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Il voto nelle Marche, l’unica Regione a cambiare colore

Dopo Marco Marsilio in Abruzzo, Fratelli d’Italia ottiene nelle Marche il suo secondo Presidente di Regione: Francesco Acquaroli

Per 25 anni nelle Marche non c’è mai stata partita: per il centrodestra era sostanzialmente impensabile poter pensare di eleggere un proprio Presidente in questa “Regione rossa”. Alle elezioni politiche del 2018, però, il centrosinistra subì nelle Marche un calo importante, precipitando al terzo posto dietro al Movimento 5 Stelle – che schizzò al 35,6% – e al centrodestra a traino leghista – che prese il 33,0%. Alle europee dell’anno scorso però, ci fu una nuova rivoluzione: col 38,0% delle preferenze la Lega guadagnò lo scettro di primo partito a livello regionale (e nazionale), mentre il PD si fermò al secondo posto col 22,3%.

 

Il voto ai candidati alla Presidenza

Nelle elezioni regionali del 20 e del 21 settembre ha trionfato lo schieramento di centrodestra guidato da Francesco Acquaroli, deputato di Fratelli d’Italia, ex Sindaco di Potenza Picena e già candidato a Presidente della Regione nel 2015. La sua vittoria è stata netta: col 49,1% dei voti ha staccato di quasi 12 punti il Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, mentre il pentastellato Gian Mario Mercorelli si è fermato all’8,6% e tutti gli altri candidati non sono andati oltre il 3%. Le Marche sono dunque l’unica Regione, tra le sei a statuto ordinario che sono andate al voto il 20 e il 21 settembre, ad aver cambiato colore politico: qui il centrodestra a trazione sovranista e non più forzista è riuscito, dopo l’Umbria, a strappare un’altra “Regione rossa” al centrosinistra.

La mappa del voto per comune mostra comunque una certa disomogeneità: Acquaroli ha trionfato largamente nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, mentre in quelle di Ancona e di Pesaro-Urbino la partita è stata più combattuta. Mangialardi è arrivato addirittura a essere in testa, oltre che nella sua Senigallia, anche in altri comuni, tra cui Ancona (+8,8% su Acquaroli), Pesaro (+3,0%) e Urbino (+1,6%).

Le successive mappe di intensità del voto ad Acquaroli e Mangialardi permettono inoltre di capire dove il consenso per ognuno dei due candidati principali sia stato più forte o più debole. Nello specifico, il comune in cui Acquaroli ha ottenuto la percentuale più elevata di consensi (84,5%) e Mangialardi quella più bassa (10,3%) risulta essere Monte Cavallo, un piccolo centro in Provincia di Macerata. Il contrario è accaduto a Force, un comune vicino ad Ascoli Piceno dove il Presidente eletto ha raccolto la percentuale più bassa (16,6%) e il candidato di centrosinistra quella più alta (80,2%).

 

Il voto alle liste

Pur trattandosi di tipologie diverse di elezioni, osserviamo un calo della Lega e di Forza Italia – almeno in termini assoluti – sia rispetto alle politiche 2018 che rispetto alle europee dell’anno scorso. Tuttavia, se il Carroccio cresce rispetto alle elezioni regionali di 5 anni fa, gli azzurri risultano in calo anche in confronto ad allora. Il calo più netto, però, lo registra il Movimento 5 Stelle, che lascia sul terreno 272 mila voti rispetto alle elezioni politiche di due anni fa e quasi 100 mila voti rispetto al voto europeo del 26 maggio 2019.

Situazione più complessa per il Partito Democratico: pur essendo la lista più votata in queste regionali marchigiane, il PD ha perso voti assoluti rispetto alle elezioni del 2015, del 2018 e del 2019, oltre che la guida della Regione.

Se si deve trovare un partito vincitore, pertanto, questo non può che essere Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni ha registrato una crescita in tutte le Regioni al voto, ma è nelle Marche che ha ottenuto la sua percentuale più alta (18,7%). Del resto, al successo marchigiano di FdI ha contribuito anche il fatto che il candidato del centrodestra fosse espressione proprio di questo partito.

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