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Regionali in Liguria: Toti contro l’alleanza giallorossa

In Liguria Giovanni Toti è alla ricerca del secondo mandato. Dovrà vedersela con Ferruccio Sansa, il candidato unico di M5S e centrosinistra.

Tra le regioni al voto il 20 e il 21 settembre c’è la Liguria, unica regione dove centrosinistra e Movimento 5 Stelle hanno trovato una convergenza su un candidato unico: si tratta della seconda alleanza giallorossa alle regionali, dopo l’esperimento – fallito – delle regionali umbre dello scorso ottobre.

 

I candidati

I candidati alla presidenza della regione sono nove.

Giovanni Toti – già direttore di Studio Aperto, TG4 ed europarlamentare – è il Presidente uscente: dopo la vittoria del 2015 contro Raffaella Paita, sarà nuovamente il candidato unitario del centrodestra. La sua candidatura è appoggiata da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Liguria Popolare e Cambiamo, il partito fondato nel 2019 da lui stesso dopo la sua polemica fuoriuscita da Forza Italia.

Sul fronte opposto, dopo una lunga e complicata trattativa, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno scelto come loro candidato il giornalista del Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa. Nonostante la sua candidatura sia appoggiata anche da un’ampia coalizione di centrosinistra, questa scelta non ha convinto Italia Viva: il partito di Renzi ha deciso di schierare il professor Aristide Massardo, la cui candidatura è sostenuta anche da +Europa, Partito Socialista Italiano e Partito Valore Umano.

Gli altri candidati sono i seguenti:

  • Due ex 5 Stelle (Marika Cassimatis, sostenuta dalla lista Base Costituzionale, e Alice Salvatore, per Il Buonsenso);
  • Gaetano Russo per Popolo della Famiglia e Democrazia Cristiana;
  • Carlo Carpi per la Lista Carlo Carpi;
  • Il Sindaco di Diano Marina Giacomo Chiappori, sostenuto dalla lista Grande Liguria;
  • Davide Visigalli per Riconquistare l’Italia.
  • Riccardo Benetti per la lista Ora rispetto per tutti gli animali.

 

 

Il sistema elettorale

Il 22 luglio scorso è entrata in vigore la nuova legge elettorale, che prevede alcune novità rispetto a quella precedente, tra cui l’introduzione della doppia preferenza di genere. Per l’elezione del Presidente della Regione è sufficiente la maggioranza relativa dei voti validi. Si tratta quindi di una legge elettorale a turno unico che assegna la vittoria al candidato che ottiene anche un solo voto in più dei suoi avversari. Per quanto riguarda la determinazione del nuovo Consiglio regionale, quattro quinti dei seggi – pari a 24 su 30 – saranno assegnati in base ad un sistema proporzionale con liste provinciali. In seguito all’eliminazione delle liste regionali bloccate, l’assegnazione dei restanti 6 seggi assume una funzione variabile: agisce come premio di maggioranza se le liste collegate al Presidente eletto hanno ottenuto meno di 18 seggi; al contrario, nel caso in cui le liste collegate al Presidente eletto abbiano ottenuto più di 18 seggi, la quota viene ripartita in modo proporzionale tra le altre liste.
Infine, è prevista la possibilità di esprimere il voto disgiunto ed esiste una soglia di sbarramento del 3% per le liste provinciali, a meno che non siano collegate a una lista regionale che abbia ottenuto almeno il 5% dei voti validi.

 

I trend nella Regione

Alle scorse regionali del 2015, Giovanni Toti sconfisse col 34,5% la candidata del centrosinistra Raffaella Paita, fermatasi al 27,9% e quindi a tre punti in più dalla candidata del Movimento 5 Stelle Alice Salvatore. A livello di liste, però, fu il Partito Democratico a ottenere la maggioranza relativa dei voti (25,6%), seguito dal Movimento 5 Stelle al 22,3% (prima lista e primo schieramento a Genova) e dalla Lega al 20,3%. Forza Italia, allora partito egemone della coalizione a livello nazionale, si fermò invece al 12,7%.

Tra le politiche del 2018 e le europee del 2019, invece, è possibile osservare il netto calo di consensi del Movimento 5 Stelle, il quale nel 2018 si attestò oltre il 30% nella Regione, mentre l’anno dopo si fermò al 16,5%. Al contrario, si è osservato un aumento di consensi per la Lega di Matteo Salvini, la quale tra il 2018 e il 2019 è passata dal 19,9% al 33,9%. Nel centrosinistra, infine, il Partito Democratico ha ottenuto 5,2 punti percentuali in più alle europee (24,9%) rispetto alle politiche del 2018 (19,7% alla Camera).

 

A livello di schieramenti, invece, alle politiche del 4 marzo 2018 il centrodestra registrò il 37,3% dei consensi nella regione, e l’anno successivo balzò in avanti di 10 punti. Il centrosinistra, invece, registrò una crescita minore ma comunque non trascurabile (dal 24,1% al 30,5%).

 

Francesco Cortese

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