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Regionali in Veneto: il trionfo di Zaia

Record di consensi per il Presidente uscente Luca Zaia, che stacca il candidato del centrosinistra Arturo Lorenzoni di oltre 60 punti.

Il leghista Luca Zaia è stato riconfermato per il suo terzo mandato consecutivo come Presidente della Regione Veneto. Se la sua rielezione costituiva uno scenario consolidato e previsto già da mesi, prima del voto restavano aperti due interrogativi: la percentuale complessiva con cui Zaia sarebbe stato rieletto e il risultato della lista del Presidente rispetto ai partiti di centrodestra.

Per quanto riguarda il primo punto, Zaia è stato riconfermato con il 76,8% dei voti validi: si tratta del consenso più alto mai registrato in una Regione dal 1995, anno in cui in Italia è stata introdotta l’elezione diretta del Presidente della Regione. Il suo principale avversario, il candidato del centrosinistra Arturo Lorenzoni, si è invece fermato al 15,7%, mentre il candidato del Movimento 5 Stelle, l’ex senatore Enrico Cappelletti, ha ottenuto il 3,2%. Nessuno degli altri candidati, compresa la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, ha superato l’1%.

La lista Zaia Presidente ha ottenuto ben il 44,6% dei voti, quasi il triplo dei voti incassati dalla Lega (16,9%). In ascesa anche Fratelli d’Italia, che con il 9,6% delle preferenze quadruplica i propri voti assoluti rispetto al 2015. Il Partito Democratico si ferma invece all’11,9% e il Movimento 5 Stelle non va oltre il 2,7%, restando fuori dal Consiglio regionale.

Il primo dato che salta all’occhio è comunque l’altissima percentuale di consensi ottenuti da Zaia: in tutti i comuni del Veneto la sua vittoria è stata schiacciante, dimostrando come il consenso di cui gode sia uniforme su tutto il territorio. Basti pensare che nel comune dove il distacco da Lorenzoni è stato più basso, ossia Padova, Zaia ha comunque ottenuto 28 punti in più del candidato del centrosinistra. In alcuni comuni, inoltre, la percentuale ottenuta da Zaia è plebiscitaria e va oltre il 90%: la percentuale più elevata la raccoglie in particolare a San Mauro di Saline, nel veronese, dove tocca il 93,1%.

Rispetto al 2015, Zaia ha guadagnato consensi in tutti i comuni del Veneto, soprattutto nel bellunese e nel veronese. L’aumento nella Provincia di Verona, comunque, è dovuto in larga misura al fatto che nel 2015 Zaia fu sfidato dall’ex Sindaco di Verona Flavio Tosi, il quale nella sua città e nell’hinterland veronese strappò molti consensi al Presidente.

Sul fronte delle liste, il risultato ottenuto dalla lista Zaia Presidente penalizza la Lega, che alle regionali del 2020 ottiene pochi voti in più (347.832) di quelli ottenuti nel 2015 (329.966), nonostante la crescita a livello nazionale. La popolarità della lista di Zaia, inoltre, non fa che inasprire il derby interno al Carroccio tra il Presidente rieletto e Matteo Salvini, i quali però negano ogni antagonismo interno al partito.

 

Nel Consiglio regionale, la coalizione di centrodestra disporrà di una supermaggioranza, pari a 42 seggi su 51 e cioè all’82% dell’emiciclo. In particolare, oltre a Zaia che vi siederà di diritto in qualità di Presidente eletto, 24 consiglieri saranno eletti con la lista del Presidente, 9 con la Lega, 5 con Fratelli d’Italia, 2 con Forza Italia e uno con la Lista Veneta – Autonomia. Tra gli esclusi si segnala Elisabetta Gardini: l’ex deputata ed ex europarlamentare di Forza Italia, passata un anno e mezzo fa al partito di Giorgia Meloni, è la prima dei non eletti di Fratelli d’Italia nella circoscrizione di Padova.

Al centrosinistra rimarranno i restanti 9 scranni: uno andrà a Lorenzoni in qualità di secondo classificato tra i candidati alla Presidenza, 6 spetteranno al Partito Democratico, uno a Europa Verde e un altro alla lista Il Veneto che vogliamo. Fuori dal Consiglio, come anticipato, il Movimento 5 Stelle.

Raffaella Rossi

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