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Come Biden ha vinto la battaglia per i suburbs

In un Paese dove il voto nelle grandi città e nelle aree rurali è sempre più polarizzato, le aree suburbane diventano decisive

In primavera il sito specializzato in sondaggi, dati e politica fivethirtyeight.com aveva pubblicato una graduatoria degli Stati americani in base al livello di urbanizzazione. Dei primi dieci, il 3 novembre Biden ne ha vinti nove (perdendo solo la Florida), di cui i primi tre con margini ampiamente sopra la doppia cifra. Al contrario Trump ne ha vinti otto dei dieci più rurali.

 

Aree rurali sempre più rosse, aree urbane sempre più blu

La faglia fra aree rurali e urbane negli Stati Uniti è sempre più larga e visibile da qualsiasi mappa elettorale. Anche nella saldamente democratica California, dove in aree come San Francisco Biden ha vinto con quasi l’85% dei voti, ci sono aree periferiche in cui sono i repubblicani a vincere superando il 70%. Allo stesso modo, in molti stati rossi troviamo delle macchie blu che coincidono molto spesso con le grandi città segnate sulla mappa.


La faglia città-aree rurali è visibile in molte mappe elettorali con il dettaglio del voto per contea, sia in Stati tradizionalmente democratici come la California (a sinistra), sia in Stati tradizionalmente repubblicani come il Missouri (a destra), dove le pochissime contee che hanno visto prevalere Biden corrispondono alle maggiori città. Fonte: New York Times.

 

Secondo il Financial Times, dalle elezioni del 2008 in poi, il vantaggio dei democratici nei grandi centri urbani e quello dei repubblicani nelle aree rurali si è notevolmente ampliato, per stabilizzarsi proprio quest’anno. Alla rielezione di Bill Clinton nel 1996, ad esempio, i due partiti erano praticamente pari nell’America rurale, ma nelle ultime due elezioni Trump lì ha vinto conquistando ben oltre i due terzi dei voti. 

 

L’evoluzione dei risultati elettorali in grandi città, suburbs e aree rurali. Fonte: Financial Times.

 

Anche per questo il duello fra Trump e Biden si è concentrato su zone del Paese che negli anni sono rimaste sempre contendibili: i suburbs. Le aree attorno alle grandi città quattro anni fa furono decisive per Donald Trump, mentre quest’anno sono state la chiave della vittoria di Biden. 

Biden è andato meglio di Hillary Clinton nella grande maggioranza delle 373 contee considerate suburbane, sia in quelle tradizionalmente repubblicane che in quelle già saldamente blu. Calcolando la media ponderata in base alla popolazione, il New York Times ha stimato un recupero rispetto al risultato della Clinton di 4,6 punti percentuali, un po’ meno pronunciato in stati del Midwest come Wisconsin e Michigan e molto più netto in Georgia (+8%), stato dove i Democratici non vincevano dal 1992.

Come è cambiato il voto nelle contee suburbane. In quelle sopra la diagonale tratteggiata Biden è andato meglio di Hillary Clinton, e quelle arancioni si riferiscono agli Stati chiave. Fonte: New York Times.

 

Il Financial Times sottolinea come Biden abbia vinto crescendo rispetto al 2016 soprattutto nei centri urbani, in termini di voti assoluti, ma negli stati che sono stati decisivi per l’electoral college (Wisconsin, Michigan, Pennsylvania e Georgia, qui non viene considerata l’Arizona) sono stati i suburbs le aree dove i Dem sono cresciuti di più. Solo nei sobborghi di questi quattro Stati, l’ex vicepresidente è riuscito a guadagnare 355.210 voti su Trump, vincendo in un insieme di aree dove quattro anni fa Hillary Clinton perse di oltre 200 mila voti.

Quanti voti hanno guadagnato i due partiti rispetto al 2016, a livello nazionale e negli Stati chiave. Fonte: Financial Times.

 

I suburbs negli Stati chiave

Partendo proprio dalla Georgia possiamo osservare come le aree decisive per la vittoria di Biden siano state quelle attorno ad Atlanta. Nelle quattro contee che sono diventate più blu il vantaggio dei democratici è passato 2-6 punti alla doppia cifra, raggiungendo a Henry County il 20%. Anche in termini assoluti il guadagno è stato evidente: nelle contee di  Cobb e Gwinnett (fra le più popolose fuori Atlanta) Hillary Clinton aveva ottenuto un totale di 26 mila voti in più di Trump, mentre Biden ha superato il presidente in carica di oltre 130 mila voti. Numeri decisivi, considerando che in tutto lo Stato Biden è avanti di circa 14 mila voti.

Come è cambiato il voto attorno ad Atlanta

 

Lo stesso spostamento di voti si può notare in un altro Stato chiave che Biden è tornato a vincere, la Pennsylvania, soprattutto nei sobborghi di Philadelphia. Un dato reso ancora più netto dal fatto che proprio dentro i confini della città di Philadelphia è stato invece Trump a guadagnare voti.

Come è cambiato il voto nell’area attorno a Philadelphia

 

Biden ha migliorato le prestazioni di Hillary Clinton anche in altri suburbs di Stati decisivi, come quelli di Detroit e Grand Rapids in Michigan, Milwaukee in Wisconsin, Dallas in Texas e Phoenix in Arizona. In quest’ultima, la mappa dettagliata dell’area cittadina mostra come nelle zone più centali e urbane Trump abbia ottenuto risultati migliori di quattro anni fa, ma attorno c’è stato un diffuso spostamento di voti in direzione dei democratici.

La mappa dettagliata delle variazioni nel voto a Phoenix, in Arizona, rispetto al 2016. Fonte: New York Times.

 

Una campagna giocata sui suburbs

La rimonta di Biden nelle aree suburbane è un risultato che non era inatteso e che riparte da un trend registrato già nelle elezioni di midterm del 2018, quando i Democratici riuscirono a recuperare diversi distretti suburbani, grazie soprattutto al sostegno dell’elettorato femminile. Per questo il messaggio della campagna di Trump si è soffermato molto su questa fascia demografica, sperando di invertire il trend.

Durante la convention repubblicana molti interventi, compreso quello del Presidente Trump, hanno menzionato più volte i problemi di ordine pubblico che violerebbero la quiete delle aree suburbane, la cui esistenza sarebbe stata messa addirittura a repentaglio dalle amministrazioni democratiche e dalle proteste legate a Black Lives Matter.

 

“If the left gains power, they will demolish the suburbs, confiscate your guns, and appoint justices who will wipe away your Second Amendment and other Constitutional freedoms.

[…]

If the Radical Left takes power, they will apply their disastrous policies to every city, town, and suburb in America.

Just imagine if the so-called peaceful demonstrators in the streets were in charge of every lever of power in the U.S. Government.”

 

Il messaggio di “law and order”, recuperato dalla campagna Nixon del 1968, è risultato però poco appetibile per i nuovi suburbs, ben diversi da quelli quasi esclusivamente bianchi a cui parlava Nixon. I suburbs di oggi sono etnicamente meno omogenei, abitati da una classe media istruita e benestante. Un elettorato – come ha ipotizzato Emily Badger del New York Times – moderato, spesso tradizionalmente repubblicano, ma che non ritrova in Trump il partito per cui votava e che non si ritrova nella descrizione che il Presidente fa delle aree suburbane. Un elettorato che non apprezza Trump per il suo stile e la sua posizione su temi secondari e che “può permettersi di votare contro il proprio interesse economico”.

Ad esempio – osservava FiveThirtyEight prima delle elezioni – le donne repubblicane che abitano nei suburbs hanno apprezzato meno alcune delle misure più controverse dell’amministrazione Trump sul tema dell’immigrazione, soprattutto sulla separazione dei figli dai genitori scoperti a superare illegalmente i confini.

Il gradimento di alcune politiche in tema di immigrazione fra elettori e elettrici repubblicani delle aree suburbane. Fonte: FiveThirtyEight.

 

Un elettorato che può essere stato attratto dal messaggio di Joe Biden, molto incentrato sul profilo dei candidati e su un messaggio fondato sull’unità, potenzialmente efficace su elettori moderati.

 

“Character is on the ballot. Compassion is on the ballot. Decency, science, democracy. They are all on the ballot.”

 

Una campagna dai toni più sobri, quella dell’ex vicepresidente, che però ha pagato in queste aree decisive e gli ha permesso di conquistare abbastanza voti per insediarsi alla Casa Bianca.

Francesco Cianfanelli

Consulente per la comunicazione e giornalista, laureato in Scienze Politiche a Firenze e diplomato alla London School of Journalism. Dopo un'esperienza alla Camera dei Deputati, sono stato responsabile della comunicazione per aziende e progetti politici. Dal 2019 collaboro con Quorum. Nel tempo libero amo la corsa, la bicicletta, i podcast e altre attività da asociali. Se ho qualcosa di intelligente da scrivere lo faccio qui.

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