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L’impatto del Coronavirus sulla politica britannica

Vola la fiducia in Johnson e nei Conservatori, mentre è ancora presto per capire che effetto avrà la nuova leadership Labour di Keir Starmer

Anche nel Regno Unito, come in Italia e in quasi tutto il mondo, il Coronavirus ha monopolizzato il dibattito politico nel mese di marzo. Gli occhi restano puntati sul premier Boris Johnson, protagonista prima di un discusso cambio di strategia in corsa, e poi per aver contratto la malattia che l’ha costretto anche ad un ricovero in ospedale la sera del 5 aprile, giorno in cui anche la Regina Elisabetta II ha parlato alla Nazione. Oggi nel Regno Unito si contano 51.608 casi e 5.373 morti accertati per Covid-19.

Per osservare come si è evoluta l’opinione dei britannici sull’emergenza e su chi la sta gestendo, abbiamo confrontato due sondaggi di Opinium che trattano approfonditamente questo tema.

Il primo sondaggio è stato condotto a metà marzo, fra il 12 e il 13, quando i contagiati stavano arrivando a quota 800, con 10 morti. Proprio il 12 marzo sera Boris Johnson tiene un intervento in cui afferma che molti perderanno i propri cari e che non sono previste misure restrittive come quelle italiane.

Il secondo sondaggio è stato invece realizzato a fine mese, fra il 26 e il 27 marzo, cioè pochi giorni dopo aver messo in atto il lockdown. Il 27 mattina, in più, il primo ministro ha annunciato di essere positivo al Coronavirus, mentre i contagi si sono avvicinati alla soglia dei 15.000, con oltre 750 morti.

A fine marzo l’88% dei britannici si diceva preoccupato per l’epidemia, un dato 15 punti più alto rispetto a due settimane prima. Gli anziani appaiono un po’ più preoccupati rispetto ai più giovani, e gli elettori dei maggiori partiti di opposizione lo sono più degli elettori dei Conservatori, ma non ci sono differenze particolarmente nette.

C’è però crescente soddisfazione per come il governo sta gestendo l’emergenza: quasi due britannici su tre apprezzano ciò che è stato fatto (solo fra i Labour gli scontenti sono in leggera maggioranza), ed è poco più basso il numero di coloro che ha fiducia nella capacità dell’esecutivo di gestire la situazione (56%, contro il 22% di sfiduciati).

A Johnson si rimprovera però la sottovalutazione del problema: il 56% pensa che il governo non abbia agito abbastanza velocemente, e il 38% ritiene che stia ancora facendo troppo poco, mentre solo il 9% pensa che la risposta messa in campo sia eccessiva rispetto al problema (quasi la metà degli elettori la ritiene invece proporzionata). Dati non molto diversi da due settimane prima.

Cresce decisamente anche la credibilità di Johnson: nel primo sondaggio solo il 36% degli elettori si fidava delle sue informazioni sul Coronavirus, dato che sale al 54% appena due settimane dopo. In quest’ultima rilevazione Johnson supera il proprio ministro della salute Matt Hancock e si avvicina al proprio consigliere medico Chris Whitty (fra i protagonisti della comunicazione del 12 marzo). Opinium sonda anche la credibilità di Donald Trump, stabile al 12%.

Anche il Partito Conservatore raggiunge un nuovo picco nei sondaggi: facendo la media delle rilevazioni di marzo (entrambe di Opinium perchè YouGov non ha svolto indagini di questo tipo), più di un elettore su due oggi voterebbe per i Tories (51,5%, +3,5% rispetto al mese scorso), mentre il 30% sceglierebbe i Laburisti. Come ormai da qualche mese, i dati confermano il sempre più spiccato bipartitismo del Regno Unito, dato che i due maggiori partiti raccolgono oltre l’81% dei consensi. Si noti anche come i Conservatori abbiano definitivamente svuotato gli altri partiti euroscettici (UKIP e Brexit Party), che oggi raccolgono consensi vicini allo zero, mentre i Tories hanno più elettori di quanti ne abbiano mai avuti i tre partiti più apertamente pro-Brexit sommati insieme (Labour, Libdems e SNP).

A proposito del Partito Laburista, il 4 aprile è stato annunciato anche il nome del nuovo Segretario, nonchè leader dell’opposizione, Keir Starmer, eletto col 56,2% delle preferenze al primo turno. Seconda è arrivata Rebecca Long-Bailey (27,6%), terza Lisa Nandy (16,2%): si tratta di un risultato in linea con quanto previsto da YouGov lo scorso mese. Starmer, che prima di diventare leader era Ministro ombra per la Brexit, era considerato – secondo un sondaggio Opinium di febbraio – il candidato più moderato dagli elettori Labour.

Francesco Cianfanelli

Consulente per la comunicazione e giornalista, laureato in Scienze Politiche a Firenze e diplomato alla London School of Journalism. Dopo un'esperienza alla Camera dei Deputati, sono stato responsabile della comunicazione per aziende e progetti politici. Dal 2019 collaboro con Quorum. Nel tempo libero amo la corsa, la bicicletta, i podcast e altre attività da asociali. Se ho qualcosa di intelligente da scrivere lo faccio qui.

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