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Lombardia: a quando risalgono i nuovi casi?

Quando sono effettivamente giunti nei laboratori di analisi lombardi i tamponi che si sono poi rivelati positivi?

Ogni giorno la Lombardia continua a registrare centinaia di casi di contagio da coronavirus. Ma a quando risalgono effettivamente questi nuovi casi? Nonostante le autorità regionali non lo comunichino ufficialmente, lo si può scoprire proprio grazie ai dati diffusi dalla regione.

Ogni giorno, intorno alle 19.00, la regione carica infatti sulla sua dashboard Arcgis i nuovi casi. Tuttavia, a differenza di quelli diffusi giornalmente dalla Protezione Civile, la regione li retrodata al giorno in cui i laboratori di analisi hanno ricevuto i tamponi che poi si sono rivelati positivi. In questo modo, segnandosi i dati giorno per giorno, è possibile sapere la data precisa a cui attribuire i nuovi casi, ipotizzando naturalmente che passi poco tempo tra la somministrazione del tampone e il ricevimento da parte del laboratorio.

Ad esempio, domenica 14 giugno la Lombardia ha comunicato un totale di 244 nuovi casi. Tuttavia, se si confrontano i casi del giorno precedente con quelli del giorno in questione, si può vedere la reale data di questi nuovi casi, cioè in quale giorno i laboratori hanno ricevuto effettivamente questi tamponi poi rivelatisi positivi. Da ciò emerge che 15 nuovi casi erano del giorno precedente, 59 di due giorni prima, 127 di tre giorni prima, 4 di altri due giorni di giugno, 15 di maggio, 14 di aprile e 10 di marzo.

Quello che emerge dall’analisi giornaliera dei dati diffusi dalla regione è dunque una fotografia molto diversa da quella della Protezione Civile: i dati comunicati non sono mai del giorno in cui vengono notificati, ma si riferiscono almeno al giorno precedente e sono tendenzialmente la somma degli ultimi 4 o 5 giorni. Per avere gli effettivi nuovi casi di oggi bisognerà quindi aspettare almeno fino all’inizio della prossima settimana, in modo che i laboratori analizzino i campioni e li carichino nel sistema.   

I dati del 14 giugno visti prima, in effetti, contengono molti dati riferiti ai mesi precedenti. Ma se consideriamo un altro giorno più “standard”, come l’8 giugno, osserviamo che quasi tutti i nuovi casi comunicati in quella data (193 su 194) risalivano alla settimana precedente, e solo uno al mese di marzo.

Guardando i dati giorno per giorno si vede che non è quindi strano che appaiano casi di mesi prima. In questo fine settimana ad esempio sono stati inseriti 61 casi risalenti a marzo e aprile.

Non è possibile sapere il motivo per cui appaiano casi così vecchi. Si può però ipotizzare che si tratti o di tamponi a cui non è stata data la priorità, forse perché fatti post mortem, o di tamponi analizzati e che poi per qualche motivo non sono stati inseriti nel sistema fino ad ora.

Se si analizzano i casi diffusi dalla Lombardia e quelli diffusi dalla Protezione Civile, ad esempio, emerge che il picco dei nuovi casi non è avvenuto il 21 marzo con 3.251 tamponi positivi, ma il 19 marzo con 2.229: nel giorno di picco della Protezione Civile in realtà i tamponi giunti in laboratorio e poi rivelatisi positivi erano 1.409. Si osserva inoltre che in tutto il periodo pre-picco risulta in media un numero maggiore di nuovi casi diagnosticati rispetto ai dati della Protezione Civile. Quando poi la situazione è sembrata migliorare, nei dati della regione si è avuto in realtà un periodo stazionario: il 10 aprile sono arrivati in laboratorio 2.053 tamponi che si sono poi scoperti essere positivi, contro i 1.246 nuovi notificati dalla Protezione Civile. Ma la situazione si è invertita poco dopo: ad esempio, il 26 aprile venivano comunicati 992 casi dalla Protezione Civile, quando in realtà stando ai dati della regione erano 226.

In generale, gli ultimi giorni dei dati lombardi vanno considerati molto provvisori in quanto – come detto – solo nel giro di una settimana saranno consolidati.

Dai dati regionali emerge inoltre che la domenica i laboratori di analisi ricevono molti meno tamponi: durante l’emergenza si avevano degli importanti cali, mentre tra maggio e giugno il numero di nuovi casi in quei giorni è estremamente basso. Il 7 giugno, ad esempio, ci sono solo 33 nuovi casi e il 31 maggio 19.

In alcune occasioni la regione sposta la data di alcune diagnosi nonostante i tamponi siano già retrodatati. Ad esempio, il 13 giugno sono stati spostati 102 casi – 21 precedentemente attribuiti a giugno e 81 a maggio – ai mesi di marzo e aprile. Tra il 6 e il 7 giugno hanno invece tolto 16 casi da marzo mettendoli ad aprile. Non è inoltre insolito vedere dei piccoli spostamenti da un giorno all’altro: si tratta probabilmente di correzioni periodiche effettuate dai laboratori.

Complessivamente emerge che i nuovi casi che vengono comunicati giornalmente non sono davvero stati diagnosticati in quel giorno, e in più la regione Lombardia ha ancora molti tamponi dei mesi precedenti da analizzare.

Lorenzo Ruffino

2 commenti

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  • conciò??? che dovrebbe fare la protezione civile???? Comunica i dati quando gli arriva. Tanto i dati non vanno letti giorno per giorno, ma è molto meglio vedere una media mobile a 5 giorni. Quindi il problema non si pone

  • Molto interessante… il dato (comprensibilmente) più dibattuto a livello italiano è per la maggior parte di provenienza lombarda, e di questa parte, la maggior parte non è quel che sembra!

    Forse la Protezione Civile non può fare granché per sistemare questa stortura (ignoro se i dati di altre regioni sarebbero facilmente armonizzabili), ma per quel che riguarda il dibattito sulla (non) trasparenza dei dati lombardi mi sembra illuminante che a quanto pare la Regione Lombardia preferisca passare da regione con ancora focolai attivi piuttosto che da regione che ha ritardi nel processare i tamponi.

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