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Breve storia dei governi guidati da tecnici nella Repubblica italiana

Ciampi, Dini, Monti, Draghi: i quattro Presidenti del Consiglio che hanno guidato governi per uscire da una crisi

Nel dare l’incarico a Mario Draghi di creare il nuovo governo, Sergio Mattarella ha specificato che non dovesse identificarsi in “nessuna formula politica”.  L’idea era quella di un governo tecnico, un esecutivo guidato – completamente o in gran parte – da figure esterne alle forze politiche, voluto dal Capo dello Stato per traghettare il Paese fuori dal periodo di crisi sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo.

Nella storia repubblicana, i precedenti di figure esterne chiamate a guidare governi cosiddetti tecnici sono quattro: Ciampi, Dini e Monti, Draghi. Queste esperienze offrono storie, genesi e numeri diversi da analizzare.

 

Il Governo Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi è stato il primo non eletto in Parlamento a guidare un Governo italiano. L’ex governatore della Banca d’Italia aveva ricevuto l’incarico dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro dopo che il governo Amato era stato travolto dagli scandali di Tangentopoli. Il compito principale di questo esecutivo fu quello di gestire la crisi politica ed economica di quegli anni: i due grandi eventi furono l’inchiesta Mani pulite e l’uscita della lira dal Sistema Monetario Europeo, in un momento in cui la nostra valuta era oggetto di speculazioni finanziarie.

Ciampi ottenne la fiducia alla Camera il 7 maggio 1993 con 309 voti favorevoli, 60 contrari e 182 astenuti, mentre al Senato il voto di fiducia (12 maggio 1993) raccolse 162 voti favorevoli, 36 contrari e 50 astenuti. La maggior parte delle astensioni, però, provenirono da partiti (PDS, Partito Repubblicano) che poi sosterranno il governo.

Il Governo Ciampi giurò il 29 aprile 1993 e si dimise il 13 gennaio dell’anno successivo, dopo l’approvazione della finanziaria e della prima legge elettorale di stampo maggioritario della storia repubblicana (Mattarellum).

Ciampi rimase in carica per 260 giorni. Dei 33 ministri nominati nel corso di questo periodo, 9 erano indipendenti, cioè non iscritti a nessun partito. Dei restanti 21, però, solo 12 erano in quel momento parlamentari.

 

Maggioranza governo Ciampi-Senato e Camera

Il Governo Dini

La seconda esperienza di governo tecnico arriva solo 10 mesi più tardi con un altro ex governatore della Banca d’Italia, Lamberto Dini. In questo caso, la crisi politica è provocata dall’uscita dalla maggioranza da parte della Lega Nord e la conseguente caduta del Governo Berlusconi I. Lo scopo di questo esecutivo è quello di risanare i conti pubblici, anche tramite una riforma del sistema previdenziale, oltre che introdurre una legge elettorale per le Regioni. Il governo giura il 17 gennaio 1995 per poi dimettersi l’11 gennaio 1996, ritenendo concluso il mandato affidatogli dal Capo dello Stato.

Ottiene la fiducia alla Camera dei Deputati il 25 gennaio 1995 con 302 voti favorevoli, 39 contrari e 270 astenuti. I voti al Senato (1º febbraio 1995) sono 191 favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti. Ancora una volta manca la maggioranza assoluta alla Camera. La mozione di fiducia, dunque, passa grazie alle molte astensioni nelle opposizioni (FI, AN, Fed-LiblDem e Cen. Crist. Dem.), che offriranno il loro appoggio esterno al governo.

Dini rimane in carica per 360 giorni. Tutti e 30 i ministri nominati nel corso di quasi un anno di governo sono esterni al Parlamento, anche se due sono iscritti a partiti. Si tratta del Ministro della Funziona Pubblica Franco Frattini (Forza Italia) e della Ministra degli Esteri Susanna Agnelli (Partito Repubblicano).

Maggioranza governo Dini-Senato e Camera

 

Il Governo Monti

Nel 2011 fu nuovamente la caduta di un governo Berlusconi a portare alla nomina di un governo tecnico. In questo caso, non fu una rottura nella maggioranza, ma la crisi del debito sovrano a dare il colpa di grazia all’esecutivo guidato dall’ex Cavaliere. Linnalzamento dello spread oltre quota 500 punti costrinse Berlusconi a dimettersi: il Presidente Napolitano decise quindi di affrontare la situazione con un governo tecnico, affidando la guida del paese a Mario Monti, nominato allo stesso tempo senatore a vita.

L’ex commissario europeo ebbe l’arduo compito di introdurre misure di austerità, come la tanto discussa riforma Fornero delle pensioni. L’obiettivo fu quello di calmare la tempesta finanziaria che, senza un intervento drastico, avrebbe reso difficile al nostro Paese l’accesso ai mercati. Il governo Monti giurò il 16 novembre 2011 per poi dimettersi 21 dicembre 2012, dopo il ritiro dell’appoggio da parte del PdL.

Ottiene la fiducia al Senato il 17 novembre 2011 con 281 voti favorevoli, 25 contrari e nessun astenuto. Il giorno dopo, i voti alla Camera dei Deputati sono 556 voti favorevoli, 61 contrari e nessun astenuto. Nel caso del governo Monti, la maggioranza politica che appoggia l’esecutivo è molto ampia, con la sola Lega Nord a votare contro la fiducia. Italia dei Valori, invece, vota la fiducia per poi ritirare il suo appoggio al governo dopo solo un mese dal giuramento.

Monti rimase in carica 402 giorni. Come per il governo Dini, i 20 ministri nominati durante questi 13 mesi sono tutti extra-parlamentari e indipendenti dai partiti.

Maggioranza governo Monti-Senato e Camera

 

Governo Draghi

Ancora non sapiamo quanto durerà il neo-insediato governo Draghi, né quale sarà la sua storia politica. Possiamo, però, fare qualche riflessione riguardo la squadra di governo e la maggioranza che lo appoggia. Dei 25 ministri che formano questo esecutivo, 10 sono tecnici. Il resto del governo è formato da 6 ministri che provengono dalla coalizione di centro-destra (3 Lega, 3 FI) e 9 dall’ex maggioranza giallo-rossa (4 M5S, 3 PD, 1 LeU, 1 IV). In tal senso, l’esecutivo Draghi è più simile al governo Ciampi che agli altri esecutivi interamente “tecnici” presieduti da Dini e Monti. Tant’è che molti preferiscono definire questa esperienza come un governo tecnico-politico.

Ottiene la fiducia al Senato il 17 febbraio 2021 con 262 voti favorevoli, 40 contrari e 2 astenuti. Il giorno dopo, i voti espressi dalla Camera sono 535 voti favorevoli, 56 contrari e 5 astenuti. La maggioranza che appoggia questo governo è molto ampia, con numeri che sfiorano i record raggiunti dal governo Monti. I partiti che votano la fiducia sono PD, Forza Italia, la Lega, Italia Viva, Azione/+Europa e buona parte del M5S e LeU. L’unico partito che vota compattamente contro la fiducia è Fratelli d’Italia.

 

 

 

 

Daniele Stracquadanio

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