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Sempre meno italiani destinano l’8 per mille alla Chiesa Cattolica

Negli anni sono invece aumentati i contribuenti che lo destinano allo Stato o alle altre religioni con cui è stato stretto un accordo

Ogni anno i contribuenti italiani, compilando la dichiarazione dei redditi, devono decidere a chi destinare il loro 8 per mille, scegliendo tra lo Stato e le dodici confessioni religiose con cui è stata stipulata un’intesa. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze rilascia in formato open i dati relativi all’8 per mille, con le serie storiche a partire dal 2004. 

L’8 per mille esiste però dal 1985 per volontà del Governo Craxi I e negli anni è diventato una fonte di finanziamento fondamentale per la Chiesa Cattolica in particolare. In totale sono circa 1,5 i miliardi di euro che vengono ripartiti ogni anno. 

 

A chi viene destinato l’8 per mille

A scegliere a chi destinare l’8 per mille è una percentuale tra il 41 e il 46% dei contribuenti italiani, con una tendenza all’aumento negli ultimi anni. Parallelamente, una percentuale compresa tra il 54 e il 59% non sceglie a chi destinarlo. Ogni anno c’è poi uno 0,4% di dichiarazioni dei redditi che presentano delle “anomalie” nella scelta.

L’8 per mille di coloro che non hanno espresso una scelta, però, viene poi ripartito in base alle preferenze di chi invece la scelta l’ha espressa. Per questo motivo, anche se il 30-35% dei contribuenti italiani sceglie espressamente di dare il proprio 8 per mille alla Chiesa Cattolica, in realtà in Vaticano finisce quasi l’80% del totale dei fondi.

La maggior parte dei soldi dell’8 per mille va infatti alla Chiesa Cattolica, dal momento che il Vaticano è scelto da quasi 8 persone su 10 tra coloro che esprimono una preferenza. Negli anni, però, si è assistito a un progressivo calo di coloro che scelgono la Chiesa Cattolica, e al contempo si è visto un progressivo aumento della quota destinata allo Stato: nel 2004 fu scelto solo dal 7,6%, nel 2011 dal 15,3% e nel 2018 dal 16,6%. Anche le altre confessioni religiose hanno registrato una crescita negli anni: nel 2004 furono scelte solo dal 2,6% e nel 2018 dal 6,3%, per una crescita pari al 140%. 

Soffermandoci sulle 11 confessioni religiose minoritarie, osservando i dati del 2018 si scopre che:

  • L’Unione delle Chiese metodiste e valdesi è stata scelta dal 3,3%;
  • L’Unione Buddhista dall’1%;
  • L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai dallo 0,4%;
  • L’Unione Comunità Ebraiche Italiane dallo 0,4%;
  • L’Arcidiocesi Ortodossa dallo 0,3%;
  • Le Assemblee di Dio dallo 0,3%;
  • La Chiesa Evangelica Luterana dallo 0,2%;
  • L’Unione Induista dallo 0,1%;
  • L’Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno dallo 0,1%;
  • L’Unione Cristiana Evangelica Battista dallo 0,1%;
  • La Chiesa Apostolica dallo 0,1%. 

Come si vede, la gran parte dei culti minoritari a cui è possibile destinare l’8 per mille (8 su 11) sono comunque di matrice cristiana. Tra essi, le Assemblee di Dio e l’Unione delle Chiese metodiste e valdesi hanno rinunciato alla parte di gettito che spetterebbe loro dalle scelte non espresse.

 

Quanto vale l’8 per mille

L’8 per mille viene distribuito 4 anni dopo la dichiarazione dei redditi: la serie storica in questo caso si ferma dunque al 2016 in quanto i soldi degli ultimi 4 anni non sono ancora stati distribuiti. Per confrontare i valori monetari negli anni, comunque, bisogna considerare il diverso valore che i soldi hanno nel tempo: l’inflazione – cioè l’aumento dei prezzi – fa infatti sì che la stessa somma di denaro valga meno nel tempo. I valori forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sono quindi stati normalizzati fissando come base i prezzi del 2019. 

Dai dati si vede che negli ultimi due anni per cui sono noti i dati, ossia il 2015 e il 2016, il valore totale dell’8 per mille è salito rispetto al periodo precedente: nel 2014 valeva 1,25 miliardi, nel 2015 1,50 miliardi e nel 2016 1,52 miliardi. Il massimo lo si è toccato nel 2008 quando (a prezzi del 2019) valse 1,68 miliardi. Negli anni successivi, complice la crisi economica, si è assistito a un progressivo calo fino al minimo del 2014. 

Guardando alla ripartizione, tra il 2004 e il 2016 la Chiesa Cattolica è oscillata tra 1,03 e 1,3 miliardi di euro all’anno, lo Stato tra 122 e 231 milioni e le altre confessioni tra 27 e 160 milioni. Queste ultime hanno avuto un forte calo dopo il 2008 e hanno ripreso a salire a partire dal 2014.

Lorenzo Ruffino

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