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USA: i temi chiave di queste presidenziali

Dal COVID all’economia, da Black Lives Matter al cambiamento climatico: ecco i temi che hanno segnato queste elezioni americane

Scrivere sui temi politici chiave delle presidenziali di quest’anno non è certo facile come può essere stato farlo per le presidenziali di quattro anni fa. Joe Biden ha fatto il possibile per rendere quest’elezione un referendum sul presidente Trump, mentre quest’ultimo, da parte sua, si è presentato alle elezioni senza un chiaro programma elettorale. Ciononostante, è possibile identificare quali siano stati i principali temi che hanno visto l’elettorato repubblicano e quello democratico contrapporsi e che hanno spinto gli indecisi a votare per uno o per l’altro candidato, decidendo, probabilmente, anche le sorti di alcuni swing states.

Il 2020 resterà nella nostra memoria come l’anno della pandemia di COVID-19: questo ha avuto senza dubbio effetti dirompenti sulla campagna elettorale americana. Innanzitutto, per il fatto che il presidente in carica è stato contagiato ed è guarito molto in fretta. Poi, anche per come di fronte alle stesse difficoltà i due candidati abbiano scelto di gestire le proprie campagne elettorali con approcci diametralmente opposti: Biden non si è esposto al pubblico per lunghi periodi, venendo anche accusato dall’ala repubblicana di rimanere nel proprio basement, mentre Trump ha continuato a tenere comizi ignorando le più basilari norme dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention), generando contagi e inevitabilmente decessi (fino a 700, secondo alcuni studiosi della Stanford University).

Un tema direttamente collegato alla pandemia e sicuramente importante per l’elettore americano medio è l’economia. Com’è noto, i lavoratori negli Stati Uniti godono di minori protezioni rispetto a noi europei e sono quindi molto più esposti all’andamento generale dell’economia: per questo motivo, migliaia di persone hanno risentito direttamente della crisi innescata dalla pandemia, perdendo il proprio posto di lavoro. Sebbene il tasso di disoccupazione sia a poco a poco diminuito tra giugno e ottobre, le prospettive future al momento del voto non erano affatto rosee, data la ripresa dei contagi. A questo, si somma il fatto che al Congresso non è stato possibile raggiungere un accordo tra democratici e repubblicani per offrire un supporto finanziario di base ai più bisognosi, come era invece stato fatto nel periodo precedente tra aprile e fine luglio.

Fonte: Bureau of Labor Statistics

 

Un ulteriore fenomeno che ha contraddistinto questa campagna elettorale è stato il movimento antirazzista Black Lives Matter: le immagini delle proteste nelle strade di numerose città americane in seguito alla morte di George Floyd sono state ritrasmesse per diversi giorni sulle reti televisive di tutto il mondo, provocando talvolta la nascita di proteste minori anche in diverse città europee. In alcuni stati americani, come conseguenza di queste partecipate manifestazioni, si sono impennate le registrazioni per votare: in Georgia, per esempio, associazioni come Fair Fight Action guidata da Stacey Abrams, ProGeorgia, New Georgia Project e Fair Count hanno mobilitato migliaia di cittadini, soprattutto afroamericani, invitandoli a registrarsi al voto, contribuendo così alla risicata ma storica vittoria Dem alle presidenziali in questo Stato. Lo schieramento opposto ha invece spinto molto sul tema della sicurezza, insistendo sul fatto che, nel caso in cui i democratici avessero vinto le elezioni, si sarebbero potuti verificare disordini simili a quelli avvenuti a Portland e in altre città degli Stati Uniti.

Infine, anche il clima ha avuto il suo ruolo. Proprio l’ultimo dibattito presidenziale della campagna elettorale si era concluso con un focus sul cambiamento climatico: il presidente Trump aveva cercato all’ultimo momento di destabilizzare il suo avversario spingendolo a dichiarare che nel suo programma fosse presente il rifiuto totale del fracking, una tecnologia di estrazione del petrolio invisa a molti ambientalisti ma la cui industria è importante per l’occupazione di alcuni stati chiave (Texas, Pennsylvania e Ohio, tra gli altri). L’obiettivo di Trump, insomma, era quello di allontanare da Biden gli elettori delle regioni dipendenti da questa industria: tuttavia, in quell’occasione Biden si difese discretamente bene, aiutato anche dal fatto che il cambiamento climatico è un tema importante per un numero sempre maggiore di americani, anche nell’ala repubblicana (come indicano i dati del Pew Research Center). Ironia della sorte, il giorno in cui gli Stati Uniti hanno ufficialmente abbandonato l’accordo di Parigi è stato proprio il 4 novembre, il giorno successivo alle elezioni vinte da Joe Biden, l’unico tra i due candidati con un piano per il cambiamento climatico e per l’ambiente.

Giacomo Migliore

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