YouTrend

Nei primi 9 mesi del 2020 sono morti 42 mila italiani in più rispetto agli anni passati

I dati sulla mortalità pubblicati dall’Istat mostrano un netto aumento dei decessi rispetto alla media dei 5 anni precedenti

Il 2020 è stato un anno segnato dalla pandemia di coronavirus: in Italia il primo caso è stato segnalato il 20 febbraio e al momento abbiamo oltre 1,6 milioni di casi confermati e 58 mila decessi.

La pandemia ha avuto un importante effetto sulla mortalità nel nostro Paese: per studiarlo, l’Istat ha iniziato a fornire i primi dati sulla mortalità in primavera, mentre in precedenza bisognava attendere diversi mesi per averli. Ieri l’Istat ha pubblicato un aggiornamento, rendendo noti i decessi a livello comunale e per fascia d’età aggiornati al 30 settembre: analizzarli ci permette di capire cos’è successo in Italia negli ultimi mesi.

Prima di procedere, due precisazioni: in primo luogo, i dati di settembre non sono ancora del tutto consolidati a causa dei ritardi delle anagrafi a registrare i decessi; in secondo luogo, l’aumento dei decessi che si è verificato non può essere ricondotto interamente al coronavirus, anche perché dai dati non è possibile conoscere la causa dichiarata del decesso. Ma quel che è più importante sottolineare è che una pandemia può causare morti dirette ma anche indirette, provocate ad esempio dall’enorme pressione che subisce il sistema sanitario e che impedisce ad alcuni di essere curati tempestivamente per altre patologie.

 

L’aumento dei decessi

In Italia tra gennaio e settembre sono complessivamente decedute 528 mila persone: in media tra il 2015 e il 2019 in questo periodo sono morte 486 mila persone ogni anno. Nel 2020 sono quindi morte 42 mila persone in più rispetto agli anni precedenti (+8,7%). 

Se si isola il periodo che va da marzo e settembre, si vede che l’eccesso di decessi è stato pari a 52,2 mila morti: i 10 mila decessi in più sono dovuti al fatto che tra gennaio e febbraio sono morte meno persone della media degli anni passati grazie a un inverno più mite a un ceppo influenzale meno aggressivo.

Il grafico sottostante, in ogni caso, permette di vedere su base settimanale l’andamento dei decessi nel 2020 e la media degli anni 2015-2019. Si vede chiaramente come l’eccesso di mortalità sia iniziato a fine febbraio e abbia toccato il suo picco nel mese di marzo: in quel mese in Italia morirono 27,8 mila persone in più delle attese (+47,8%). Ad aprile la situazione fu ancora drammatica con 20,6 mila decessi in più rispetto agli anni passati (+39,8%).

La situazione migliorò a maggio, quando l’epidemia era in forte arretramento: quel mese l’eccesso di decessi fu pari a 1377. Nei due mesi successivi morirono poi 1177 persone in meno degli anni precedenti, mentre l’eccesso di mortalità riprese ad agosto (1919 decessi in più) per poi continuare a settembre (+1652 stando ai dati provvisori).

 

I decessi sono cresciuti al Nord

Il coronavirus in Italia nella prima ondata non ha colpito nello stesso modo in tutto il Paese. L’epicentro è infatti stata la Lombardia e l’epidemia si è diffusa nel resto delle regioni settentrionali, e la decisione del governo di mettere l’intero Paese in lockdown ha permesso di limitare i contagi nel Centro-Sud.

Nei mesi di gennaio e febbraio i decessi sono stati sotto la media in quasi tutte le regioni. A marzo, però, la situazione è cambiata radicalmente: in Lombardia i decessi sono stati il 192% in più rispetto al media 2015-2019, in Emilia-Romagna il 69% in più, in Trentino-Alto Adige il 63% in più, in Liguria il 54% in più e in Valle d’Aosta e Piemonte il 53% in più. L’unica regione ad aver mostrato un forte incremento e a non trovarsi al Nord è stata quella delle Marche, dove i decessi sono cresciuti del 44%. Le due regioni settentrionali che hanno visto invece un minore incremento dei decessi sono state Veneto (+22%) e Friuli Venezia Giulia (+13%).

Nel mese di aprile la variazione dei decessi sui 5 anni precedenti è stata minore rispetto a marzo in Lombardia ed Emilia-Romagna (rispettivamente +118% e 53%), ma maggiore in Piemonte (+77%), Trentino-Alto Adige (+73%), Valle d’Aosta (+70%), Veneto (+31%) e Friuli Venezia Giulia (+21%). 

In generale a marzo e aprile in nessuna regione italiana si è registrato un calo dei decessi: anche in quelle meridionali e centrali, pur molto meno colpite dal virus, c’è stato un leggero incremento dei morti. A giugno e luglio, poi, si è osservato un generale calo dei decessi quasi ovunque e le variazioni non sono risultate statisticamente significative.

Nel mese di agosto l’eccesso di mortalità è stato nuovamente presente in diverse regioni: Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria hanno registrato un +8% rispetto alla media 2015-2019, Toscana, Marche e Trentino-Alto Adige un +7% e la Valle d’Aosta un +21% (dopo però aver segnato un -16% a luglio). A settembre la Liguria ha registrato un +11% di decessi, la Sardegna un +10% e la Toscana un +8%: questi ultimi dati, come già detto, non sono però ancora consolidati. 

 

L’eccesso di mortalità ha colpito gli over 50

Istat fornisce i dati, oltre che per regione, anche per classi di età quinquennali: guardando l’evoluzione nel 2020 dei decessi, si vede come l’eccesso di mortalità abbia riguardato quasi esclusivamente gli over 45.

Anche in questo caso nei primi due mesi dell’anno i decessi sono stati tendenzialmente sotto la media del precedente quinquennio. A marzo e aprile, però, in tutte le classi di età oltre i 45 anni si è registrata un’importante crescita dei decessi: nel mese di marzo tra i 70 e i 74 anni i decessi sono saliti del 67%, mentre ad aprile tra i 95 e i 99 anni si è arrivati a una crescita dell’81% dei decessi.

A maggio l’eccesso di mortalità si è ridotto e sostanzialmente è scomparso sotto i 50 anni. Per i mesi seguenti non si sono registrati particolari eccessi ad eccezione della classe di età 95-99 anni, che ha continuato ad avere una mortalità del 20% superiore alla media 2015-2019. Ad agosto e settembre tra gli over 80 si sono poi registrati nuovo eccessi di mortalità, seppur contenuti e con crescite inferiori al 10% rispetto al 2015-2019. 

Tra le fasce più giovani si è avuto un sensibile calo dei decessi, in particolar modo ad aprile: questo può essere spiegato con le misure restrittive adottate dal governo che hanno comportato, ad esempio, la riduzione degli incidenti e delle morti sul lavoro. 

 

Conclusione

In Italia da quando il coronavirus è presente nel Paese si è assistito a un forte incremento dei decessi: questo è avvenuto principalmente tra marzo e aprile, ma anche ad agosto e settembre si è registrato un leggero eccesso di mortalità. L’eccesso di mortalità è concentrato nell’Italia settentrionale e tra le persone più anziane, mentre tra i più giovani e al Sud si è invece registrato tendenzialmente un calo dei decessi. 

Con la seconda ondata che ha colpito l’Italia tra ottobre e novembre si registrerà molto probabilmente un nuovo importante eccesso di decessi rispetto alla media del lustro precedente, anche se è ragionevole aspettarsi che esso non sarà contenuto in un’unica regione.

Lorenzo Ruffino

4 commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  • Considerando che a fine settembre i morti dichiarati per causa COVID erano quasi 36000, vuol dire che vi sono stati 6000 morti in più della media degli ultimi 5 anni. Se poi si considera che a Gennaio e febbraio vi sono stati 10000 morti in meno, la conclusione sarebbe che i morti a causa del COVID sono stati più di quanto dichiarato ufficialmente.

    • ti invito a studiarti i dati del 2015 e del 2017, non ha senso guardare la media degli ultimi 5 anni, ci sono scostamenti notevoli da anno ad anno basti pensare che nel 2004 ci sono stati circa 540000 morti mentre nel 2015 circa 653000 con una variazione di circa il 20% ovvvero 110000 morti, con i dati si può giocare a seconda di quale messaggio si voglia far passare

      • la media la si fa su 5 anni e non su 15 perché nel frattempo la composizione della popolazione è cambiata (anche il calcolo dell’ISTAT non è lo stesso), se valuti la variazione annuale su 5 anni anziché su 15 vedrai che gli scostamenti non sono del 20% ma molto più significativi. Stiamo parlando di nozioni di statistica di base.

  • I morti in più, mesi di marzo e aprile, sono dovuti al fatto che SBAGLIAVANO la diagnosi. Non erano polmoniti interstiziali bla bla bla, ma erano trombosi!
    Nel 2019, in marzo e aprile, ci sono stati 57.752 + 51.344 morti.
    Nel 2020, negli stessi mesi, i morti sono stati 85.786 + 72.093. Questo significa che la “bella” santità italiota ha condannato a morte, per intubazione, la “modica” cifra di 48.783 persone.
    Genocidio…. colposo?
    Da maggio 2020 in poi, i morti sono circa gli stessi dell’anno precedente.
    I nostri malgovernanti, ed è un eufemismo, non possono dire: “scusate, più che una pandemia {mai dichiarata ufficialmente dall’oms, ma solo a briefing, cioè chiacchere, coi giornalisti} è stato un’enorme caso di malasanità mondiale, con secondi fini….”
    Parliamo di una normale malattia che, come tutte le malattie, fa il suo dovere, come avviene dal giorno del bigbang, o poco dopo!
    I nostri malgovernanti ci sguazzano, fanno leva sulla nostra paura di morire, sul nostro egoismo, sulla nostra ipocondria e sulla nostra ignoranza, e intanto “ingrassano”.
    Ilaria Bifarini ha detto: “Sono anni che studio i processi di manipolazione di massa e i fenomeni sociali, ma mai avrei pensato che la civiltà occidentale sarebbe stata spazzata via da una pandemia di asintomatici avallata da una massa di ipocondriaci egoisti, che spacciano la loro paura per senso civico.”

Send this to a friend