanze parlamentari hanno apportato un nuovo rimescolamento delle carte in tavola. Proviamo quindi a riepilogare cosa sta succedendo all’interno dei gruppi parlamentari, tra abbandoni, espulsioni, prestiti e ripensamenti.

Cominciamo dalle cifre nude e crude: tra i 983 parlamentari che si sono alternati in questa legislatura, al 29 marzo il numero di coloro che hanno cambiato almeno una volta gruppo di appartenenza è pari a 181, il 18,4% del totale. In soli due mesi il numero dei transfughi è aumentato di 49 unità: si tratta prevalentemente di ex membri del Movimento 5 Stelle che, in contrasto con la linea dettata dalla piattaforma Rousseau, hanno deciso di non votare la fiducia a Mario Draghi, finendo per essere espulsi dal Movimento.

 

Alcune precisazioni di metodo

I dati sono stati raccolti dai siti ufficiali di Camera e Senato, e sono da ritenersi aggiornati al 29 marzo 2021. Come per gli articoli precedenti sul tema, sono stati considerati solo i cambi di gruppo, non includendo nel conteggio né i parlamentari che si sono dimessi dall’incarico né i loro relativi sostituiti: l’ultimo esempio in tal senso arriva da Marco Minniti, dimessosi da deputato del Partito Democratico per guidare la fondazione Med-Or di Leonardo e sostituito da Eva Avossa. Questo tipo di dinamica non è stato considerato, perché un tale avvicendamento non può essere assimilabile a un cambio di gruppo parlamentare.

Nel conteggio non è stato neppure considerato il passaggio, ad aprile 2018, dei deputati di Liberi e Uguali dal Misto a un gruppo proprio dopo una deroga concessa dalla Presidenza, la quale ha soprasseduto al numero esiguo di deputati del gruppo che, di norma, non avrebbe consentito di creare un gruppo autonomo.

Essendo l’analisi incentrata sul cambiamento del gruppi parlamentari, non sono state neanche considerate le variazioni all’interno delle componenti del Gruppo Misto. Inoltre, i parlamentari che hanno cambiato casacca più volte sono stati conteggiati una sola volta, e nel conteggio è stato incluso anche chi, dopo aver cambiato gruppo, ha poi fatto ritorno alla “casa madre”: sono stati diversi, ad esempio, i parlamentari che dal Partito Democratico sono passati a Italia Viva per poi fare ritorno alla base, con l’emorragia all’interno del partito di Renzi che potrebbe non essersi ancora esaurita.

 

Così alla Camera

Con il fresco passaggio di Giorgio Trizzino dal Movimento 5 Stelle al Misto sono 116 i deputati che da inizio legislatura hanno cambiato almeno una volta gruppo parlamentare, ovvero il 17,9% del totale. Ad aver contraddistinto i passaggi di casacca dell’ultimo periodo sono stati soprattutto i passaggi dal M5S al Gruppo Misto a seguito del voto di fiducia al governo Draghi, che hanno visto protagonisti 27 deputati. Di questi, il Movimento ha ritenuto di espellere i 17 che avevano espresso voto contrario alla fiducia, i 4 deputati che si erano astenuti e i 4 deputati risultati assenti alla votazione senza giustificati motivi. In aggiunta alle espulsioni dei “ribelli”, inoltre, anche i deputati Emilio Carelli e Giorgio Trizzino hanno abbandonato di loro volontà il gruppo.

Dal fronte degli ex 5 Stelle affluiti nel Gruppo Misto però le novità non finiscono qui: Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri, infatti, dopo i loro abbandoni al Movimento risalenti allo scorso gennaio, hanno annunciato la congiunta adesione al gruppo di Fratelli d’Italia. Il Gruppo Misto però non resta di certo sprovvisto di membri: infatti, rispetto all’ultimo aggiornamento, il Misto vede l’ingresso nelle proprie fila di tre ex deputati di Forza Italia. Si tratta di Osvaldo Napoli, Daniela Ruffino e Guido Della Frera, nell’ottica di un’operazione di passaggio a Cambiamo di Giovanni Toti, che non dispone però attualmente di un proprio gruppo autonomo.

Da segnalare, inoltre, anche il passaggio di Rossella Muroni da Liberi e Uguali al Misto, con l’obiettivo della creazione della nuova componente ecologista Facciamo ECO-Federazione dei Verdi assieme, tra gli altri, all’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Effettua un nuovo cambio di casacca anche Michela Rostan: partita da Liberi e Uguali e passata poi per Italia Viva, la deputata si è ora spostata nel Misto, tra i non iscritti. Da segnalare, infine, il cambio di casacca tutto interno al centro-destra che ha visto Gianluca Vinci passare dalla Lega a Fratelli d’Italia.

Il diagramma che segue tenta di tracciare i travagliati percorsi compiuti dai deputati all’interno di questa legislatura. La rappresentazione non include i passaggi intermedi, limitandosi a confrontare l’appartenza di inizio legislatura (a sinistra) con quella attuale (a destra).

I due travasi di deputati più significativi si rivelano essere quello dal Partito Democratico a Italia Viva e quello ancora più consistente dal Movimento 5 Stelle al Gruppo Misto: ad oggi, più della metà dei deputati iscritti al Gruppo Misto è stata originariamente eletta nelle fila del Movimento (47 su 79 componenti totali). Dall’altro lato, il M5S è passato a contare dai 222 deputati di inizio legislatura ai 164 attuali, con una perdita netta di 58 deputati. Oltre al Misto, gli unici altri due gruppi a poter contare su un saldo positivo rispetto a inizio legislatura sono la Lega (+5) e Fratelli d’Italia (+4).

Così al Senato

Sono 65 i senatori ad aver cambiato almeno una volta casacca, ovvero il 19,5% di tutti i senatori avvicendatisi a Palazzo Madama durante questa legislatura. Anche al Senato il voto di fiducia al nascente governo Draghi ha avuto conseguenze pesanti sul gruppo del Movimento 5 Stelle, proporzionalmente in maniera ancora più forte che alla Camera: ben 17 defezioni, tra abbandoni ed espulsioni, hanno portato il totale dei senatori del Movimento a 75 membri – mentre erano 109 a inizio legislatura, cioè il 31,2% in meno. Tutti i 17 senatori allontanati dal Movimento a febbraio sono confluiti nel Gruppo Misto, dove non troveranno più però la loro ex compagna di partito Tiziana Drago: l’ex 5 Stelle, già fuoriuscita in polemica con il direttivo pentastellato a ottobre 2020, si è infatti di recente unita a Fratelli d’Italia.

Per il Partito Democratico si registra il ritorno alla base di Eugenio Comincini: eletto nelle fila del Nazareno e in seguito passato a Italia Viva, il senatore torna ora nelle fila del partito del neo-segretario Enrico Letta. I rientri nel Partito Democratico, in ogni caso, potrebbero continuare: è notizia fresca che la senatrice Tatjana Rojc ha manifestato l’intenzione di far rientro nel PD. Questa volontà arriva dopo che il “prestito” della Rojc si era rivelato decisivo, durante le convulse fasi della ricerca dei numeri per un eventuale Conte III, per la costituzione del gruppo Europeisti-MAIE-Centro Democratico: tale gruppo ora è a rischio scioglimento, perché scenderebbe a 9 componenti e verrebbe dunque sciolto d’ufficio, essendo il minimo di componenti fissato a 10. Le discussioni al riguardo sono in corso: è assai probabile che la situazione che andiamo ora ad illustrare potrà essere soggetta, già dopo Pasqua, a nuovi cambiamenti.

Di seguito le evoluzioni dei cambi di gruppo dei diversi senatori, dove a sinistra è riportata la situazione di inizio legislatura e a destra quella attuale (aggiornata al 29 marzo 2021).

Anche al Senato salta subito all’occhio l’afflusso di ex componenti del Movimento 5 Stelle all’interno del Gruppo Misto, che passa dai 12 senatori di inizio legislatura ai 38 attuali. Di questi, 24 arrivano dal M5S. Così come per la Camera, escludendo i gruppi formatisi nel corso della legislatura, gli unici due gruppi che hanno visto aumentare i propri componenti rispetto all’assetto iniziale sono stati la Lega (+5) e Fratelli d’Italia (+2).

Da dove arrivano i transfughi? Le regioni di elezione

Il fatto che ben 4 parlamentari sui 5 eletti in Molise abbiano cambiato la loro casacca rispetto all’elezione porta la regione meridionale saldamente in testa a questa particolare graduatoria. Seguono gli eletti nella circoscrizione estera (dove hanno cambiato gruppo in 7 su 18) e gli eletti in Basilicata (4 su 7). Dalla graduatoria notiamo come, per rapporto transfughi su eletti totali, la Liguria (con 6 transfughi sui 24 totali) sia l’unica regione settentrionale nella metà più alta di questa classifica.

Da dove arrivano i transfughi? Le modalità di elezione

Dei 181 parlamentari che hanno cambiato gruppo di appartenenza, 101 sono stati eletti nei collegi plurinominali, 73 nei collegi uninominali (quindi, nel caso di centrodestra e centrosinistra, con i voti di tutta la coalizione) e 7 all’estero. Considerando però che con l’attuale legge elettorale nel Parlamento attuale si sono insediati 602 membri eletti con il plurinominale e 357 con l’uninominale, il rapporto che ne deriva mostrerebbe gli eletti con l’uninominale leggermente più propensi a cambiare casacca di appartenenza rispetto a coloro che sono stati eletti con il plurinominale.

Da dove arrivano i transfughi? I partiti originari di appartenenza

Infine, uno specchietto riepilogativo: il 27,5% dei parlamentari militanti nel Movimento 5 Stelle ad inizio legislatura ha cambiato schieramento. Seguono il Partito Democratico (con il 25,8% dei suoi componenti passato ad altri lidi) e Liberi e Uguali. Nel computo di Liberi e Uguali sono stati conteggiati nel totale anche i senatori militanti nel Gruppo Misto di Palazzo Madama, in quanto il partito non dispone di numeri sufficienti per avere un gruppo autonomo al Senato. Da evidenziare, infine, il grande gap che permane tra Lega e Fratelli d’Italia e tutti gli altri partiti in termini di abbandono del proprio gruppo parlamentare: solo il 2% degli iscritti originari al gruppo di Fratelli d’Italia e l’1,6% di quelli iscritti alla Lega hanno infatti cambiato casacca in questa legislatura.

 

 

Mauro Serra

Romano (ma non romanista), nella vita combatto per la rivalutazione del nazionalpopolare. Quando avanza tempo studio Comunicazione Politica alla Luiss, per provare a far capire la politica meglio di quanto la capisca io stesso.

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