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I primi dieci giorni di presidenza Biden

I sondaggi mostrano che il nuovo presidente ha la fiducia degli americani, che approvano i suoi primi ordini esecutivi

Il 20 gennaio Joe Biden ha prestato giuramento diventando il 46° presidente degli Stati Uniti, dopo una lunga e travagliata transizione di potere segnata dalle violenze al Campodoglio del 6 gennaio. Ma come sono andati i suoi primi dieci giorni da presidente?

 

Gli ordini esecutivi

Biden ha iniziato il suo mandato facendo ampio uso degli ordini esecutivi, atti che il presidente emana autonomamente e che servono a indirizzare l’azione dei dipartimenti e delle agenzie federali. Non si tratta di leggi, ma sono comunque provvedimenti molto importanti: Abraham Lincoln nel 1863 ha posto fine alla schiavitù proprio con un ordine esecutivo, l’Emancipation Proclamation.

In questi dieci giorni il nuovo presidente ha emesso già 25 ordini esecutivi, un numero molto elevato se confrontato con i suoi predecessori. A questo punto della presidenz,a Barack Obama e Donald Trump non ne avevano emessi neanche 10 e George W. Bush neanche 5.

Gli atti di Biden riguardano sostanzialmente tutti i campi in cui può agire. Si va dai rientri degli USA negli accordi di Parigi sul clima e nell’Organizzazione mondiale della sanità alla fine del “muslim ban”, il divieto di entrare negli Stati Uniti se si era stati in alcuni paesi a maggioranza musulmana, passando per il blocco della costruzione dell’oleodotto Keystone XL.

Si tratta di interventi molto popolari: in un sondaggio su circa 1.500 americani, YouGov ha rilevato come il 52% approvi questi ordini esecutivi di Biden, mentre solo il 26% si dichiara contrario.

L’utilizzo della mascherina, inoltre, è stato un tema molto controverso negli Stati Uniti, con i Democratici che hanno sempre spinto per l’obbligo di indossarla e l’ex presidente Donald Trump che – in particolar modo all’inizio della pandemia – diceva che non era necessaria. Biden l’ha resa obbligatoria negli edifici e nei territori federali e ha raccomandato a tutti di usarla. Il 69% degli americani si dice a favore di questa misura e solo il 25% è contrario.

I rientri nell’Organizzazione mondiale della sanità e negli accordi di Parigi sono visti favorevolmente dal 61% e dal 50% degli elettori, gli aiuti a chi deve pagare i debiti studenteschi dal 70%, la moratoria contro gli sfratti dal 68%. Divide di più lo stop al Keystone XL, con il 36% degli americani che approva la decisione di Biden e il 41% che non la approva: a essere più contrari sono in particolar modo gli anziani, i più benestanti, gli uomini e chi vive nel Midwest. Anche l’abolizione del “muslim ban” non convince del tutto, con il 42% che la approva e il 42% che si dichiara contrario.

Il divieto di discriminazione sul posto di lavoro in base all’orientamento sessuale, infine, piace al 68% degli elettori, mentre il blocco della costruzione del muro al confine con il Messico al 50%.

 

Il governo e la transizione di Biden

In questi giorni il Senato degli Stati Uniti si sta occupando di approvare le nomine dell’amministrazione di Joe Biden. In America, infatti, le nomine governative devono essere approvate dai senatori. Nonostante si senta parlare solo di chi ha un ruolo nel gabinetto, in realtà sono circa 1.250 le posizioni governative che hanno bisogno dell’approvazione del Senato.

Per la sua amministrazione, Biden ha scelto quasi solo persone che avevano già lavorato nel governo e non giovanissime (l’età media è di 57 anni). Il presidente ha anche fatto attenzione alla “diversità” della sua amministrazione: la metà del governo è formata da donne (con Trump e Bush erano meno del 25% e con Obama meno del 40%) e meno della metà sono bianchi. Si tratta dunque dell’amministrazione con meno bianchi di sempre.

Rispetto agli ultimi tre presidenti, Biden ha già avuto il maggior numero di approvazioni da parte del Senato, segno che la transizione sta procedendo spedita. Biden ha anche nominato circa 170 persone nello staff della Casa Bianca, un livello che i suoi tre predecessori non hanno raggiunto neanche nei primi 100 giorni. 

Un sondaggio di Gallup, affermato istituto demoscopico statunitense, mostra come il 68% degli elettori approvi la gestione della transizione da parte di Joe Biden, È un dato superiore a quello di Donald Trump nel 2017 (44%) e di George W. Bush nel 2001 (61%), ma inferiore a quello di Barack Obama nel 2009 (83%).

Ad approvare la transizione di Biden è il 96% degli elettori Democratici, il 71% degli indipendenti e il 27% dei Repubblicani. La grande differenza con Obama risiede proprio negli elettori del GOP: 12 anni fa il 72% di loro approvava il modo in cui Obama aveva gestito la transizione.

L’amministrazione Biden è ritenuta sopra la media di quelle passate dal 39% degli elettori, sotto la media dal 27% e in media sempre dal 27%. Anche qui Biden va meglio di Trump, ma peggio di Obama. 

Un sondaggio del Pew Research Center ha mostrato come a gennaio il 64% abbia approvato il comportamento di Joe Biden dopo le elezioni, contro il 23% che ha fatto lo stesso con Trump.

 

La popolarità di Biden

YouGov ha anche chiesto agli intervistati se ritengono che Biden abbia vinto legittimamente le elezioni presidenziali. Il 66% dice di sì e il 34% di no. A ritenere che la sua vittoria non sia legittima è il 78% degli elettori di Trump e il 72% di chi si identifica come conservatore.

Joe Biden è visto favorevolmente dal 57% degli elettori e Kamala Harris dal 53%. È interessante notare come nel 2009, quando era vicepresidente, Biden era visto favorevolmente dal 53%. 

I primi sondaggi usciti sul suo tasso di approvazione come presidente mostrano come in media il 54% lo sostenga e il 35% no. Si va da un tasso di approvazione del 63% di HarrisX a uno del 49% per Rasmussen Report (un istituto schierato con i Repubblicani). 

Secondo la media dei sondaggi di FiveThirtyEight, dopo dieci giorni il tasso di approvazione di Joe Biden è superiore a quello di Donald Trump e George W. Bush, uguale a quello di Bill Clinton e inferiore a quello di Barack Obama.

Lorenzo Ruffino

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